Omicidio stradale, per gli assicurati il «rischio-rivalsa»

Sentenza - Giurisprudenza (2) Imc

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(di Fabio Di Stefano – Quotidiano del Diritto)

Rc auto, la Cassazione esclude la natura vessatoria

IL QUESITO: Le nuove norme sull’omicidio stradale non hanno cambiato il Codice civile né quello delle assicurazioni. Ci potrebbero essere però degli adeguamenti nelle polizze Rca. Che cosa rischia e come può tutelarsi l’assicurato che provochi un incidente con gravi conseguenze (lesioni gravi, gravissime o mortali) sotto effetto di alcol, droghe e negli altri casi previsti dalla legge 41/2016? R.Z. – VIETRI SUL MARE

L’introduzione del reato di omicidio stradale (articolo 589-bis del Codice penale) non ha, in campo civilistico, comportato modifiche all’impianto normativo che regola il risarcimento connesso alla responsabilità civile autoveicoli. Alla luce dei comportamenti tipizzati nel nuovo reato, risultano tuttavia estremamente attuali le sentenze che hanno tracciato i confini dell’obbligo risarcitorio in caso di condotte colpose quali la guida in stato di ebbrezza e le altre gravi trasgressioni del Codice della Strada sanzionate dall’articolo citato.

In particolare, le norme in materia di assicurazione della responsabilità civile verso i terzi, la cui stipula è obbligatoria per la circolazione dei veicoli a motore, prevedono espressamente l’esclusione dei soli danni derivanti da fatti dolosi (articolo 1917, Codice civile), facendo quindi salvi quelli provocati dai fatti colposi di cui all’articolo 589-bis.

È però possibile che una clausola contrattuale preveda in tali casi il diritto di rivalsa della compagnia nei confronti dell’assicurato. O al contrario che, a fronte di un corrispondente incremento del premio, escluda tale diritto anche qualora le circostanze che hanno causato l’incidente integrino gli estremi di un reato.

Queste ultime clausole garantiscono che l’assicurazione pagherà tutti i danni, anche se derivanti da comportamenti ritenuti dal legislatore tanto pericolosi e riprovevoli da avere oggi rilevanza penale, senza poter esercitare il diritto di regresso nei confronti dell’assicurato che ha provocato l’incidente.

Sul punto, la giurisprudenza ha chiarito che l’assicuratore che ha indennizzato il terzo coinvolto in un sinistro stradale provocato dall’assicurato in stato di ebbrezza, ha diritto alla rivalsa delle somme corrisposte solo quando questa è prevista da una valida clausola della polizza assicurativa.

Il diritto di rivalsa

Per la validità di questa clausola, la sentenza 11373 della Cassazione civile, sezione III, del 24 maggio 2011, ha stabilito che non ha natura vessatoria ed è dunque pienamente efficace la clausola della polizza assicurativa che prevede la rivalsa dell’assicuratore in caso di guida del veicolo da parte di un conducente in stato di ebbrezza, in quanto si tratta di una clausola che delimita e specifica il rischio garantito, non escludendo o limitando la responsabilità nei confronti del terzo danneggiato.

Con essa le parti si limitano a determinare semplicemente l’oggetto del contratto, ossia, come precisato nella sentenza, «le qualità minime – oggettive e soggettive – che il veicolo assicurato doveva avere per essere garantito, salva la responsabilità ex lege».

Lo stato di ebbrezza e le altre condotte che determinano l’esercitabilità del diritto di rivalsa devono però essere oggettivamente accertate, ed è proprio su tale prova che si potrebbero manifestare le maggiori interazioni tra il procedimento penale per omicidio colposo e la causa promossa in sede civile dalla compagnia di assicurazioni per rivalersi sul contraente della polizza: secondo una recentissima pronuncia della Cassazione (9242 del 6 maggio 2016) il giudice di merito può infatti basare la propria decisione sulle risultanze di una perizia disposta in altro procedimento, anche in sede penale, come accaduto nel caso di specie dove una consulenza tecnica, disposta dal pubblico ministero nell’indagine preliminare per omicidio colposo, è stata utilizzata in sede civile con valore di prova esclusiva, previa acquisizione della relativa documentazione.

Pur restando, alla luce della disamina fin qui effettuata, sostanzialmente invariato il diritto del danneggiato a ottenere il risarcimento da parte della compagnia, senza che rilevi la natura del reato eventualmente commesso da chi ha provocato l’incidente, è però possibile che in futuro le compagnie assicurative adeguino i contratti alla percezione di maggior gravità delle condotte colpose previste dall’articolo 589-bis del Codice penale.

Si potrà quindi verificare il sempre più frequente inserimento, nei contratti di assicurazione Rc auto, delle clausole di rivalsa sopra esaminate in caso di sinistro cagionato per colpa grave, con eventuale richiamo espresso delle fattispecie previste dall’omicidio stradale, mentre potrebbero essere rese più onerose per gli assicurati, specularmente, le clausole che limitano o escludono il diritto di rivalsa dell’assicuratore in tali circostanze.

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