Perchè la nazionalizzazione dei fondi pensione “alla polacca” non s’ha da fare

Fondo pensione (4) ImcPrendete gli esperti di finanza comportamentale: sono lì che spaccano il capello in quattro – e fanno bene – per comprendere le distorsioni cognitive, relazionali e decisionali degli investitori individuali. Si tende a volte a mettere a confronto il comportamento erroneo del risparmiatore con quello invece dei regulator – legislatori o vigilanti – che si assume invece acuti e illuminati. E invece – soprattutto se li si conosce da vicino – si scopre che talvolta sono carenti di cognizioni di base importanti per comprendere la complessità in cui intervenire con decisioni giuste. Prendiamo ad esempio un caso recente: la decisione del governo polacco di annettere 40 miliardi di euro di titoli da lui stesso emessi e custoditi nei fondi pensione privati, rappresenta in Polonia una frattura nella credibilità della previdenza privata tout court. Chi sceglierà di risparmiare per la propria vecchiaia affrontando il rischio politico di una modifica del contesto delle regole? E chi continuerà i piani avviati? Non a caso l’associazione dei fondi pensione polacca e le banche che li gestiscono hanno lanciato parole di fuoco su una decisione che ha fatto crollare l’indice di Borsa di Varsavia.

Potrebbe accadere anche in Italia, é la domanda che da quanche giorno mi sento rivolgere più spesso. Diciamo subito che in qualche forma è già accaduto: e non mi riferisco solo al drastico taglio delle detrazioni per le polizze Vita e infortuni, varato dal governo la scorsa settimana: una mossa per molti indigesta, visto che cambia le regole fiscali per l’anno in corso, che se n’e’ già andato per due terzi, e perché colpisce una clientela “blindata” in strumenti illiquidi e difficili da dismettere. Torniamo indietro di sei anni all’operazione Tfr che doveva estendere la previdenza complementare tra i lavoratori. Chi non aderiva versava il proprio Tfr a un fondo che doveva essere destinato a investimenti in infrastrutture. Denaro che invece e’ finito nella disponibilità del Tesoro per le esigenze di cassa. Quanto? Circa 4 miliardi di euro l’anno: avrebbero generato un fondo da almeno 20 miliardi, ma sono stati invece tutti spesi, in barba alle esigenze infrastrutturali del Paese. Le violazioni dei patti fiscali e generazionali possono essere più eclatanti o più sottili: gradazioni cui corrisponde la profondità della sfiducia che provocano, fino a diventare irreversibile.

Si devono preoccupare i 5 milioni che aderiscono ai fondi pensione in Italia? A tranquillizzarli ci sarebbero i numeri, tutti contrari a una mossa che cancellerebbe i fondi pensione italiani: un consolidamento “alla polacca” ridurrebbe il debito/Pil del nostro Paese di solo l’1,5% (Varsavia ne ha ricavato un -8%), meno di un terzo di quanto spendiamo ogni anno per interessi sui titoli di Stato in circolazione, meno di un quarto di quanto andremo a chiedere in asta per i BTp da qui alla fine dell’anno. Una nazionalizzazione della previdenza privata verrebbe vista come una mossa disperata di un governo alla caccia disperata di liquidità; con conseguente punizione dei mercati che ci chiederebbero tassi più alti. Da pagare alzando più alte tasse.

Per tacer delle inefficienze provocate dal passaggio della previdenza complementare sotto l’ala dello Stato. Di cui direm più avanti.

Autore: Marco lo Conte – Oltre il Tfr (Articolo originale)

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