Philippe Donnet: «Generali non è stata mai così forte in Italia»

Generali Expo Milano - Philippe Donnet Imc

Generali Expo Milano - Philippe Donnet Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Parla il country manager e amministratore delegato di Generali Italia: «Riassetto già completato al 95%». «Innovazione e digitalizzazione sono una realtà». Al Leone la controllata stacca una cedola di 900 milioni

Generali «non è mai stata così forte» in Italia. Nel 2014 Generali Italia, che nasce dall’integrazione di Ina, Toro e le attività assicurative di Assicurazioni Generali e controlla Alleanza, Banca Generali e Genertel, ha staccato una «cedola» di 900 milioni alla casa madre e ha chiuso il bilancio con un risultato operativo in crescita del 30%. Tutte cifre con le quali l’azienda è pronta a confrontarsi anche negli esercizi futuri, come ha spiegato in questo colloquio con Il Sole 24 Ore il country manager e amministratore delegato, Philippe Donnet (nella foto, di Francesco Vignali): «Ci stiamo impegnando per rendere sostenibili questi livelli di redditività». Un traguardo frutto del «complesso» e «duro» lavoro di riorganizzazione che ha interessato le attività del Leone di Trieste nel paese. Un lavoro iniziato a luglio 2013 e che di fatto è stato «completato al 95%». All’appello manca ancora un tassello, l’unificazione, già in corso, delle insegne sotto un unico brand, quello del Leone alato, che si concluderà nel primo semestre del 2016, ma il più è fatto. Tanto che la compagnia guarda già verso un nuovo e cruciale obiettivo che è la sfida del comparto per i prossimi anni: la semplificazione nella relazione con il cliente. «La semplicità è la nostra nuova ambizione», ha sottolineato Donnet.

Crede dunque che Generali Italia sia pronta per essere il motore della rivoluzione di settore, la digitalizzazione, di cui da tempo si parla? 

Direi proprio di sì. Oggi abbiamo praticamente concluso il più grande programma di integrazione mai affrontato nel mondo delle polizze, diventando una realtà più snella e integrata. Da dieci brand siamo scesi a quattro, Generali, Alleanza, Genertel e Banca Generali, prima avevamo 270 prodotti ora ne abbiamo 70 e operiamo con la più grande e capillare rete distributiva. Questo percorso che ha richiesto 300 milioni di investimenti, è costato molta fatica ma ha portato risultati straordinari grazie anche a uno sforzo collettivo. E tutto ciò è stato fatto senza tralasciare l’innovazione: per noi la digitalizzazione è già una realtà.

Nel ramo danni persiste il calo delle polizze e la tensione sui prezzi? 

C’è una forte competizione dei prezzi nel ramo auto e nel resto del segmento il contesto economico non favorisce la crescita. In ogni caso, malgrado il calo dei premi siamo riusciti a migliorare il combined ratio del 2014 fino all’89%.

Nel 2015 però il quadro si è ulteriormente inasprito, i principali competitor hanno un combined superiore al 95%. Ritenete di poter confermare il vostro 89%? 

Rimanere a questo livello è molto sfidante, non foss’altro perché il premio medio auto é ulteriormente sceso nel primo semestre del 2015, dopo il calo del 20% segnato negli ultimi tre anni. In aggiunta, la frequenza sinistri sta risalendo. Detto ciò, ci stiamo impegnando per non discostarci dal traguardo raggiunto. Nel primo semestre di quest’anno l’indicatore era in linea con quello del 2014, nonostante il maggior peso degli eventi catastrofali. Ma il vero obbiettivo che ci poniamo è mantenere l’equilibrio tra combined ratio e raccolta, per massimizzare il risultato tecnico.

Nel settore vita permane il tema dei bassi tassi di interesse. Come lo gestirete? 

Nel primo semestre di quest’anno i premi vita sono cresciuti del 23%, con una raccolta netta di 3,9 miliardi contro i 2,2 miliardi del 2014 e oltre il 40% della nuova produzione è in prodotti ibridi, ciò significa un incremento della redditività del portafoglio e un minor assorbimento di capitale, un ottimo risultato a cui hanno partecipato tutte le nostre società in Italia.

Voi siete uno dei principali contributori al risultato delle Generali, lo scorso anno avete garantito flussi di cassa netti per 900 milioni, addirittura superiori a quelli realmente prodotti (800 milioni). Alla luce dell’andamento della prima parte dell’anno pensate di potere confermare questo trend? 

È quello che si aspettano giustamente da noi e a cui stiamo lavorando attraverso i nostri programmi operativi di integrazione, razionalizzazione e modernizzazione.

