Offerte per Pioneer, pronte le Poste e Cdp. In lizza pure Generali

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pioneer-investments-hires(di Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo)

Prima rosa di nomi con le offerte non vincolanti per la società del risparmio gestito di Unicredit: ci sono anche Axa e Allianz

Parte la corsa per l’acquisto di Pioneer. Sul dossier c’è una prima rosa di nomi con la raccolta delle offerte non vincolanti. L’ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier, punta così a valorizzare al meglio la società del risparmio gestito. Tra i pretendenti (tra i sei e i dieci) si è fatta avanti Poste con un veicolo insieme ad Anima (di cui il gruppo di Caio detiene il 10,3%) e alla Cassa Depositi e Prestiti. Nella partita ci sono anche le Generali. Su questa offerta non vincolante arriva soltanto un «no comment» da parte delle fonti ufficiali del gruppo triestino. Di fatto diversi analisti ragionano su una possibile integrazione fra la società di asset management di Unicredit e Banca Generali. L’istituto guidato dal dg Gian Maria Mossa ha mostrato interesse già in passato verso il risiko nel settore dell’asset management.

Tramontato il matrimonio con l’asset management di Santander, il gruppo di Mustier riapre i giochi. In campo anche una serie di soggetti esteri tra cui Amundi, Natixis e un paio di fondi di private equity. Fra i nomi in lizza ci sono anche altri due colossi assicurativi come Axa e Allianz oltre a Macquarie e Aberdeen. La partita è solo all’inizio. Aperte le buste bisognerà capire il tipo d’offerte e l’impegno economico. Non è detto che poi si finalizzi la cessione. Secondo Intermonte, Unicredit «mira ad ottenere almeno 3 miliardi di euro che gli permetterebbero un aumento del coefficiente Cet1 ratio di 50/60 punti base equivalente ad un rafforzamento patrimoniale di 2-2,4 miliardi di euro».

Nel caso di Poste, secondo un recente report di Mediobanca, potrebbe investire fino a 1,5 miliardi per il 50% della società, utilizzando sia risorse proprie che debito. Equita, in un report, immagina che Poste integri Anima e Pioneer in una fusione che porterebbe alla creazione di un gruppo con circa 280 miliardi di masse in gestione, il terzo maggiore in Italia dopo Generali (471,4 miliardi a fine luglio secondo Assogestioni) e Intesa Sanpaolo (circa 364,2 miliardi). In questo modo inoltre rimarrebbero in orbita nazionale i titoli di Stato in pancia a Pioneer.

Certo che Pioneer rappresenta un asset importante nell’ambito della revisione strategica che Mustier sta costruendo per rafforzare il capitale e rilanciare la redditività di Unicredit. Quel che appare abbastanza chiaro è che si stanno studiando le migliori alternative (anche una potenziale Ipo per Pioneer) un pò per tutti i gioielli del gruppo. Il board in agenda questo giovedì a Monaco potrebbe iniziare a dare un quadro più definito sulle future strategie della banca. L’appuntamento servirà anche a discutere dell’avanzamento del piano industriale che Mustier ha promesso al mercato entro fine anno. Oltre a Pioneer tra gli asset che potrebbero finire in vendita ci sono Fineco Bank e Bank Pekao, in relazione alla quale sono in corso trattative con la compagnia Pzu, affiancata dal governo polacco.

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