Pensioni flessibili, allo studio l’opzione-contributivo

Tito Boeri (Foto Niccolò Caranti) Imc

Tito Boeri (Foto Niccolò Caranti) Imc

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

Attesa per mercoledì la proposta del presidente dell’Inps Boeri. L’ipotesi: a riposo prima in cambio di un assegno senza quota retributiva

Sarà formalizzata mercoledì 8 luglio la proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri (nella foto, di Niccolò Caranti), per aumentare la flessibilità in uscita dal mondo lavorativo, ponendo rimedio alla eccessiva “rigidità” della riforma pensionistica Monti-Fornero grazie alla possibilità di andare via prima anche se incassando un assegno più basso .

L’occasione sarà fornita dalla presentazione della relazione annuale dell’istituto di previdenza. Subito dopo, giovedì 9 luglio, Boeri incontrerà Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, che avevano richiesto un confronto anche per definire un nuovo protocollo di relazioni sindacali.

Consentire una maggiore flessibilità in uscita trova tutti d’accordo in linea di principio, nel governo e nell’Inps, ma il punto da definire è quello delle risorse. Tutti d’accordo anche sul testo normativo in cui il nuovo intervento va veicolato: la prossima legge di stabilità.

In questa prima settimana di luglio Boeri ha incontrato prima il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e poi i ministri, vigilanti sull’ente, del Lavoro e Politiche sociali e dell’Economia, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan, con i quali c’è stato, viene riferito, un primo confronto su alcune ipotesi di lavoro.

Boeri ha già bocciato, oltre all’ipotesi di staffetta generazionale, la proposta Damiano-Baretta per uscire dal lavoro a 62 anni di età e 35 di contributi con una penalizzazione dell’assegno del 2% l’anno fino ad un massimo dell’8% in quanto ritenuta troppo costosa per la finanza pubblica(8,5 miliardi a regime nel 2030). Così come ha fatto per la “quota 100”, ovvero la possibilità di uscire con un mix tra età e contributi, considerata ugualmente troppo pesante per le casse (costo stimato nel 2019 di 10,6 miliardi).

Il presidente dell’Inps ha indicato, invece, come «condivisibile» l’estensione della cosiddetta “opzione donna” anche agli uomini: l’assegno dato in anticipo rispetto all’età di vecchiaia è, in questo caso, calcolato tutto con il metodo contributivo. Probabilmente saranno però rivisti sia l’età anagrafica, sia il minimo di contributi necessari (57 e 58 anni, rispettivamente per le dipendenti e per le autonome, oltre a 35 anni anni di contributi).

Altro punto più volte rimarcato dal presidente dell’Istituto è quello di offrire un aiuto contro la povertà in particolare per i lavoratori tra i 55 e i 65 anni che restano disoccupati e che non hanno ancora i requisiti per andare in pensione. Ma, anche in questo caso, non irrilevante resta la questione risorse.

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