OSSERVATORIO SANITA’ UNISALUTE: GLI ITALIANI BOCCIANO LA SIGARETTA ELETTRONICA

Sigarette elettroniche Imc

Mentre si discute sui luoghi in cui consentire il loro utilizzo, l’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute svela che solo il 13% crede sia una valida tecnica per smetterla con le sigarette. Poco credito anche a farmaci (13%) e altri prodotti alla nicotina (3%). Preoccupano i danni alla salute causati dal fumo e l’incremento dei fumatori tra i giovani

Sigarette elettroniche ImcSecondo quanto rileva l’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, gli italiani non credono alla sigaretta elettronica come rimedio per smettere di fumare. Anche se il fenomeno sembra avere preso piede in Italia – sempre più spesso, segnala l’osservatorio, si incontrano persone che “simulano” il piacere di una tirata affidandosi a questi apparecchi elettronici – solo il 13% crede sia una valida tecnica per smetterla con le sigarette.

L’indagine ha preso in esame alcuni aspetti del legame tra fumo ed italiani, ed arriva mentre in Italia si discute se e come regolamentare l’uso della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici e la loro promozione pubblicitaria.

Che a pesare sull’esito della ricerca, si chiede Unisalute, siano state anche le polemiche sui suoi potenziali effetti dannosi alla salute? In realtà, secondo i risultati dell’indagine, gli italiani credono che l’unica rimedio per smetterla con il fumo sia legato alla reale forza di volontà di chi vuole smettere (64%) e sono scettici nei confronti di qualsiasi altra soluzione, che siano farmaci (13%), soluzioni alternative come ipnosi ed agopuntura (7%) o le soluzioni a base di nicotina come gomme e cerotti (3%).

Quella tra italiani e sigaretta è una relazione piuttosto stretta, informa Unisalute: nel 2011 si calcolava che fossero 11,8 milioni i fumatori (circa il 22% della popolazione) e – dati ISTAT – circa 85 mila le persone che ogni anno perdono la vita in Italia per case attribuibili al fumo.

Quali incentivi – secondo gli italiani – potrebbero essere un buon deterrente per non avvicinare le persone al fumo o farli smettere? Una maggiore sensibilizzazione verso le conseguenze che il fumo arreca alla salute è la più caldeggiata (40%). Segue una misura che colpisca le tasche dei fumatori, con un aumento consistente del costo delle sigarette (31%) ed una campagna educativa nelle scuole organizzate dal Ministero (29%).

Proprio i giovani sono una delle fasce più attratte dalla sigaretta: secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità fuma il 21% dei maschi e il 16% delle femmine tra i 15 e i 24 anni.

Un fenomeno sotto gli occhi di tutti se – come rileva l’Osservatorio UniSalute – il 20% degli italiani è preoccupato dell’alta percentuale di fumatori nella popolazioni giovanile. Gli aspetti più preoccupanti restano però quelli legati ai danni alla salute: quelli provocati dal fumo passivo nei non fumatori e nei bambini (38%) e quelli attivi nei fumatori (25%), mentre sono meno percepiti come un danno i costi che gravano sul Sistema Sanitario Nazionale per i danni provocati dal fumo (12%). Dal punto di vista della sostenibilità del nostro SSN l’incidenza è in realtà notevole, basti pensare che per il trattamento di pazienti affetti da patologie attribuibili al fumo di tabacco la spesa ospedaliera già qualche anno fa ammontava a circa 3,4 miliardi di euro mentre la spesa sanitaria complessiva era di oltre 7,5 miliardi di euro.

È quindi chiaro – conclude l’Osservatorio -, che un’efficace attività di prevenzione per limitare sempre più l’utilizzo di sigarette e tabacco porterebbe benefici anche al sistema sanitario nazionale nel suo complesso, oltre che alla salute dei cittadini.

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