OLIMPIA AGENCY SCOMMETTE SULLE CAUZIONI E I RISCHI TECNOLOGICI

Alessandro Di Virgilio Imc

È l’agenzia di sottoscrizione di Elite Insurance Company Ltd operativa da due mesi. L’amministratore unico Alessandro Di Virgilio svela a Intermedia Channel le strategie della società.  

È una nuova realtà nel panorama assicurativo italiano, specializzata in polizze fideiussorie e rischi tecnologici. Si chiama Olimpia Agency srl (iscritta al Rui lo scorso 2 maggio) ed è la nuova agenzia di sottoscrizione della Elite Insurance Company Ltd, compagnia autorizzata dall’Isvap a operare in regime di stabilimento.

Amministratore unico della società è Alessandro Di Virgilio (nella foto), 36 anni, romano, agente di assicurazione iscritto in sezione a), con un passato anche in Ergo Assicurazioni. Con lui, Intermedia Channel ha parlato degli obiettivi di Olimpia Agency srl. Ecco che cosa è emerso.

Domanda. Come e perché nasce l’idea di lanciare Olimpia Agency?

Risposta. Semplicemente per ampliare la nostra presenza sul territorio e anche per applicare meglio la normativa che regola il regime di stabilimento rispetto a quello di libera prestazione di servizi. Il regime di stabilimento permette alle compagnie assicurative aventi sede legale in uno Stato della Comunità Europea di poter esercitare la loro attività in altri Paesi membri in modo continuo e in via permanente mediante la costituzione di succursali. Purtroppo nel ramo cauzioni si verificano fenomeni a volte di poca trasparenza di compagnie, che arrivano in Italia, autorizzate in libera prestazione di servizi.

D. Polizze fideiussorie e rischi tecnologici? Rappresentano il vostro core business?

R. Esattamente. In particolare ci interessa tutto il mondo che ruota attorno agli appalti di costruzione, servizi e forniture in riferimento al Dlgs 163 del 2006. Siamo specializzati anche nelle polizze contributi a garanzia della formazione e in quelle a garanzia degli acquirenti. Oggi il nostro parco clienti è costituito da oltre 2.500 aziende, di cui 1.500 circa sono i clienti diretti, e circa un migliaio sono quelli intermediati da broker e intermediari che si avvalgono dei nostri servizi.

D. Attualmente su quanti broker e intermediari potete contare?

R. Ovviamente, essendo la società iscritta in sezione a) del Rui, possiamo lavorare solo con iscritti alla sezione B (broker, ndr) ed E (dipendenti, collaboratori e produttori, ndr). I broker che si avvalgono dei nostri servizi, come dicevo prima, sono più di 120, mentre gli intermediari sono una ventina.

D. Avete intenzione di aumentare il numero dei partner?

R. Sì. Stiamo valutando la possibilità di entrare, sempre per il tramite di Elite Insurance Company Ltd, in altre nicchie di prodotti perché il nostro core business sono i segmenti di nicchia. Naturalmente con riferimento alla linea aziende. Non è nostra intenzione andare nel personal line.

D. Quindi la campagna di reclutamento è sempre aperta.

R. Direi di sì, anche se in maniera molto selettiva perché ricerchiamo professionisti specializzati nel settore. Ripeto: noi rifugiamo dal broker retail. Il nostro è un partner fortemente specializzato nel settore delle cauzioni e rischi tecnologici e che ha un parco clienti focalizzato sulla linea aziende. Inoltre puntiamo moltissimo sull’informatizzazione del nostro partner attraverso la nostra piattaforma informatica che ci consente l’abbattimento dei costi di gestione. Quello delle cauzioni e dei rischi tecnologici è veramente un settore di nicchia che esula tecnicamente dal resto dei rami assicurativi.

D. Quali obiettivi vi siete prefissati di raggiungere?

R. Nel periodo 2011-2012 abbiamo intermediato premi per oltre 4 milioni di euro. In prospettiva contiamo di chiudere l’esercizio 2012 a 5 milioni e mezzo di euro. L’obiettivo, secondo quanto è indicato nel nostro business plan, è raggiungere entro il 2015 una quota premi di oltre 9 milioni di euro. Per centrare questo obiettivo non disdegneremo sicuramente l’ingresso in altre tipologie di mercato, sempre di nicchia e sempre riconducibili alla linea aziende. Nell’ambito della organizzazione di Olimpia (nella foto a lato, l’home page dell’agenzia di sottoscrizione), abbiamo da poco lanciato Olimpia broker Pmi, affidato a Gianmario Vincis, già presidente di Pmi Insurance broker, con l’obbiettivo di sviluppare  l’attività di brokeraggio propriamente detta. Inoltre puntiamo su una forte attività di formazione e di consulenza e sulla informatizzazione verso l’esterno: a tal proposito disponiamo di un programma informatico che consente al cliente esterno di avere accesso diretto al nostro portale con la possibilità di emettere automaticamente la polizza.  

D. L’agenzia ha una sua fabbrica prodotti?

R. La gamma di polizze relative al ramo cauzioni è completa. Gli unici prodotti che non garantiamo sono quelli relativi alla garanzia di pagamento. Attualmente il nostro fiore all’occhiello è il rapporto sinistri/premi, che in tre anni si è mantenuto al di sotto del 5% ed è ampiamente fra i più bassi del mercato, visto che la media è del 60%-70%. Preferiamo continuare su questa strada e dunque preferiamo non inserire altri prodotti in catalogo. Intendiamo comunque aumentare la nostra capacità di sottoscrizione non occupandoci più solo del piccolo e medio appalto, ma puntando anche ai grandi rischi tecnologici.

D. In quali piazze siete presenti?

R. Attualmente operiamo attraverso le sedi di Verona (vicolo Ghiaia 7, ndr), Cassino, in provincia di Frosinone (piazza Marconi 20, ndr) e Palermo (via De Gasperi 219, ndr). Subito dopo questa estate apriremo l’ufficio di Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, che coprirà l’area adriatica, Abruzzo e Marche.

D. Nei settori cauzioni e rischi tecnologici i competitor non sono pochi. Quale è l’elemento distintivo della vostra agenzia?

R. La nostra struttura è giovane e preparata e guarda solo ed esclusivamente al London market e al mercato del sud est asiatico e dell’Australia. Operare con il London market ci consente una certa affidabilità, flessibilità e la possibilità di migliorare i nostri prodotti. Non le nascondo che sulla piazza inglese si riesce meglio a dialogare con i riassicuratori rispetto a quanto avviene nel nostro Paese: si avverte una maggiore voglia di business, una preparazione diversa, una voglia di mettersi al servizio degli operatori di mercato molto più alta. In Italia, purtroppo, si ha la sensazione che non ci sia più la voglia di inventarsi qualcosa nel servizio alle aziende. Dobbiamo svegliarci soprattutto nei settori di nicchia e andare verso una maggiore armonizzazione del mercato europeo, perché il rischio è quello di rimanere fuori dai giochi.

Redazione – Intermedia Channel

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