Pensioni, ritiro anticipato e meno tagli agli “svantaggiati”

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(di Roberto E. Bagnoli – Iomiassicuro.it)

Per le novità in materia previdenziale occorrerà attendere la metà di ottobre, quando verrà messo a punto il disegno di legge di Bilancio 2017. Intanto, sulle nuove regole per le pensioni, Governo e sindacati hanno raggiunto un primo accordo (nella foto, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti). Nelle cinque pagine del documento firmato il 28 settembre non viene indicata la somma che serve per finanziare il pacchetto, tanto che nella premessa viene esplicitato che l’obiettivo è quello di adottare “alcune delle misure elencate di seguito”. Non necessariamente tutte, quindi. Le proposte sono quelle già annunciate: flessibilità in uscita, allargamento dei beneficiari della quattordicesima mensilità, ampliamento della no-tax area e ricongiunzioni gratuite. Con qualche novità per l’Ape, l’anticipo pensione. Il tetto massimo per evitare tagli sull’assegno alle categorie deboli scende da 1.500 a 1.300 euro lordi al mese.

Il tormentone dell’Ape. L’argomento principe del confronto è naturalmente l’Ape (acronimo di “anticipo pensionistico”), ossia il noto meccanismo, che sarà introdotto in via sperimentale per la durata di due anni, che consentirà, ai nati tra il 1951 e il 1953, di lasciare il lavoro 3 anni e sette mesi prima del previsto. Chi lo sceglierà su base volontaria subirà un taglio dell’assegno del 6% per ogni anno d’anticipo, compresi gli interessi bancari e l’assicurazione. Al massimo la penalizzazione arriverà quindi poco sopra il 20%. Poi c’è il cosiddetto “Ape social”, riservato alle persone in difficoltà: disoccupati senz’ammortizzatori sociali, disabili, lavoratori con disabili a carico e persone che svolgono quelle attività gravose che saranno definite dall’Inail nelle prossime settimane (probabilmente operai dell’edilizia, infermieri, macchinisti e autisti di bus e tram).

E qui sta la novità. Prima si era detto che nella versione “soft” dell’Ape, l’assegno Inps non sarebbe stato tagliato a chi, rientrando in queste categorie, aveva una pensione sotto i 1.500 euro lordi al mese.  Ebbene, la soglia si è abbassata a 1.300 euro. Nel documento, infatti, s’indica come parametro la Naspi, il nuovo assegno di disoccupazione, che ha proprio quell’importo. La cifra precisa non è comunque ancora certa: dipende da quanto ampia sarà la categoria delle attività gravose, che inciderà sui costi dell’operazione. Per chi ha un reddito più alto il taglio dell’assegno vi sarà, ma non andrà oltre il 3% per ogni anno di anticipo.  Nei casi di processi di ristrutturazione aziendale, attraverso un accordo tra le parti, una quota del costo dell’Ape potrà essere messa a carico delle imprese.

Precoci e usurati. Vengono definiti precoci i lavoratori che hanno versato almeno un anno di contributi prima del compimento dei 19 anni di età: versamenti legati a lavoro effettivo, anche non continuativo. Per loro vengono eliminate le penalizzazioni previste dalla riforma Fornero in caso di pensionamento anticipato prima dei 62 anni. E potranno ritirarsi con 41 anni di contributi (un anno in meno dei normali requisiti), se precoci svantaggiati: senz’ammortizzatori, disabili, occupati in attività gravose. Il bacino dei lavori usuranti sarà inoltre ampliato (in accordo con i sindacati) e godrà di un anticipo di pensionamento di 12 o 18 mesi, per il quale basterà aver svolto attività usuranti per sette anni degli ultimi dieci, oppure per la metà degli anni lavorati.

Quattordicesima mensilità. E’ l’assegno in più, fino a cinquecento euro, che viene incassato a luglio dai pensionati a basso reddito. Gli interventi previsti sono due. Il primo è l’aumento dello stesso per quei 2,1 milioni di persone che già oggi lo prendono. L’incremento sarà in media del 30%: una quattordicesima che oggi ammonta a 500 euro, per esempio, dovrebbe salire a 650 euro. Il secondo intervento è l’estensione del beneficio a 1,2 milioni di persone che oggi non la prendono. Il limite massimo per avere diritto al bonus salirà dagli attuali 750 a mille euro lordi al mese. Non sono invece previsti interventi diretti sulle pensioni minime, gli assegni da 500 euro al mese che vanno anche a chi ha versato pochi contributi: l’ipotesi era stata presa in considerazione, ma poi è stata scartata.

Meno tasse. C’è invece l’aumento della no tax area, la soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse. Salirà per tutti a 8.125 euro lordi l’anno, lo stesso livello oggi previsto per i lavoratori dipendenti. Si tratta di un piccolo ritocco, visto che oggi la no tax area arriva a 7.750 euro per i pensionati al di sotto dei 75 anni e a 8 mila euro per gli over 75. Ma la misura non avrà effetto solo sulle pensioni povere visto che la detrazione su quella fetta di reddito si applica a tutti i pensionati che dichiarano fino a 55 mila euro lordi l’anno

Ricongiunzione gratis. Diventa gratuita la ricongiunzione dei contributi per chi li ha versati a enti diversi avendo cambiato lavoro nel corso della propria carriera: oggi quest’operazione risulta talmente costosa che molti vi rinunciano. Il cumulo delle diverse posizioni assicurative diventerà dunque gratuita per tutti i lavoratori: dipendenti, autonomi (compresi i professionisti) e anche gli iscritti alle gestioni separate, quelle dei precari. L’assegno sarà calcolato pro-rata, cioè con le regole di ciascun ente di previdenza, senza più il vantaggio di poter scegliere il metodo più conveniente.

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