Per i Fondi pensione ora la sfida è il credito all’industria

Investimenti alternativi Imc

Investimenti alternativi Imc

(di Paola Jadeluca – Repubblica Affari & Finanza)

Si è acceso il dibattito sull’opportunità di indirizzare le grandi masse gestite su forme di credito alternativo capaci di garantire rendimenti e allo stesso tempo fa re da volano nello sviluppo di imprese e infrastrutture

Fondi pensione, le nuove banche. Un tema attorno al quale si è acceso il dibattito internazionale al quale non è rimasto estraneo neanche il nostro Governo, che proprio nei giorni scorsi ha manifestato l’intenzione di spingere sul fronte normativo affinchè i soldi della previdenza possano essere utilizzati anche come credito alle imprese.

«Spostare miliardi verso crediti alternativi e fondi di debito privato»: Towers Watson, società di consulenza indipendente con quartier generale a New York e sedi in tutto il mondo, ha appena pubblicato uno studio, non ancora diffuso in Italia, nel quale pone come raccomandazione ai fondi proprio quella di investire in forme di credito alternativo.

Da tempo gli investitori istituzionali, nel cui ambito i fondi pensione ricoprono un ruolo rilevante, si sono messi a caccia di asset alternativi per garantire il mantenimento dei rendimenti di fronte a un mercato finanziario profondamente mutato. Un esempio: il Norway’s pension fund, che ha in pancia 882 miliardi di dollari, secondo al mondo dopo il fondo pensione governativo giapponese, ha contabilizzato 40 miliardi di dollari di perdite, le prime negli ultimi tre anni, dovute a un insieme di fattori negativi, a partire dai bassi tassi di interesse che deprimono i rendimenti dei bond e in generale il reddito fisso, finora l’ancora dei fondi istituzionali. Ma il colpo grosso è stato in agosto. Il fondo norvegese, infatti, aveva investito più di 27 miliardi di dollari nelle borse di Shanghai e Hong Kong, secondo quanto riportato da Bloomberg.

I fondi pensione hanno portafogli giganteschi, in grado di fare il bello e cattivo tempo nelle borse mondiali. Una volta che hanno deciso di investire su un determinato titolo, ne influenzano pesantemente l’andamento. Questo accade sia quando acquistano, facendo lievitare le quotazioni, sia quando disinvestono, rischiando di farle sprofondare. Allo stesso tempo, però, sono anche i più vulnerabili di fronte ai default di singole aziende come anche di mercati borsistici.

Towers Watson ha esplorato l’universo del credito al di fuori dei due asset principali verso i quali si è indirizzata l’attenzione: i governativi con rating alto e i corporate bond. Al di fuori di queste due asset “raccomandate”, c’è un mondo di investimenti possibili. Nell’area liquida, ci sono gli high yield, i prestiti bancari, il credito strutturato e il debito dei paesi emergenti; nell’area illiquida, invece, ci sono asset class come i crediti diretti, i debiti in sofferenza, e la specialty finance, ovvero quell’area di shadow banking dove operano società non bancarie che prestano denaro ai consumatori e a piccole medie imprese che altrimenti non riescono ad ottenere altre forme di finanziamento. In tutto, secondo Tower Watson, 300 differenti asset che mettono in moto un mercato del valore di 21 miliardi di dollari. Una goccia nell’oceano del credito, pari in totale a circa 40 milioni di miliardi di dollari, segnala Alessandra Pasquoni, responsabile Towers Watson in Italia per l’attività di investment. Ma capace di fare da volano di sviluppo. Spiega Pasquoni: «I nostri clienti hanno capito il ruolo chiave che possono giocare in un portafoglio di asset mix strategico e in un’area dove manager attivi possono fare una grande differenza». I fondi pensione, infatti, sono gestiti da grandi professionisti. E possono fungere da polo di attrazione di altri capitali, soprattutto verso forme di investimento legate all’economia reale.

«Un forte elemento che sta emergendo, è l’ulteriore impulso di utilità sociale della previdenza complementare», afferma Alberto Salato, responsabile business istituzionale di BlackRock Italia, il più grande asset manager del mondo. Spiega Salato: «I fondi pensione sono dei veri investitori di lungo periodo, tra i pochi professionali che possano programmare investimenti con orizzonti temporali di 10, 20 anni ed oltre. Dall’altro lato, emerge la necessità che il paese incentivi la partecipazione di investitori privati, all’interno di piani di sviluppo che non possono essere solo più a carico del bilancio statale: si pensi alla grande tematica del rilancio infrastrutturale, i piani di sviluppo delle energie alternative, o alla grande tematica di sostentamento della spesa sanitaria. Vi sono poi anche altri importanti ambiti di potenziale intervento, di natura privata: l’attività di finanziamento di impresa, soprattutto medio-piccola, o anche solo di nuovi progetti imprenditoriali in fase di start up».

I paesi del nord Europa e quelli anglosassoni fanno scuola: «Gli investitori previdenziali, partiti una generazione prima dell’Italia, hanno assunto una rilevanza sistemica, sia per le masse che amministrano sia perché considerati partner ideali per progetti di sviluppo», racconta Salato. Ma i primi germogli di questa nuova visione d’investimento si iniziano a vedere anche nel nostro paese. Laborfonds, fondo pensione complementare dei lavoratori di aziende del Trentino Alto Adige, da mesi si è dotato di uno strumento finanziario affidato a un gestore professionale per investire su imprese locali.

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