Perché la black box piace tanto agli assicuratori

Scatola Nera (3) Imc

Scatola Nera (3) Imc

(di Federico Scotti e Maurizio Valsecchi, rispettivamente partner e presidente Innovation Team, Mbs Consulting – Milano Finanza)

Un incentivo all’uso della scatola nera, che acquisendo i dati sui comportamenti di guida permette alle assicurazioni di erogare servizi ad alto valore aggiunto, arriva come sconto al cliente sulle polizze Rc auto dal Decreto Concorrenza appena approvato dal Senato e ora all’esame di Montecitorio. Nel mondo nel 2015 erano installati più di 12 milioni di black box. Il record va agli Usa con 6 milioni. Al secondo posto è proprio l’Italia: 5,4 milioni, il 16% delle auto circolanti, a fine 2016: la più alta penetrazione al mondo. È un mercato ad alto potenziale: le elaborazioni di Mbs Consulting su dati Ania e Ivass rivelano che tra il 2015 e il 2020 il tasso di crescita aggregata di tali dispositivi sarà del 15% annuo, con una penetrazione attesa del 28% nel 2020. Quel che è rilevante ai fini del business è che la black box permette un gioco win-win in cui guadagnano tutte le parti, cliente e compagnia assicurativa. Ecco perché.

Obiettivo del cliente è risparmiare sulla polizza, quello della compagnia è fare il giusto prezzo per ogni rischio e prediligere i guidatori virtuosi. Se in mezzo c’è uno strumento che riduce lo squilibrio informativo e fissa il premio non solo valutando i chilometri percorsi (Pay per use) – la proxy più semplice ma anche più fallace del rischio – ma anche i comportamenti di guida (Pay how you drive) l’asimmetria si riduce drasticamente. Non a caso, è proprio su questo che si muovono le compagnie assicurative. Nella stipula delle polizze «telematiche» entrano sempre più fattori che attengono proprio allo stile di guida. Cioè al tipo di strada percorsa (se extraurbana o urbana) e alle fasce orarie, ma anche ai cambi di corsia, al tipo di accelerazioni e frenate, e ovviamente al rispetto dei limiti di velocità. Le Compagnie più evolute riflettono anche sull’utilizzo di dati esterni – quali meteo, traffico, lavori in corso – per contestualizzare ancora meglio lo stile di guida e affinare le previsioni del rischio.

Per il cliente tutto ciò va a eliminare un’esternalità negativa data dal contesto in cui vive. Lo dimostra un dato in apparenza paradossale. Ai primi cinque posti tra le province dove le vendite di polizze «telematiche» sono più alte troviamo Caserta (47,2% di polizze con black box sul totale dei contratti assicurativi), Napoli (41,4%), Salerno (32,1%), Catania (31,8%) e Reggio Calabria (30%). Province tra le più rischiose d’Italia per frequenza e costo medio dei sinistri. È come se la black box selezionasse in territori rischiosi i guidatori più virtuosi, quelli più disposti a scambiare il controllo telematico imposto dalla tecnologia con tariffe più basse. La black box, premia il comportamento del singolo guidatore, e lo depura dal «comportamento di territorio». Un vantaggio win-win – legato al venir meno dell’asimmetria informativa – che ha gli effetti più rilevanti proprio nelle aree dove gioca di più il moral hazard.

C’è da aggiungere un altro dato: la trasformazione del business model delle compagnie. Profilando meglio la clientela, le assicurazioni possono separare i buoni guidatori dagli altri. Soprattutto, grazie all’enorme quantità di dati registrati dalle black box, possono aggiungere all’offerta altri servizi ad alto valore aggiunto: assistenza alla guida (sos incidenti e reportistica, invio tempestivo dei soccorsi sul posto), diagnostica (usura di parti essenziali, controllo della manutenzione del veicolo), sistemi antifurto (blocco e sblocco dell’auto a distanza, tracciabilità in caso di furto), infotainment (alert traffico e meteo, localizzazione e saturazione parcheggi, individuazione di punti di interesse a prossimità) educazione ai rischi del guidatore a fini di prevenzione degli incidenti (es. alert in caso di guida pericolosa). Tramite questi fattori, le compagnie potranno compensare i costi tecnologici (cioè il costo dei dispositivi e dell’erogazione dei servizi) – comunque in forte calo negli ultimi anni – e gli sconti sui premi concessi ai clienti. Assicurandosi comunque un margine aggiuntivo nel lungo periodo.

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