Tra le vostre controllate una partecipazione chiave è certamente quella in Banca Generali. Circolano parecchie ipotesi su quello che potrebbe essere il destino della quota, avete piani precisi in merito? 

Banca Generali rappresenta più o meno il 10% del risultato operativo della country, è una componente importante di Generali Italia. Ha avuto un percorso bellissimo ed è ammirevole la capacità di selezionare e fidelizzare i migliori promotori finanziari su piazza. È ovvio, dunque, che si voglia sviluppare ulteriormente la società. Come del resto abbiamo piani di sviluppo per tutte le nostre controllate.

Per restare in tema di futuro, cosa attende Generali Italia una volta completata l’integrazione? 

L’integrazione era un passaggio necessario, oltre che per migliorare l’efficienza, per gettare le basi della nuova sfida: la semplificazione. La parola d’ordine dei prossimi due anni sarà infatti “semplicità”. Questa è la nostra ambizione e ci stiamo organizzando per perseguirla. La digitalizzazione dei processi è uno dei mezzi per raggiungere questo obbiettivo.

In Italia uno dei dibattiti centrali è il gap tra le tariffe rc auto nel paese e quelle oltreconfine. Recentemente prima l’Ania e poi diversi assicuratori, si sono scagliati contro le modifiche apportate al disegno di legge sul settore. Cosa ne pensa? 

Non sono qui per giudicare il lavoro dei parlamentari. Posso però dire, da attuario, che se l’obiettivo era quello di promuovere un contenimento del prezzo delle polizze, questo non è sostenibile senza incidere sui costi. Anzi, è provato che più la tariffa è segmentata più il livello tariffario medio si abbassa. Le modifiche, tra l’altro, non vanno a contrastare né l’eccesso di contenziosi né il fenomeno delle frodi, che sono le voci più rilevanti quando si va a comporre la tariffa. Piuttosto, bisognerebbe riconoscere i risultati fin qui raggiunti grazie alla telematica. Noi, come Generali, abbiamo quasi 1 milione di clienti che hanno la scatola nera in auto. Questa è la strada corretta e l’Italia, in questo senso, è uno dei paesi più avanzati. Sarebbe un peccato sprecare gli investimenti fin qui fatti.

Crede che Ania, in questo frangente, non sia riuscita ad essere abbastanza incisiva nel confronto con il legislatore? 

Sono convinto che Ania abbia fatto il proprio lavoro e l’abbia fatto bene. Siamo un settore importante per l’economia del paese: abbiamo investito oltre 300 miliardi in titoli di Stato e diamo impiego a più di 300 mila persone. Di questo va tenuto conto. Dobbiamo avere una voce forte e organizzata e questa è la missione dell’Ania. Il primo disegno di legge dell’esecutivo, frutto di un’ampia concertazione, era più sostenibile. Sono comunque convinto che alla fine prevarrà il buon senso.

UnipolSai però ha deciso di uscire dall’Ania? 

Il motivo non mi è chiaro. L’Ania non è perfetta ma stavamo lavorando per migliorare governance e funzionalità. Unipol ha partecipato a questi lavori e il loro contributo è stato preso in considerazione nelle proposte avanzate al comitato esecutivo dell’Ania. Sono usciti stranamente nel mezzo del guado. Preferiremmo ovviamente un’Ania con Unipol, ma anche senza di loro resta un organo unitario e rappresentativo del mercato. Il nostro ruolo come Generali è di garantire la compattezza e la rappresentatività dell’Ania. Mi sono impegnato in questo senso.

E il rinnovo del contratto collettivo come procede?

Il settore deve essere modernizzato. La nuova modalità di relazione col cliente impone maggiore flessibilità organizzativa e maggiore meritocrazia. Come Ania sapremo affrontare questi temi in maniera trasparente e concreta, e che i sindacati dimostreranno il proprio senso di responsabilità.

Un altro argomento controverso riguarda le coperture degli immobili, che costituiscono il 50% del patrimonio degli italiani. Il livello di coperture assicurative delle case è ancora molto basso, nonostante le catastrofi naturali stiano diventando sempre più frequenti. Ritiene che lo Stato dovrebbe intervenire? 

Indipendentemente dalle scelte che verranno adottate dal Governo, le ingenti risorse necessarie per fare fronte agli eventi catastrofali richiederanno un intervento sempre maggiore del sistema assicurativo privato. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. In Italia, abbiamo già avviato un nuovo servizio di pronto intervento in caso di catastrofi ed eventi naturali, che è già stato sperimentato con successo nel territorio di Dolo, colpito da una tromba d’aria lo scorso luglio. In meno di 20 giorni abbiamo pagato 2 milioni e mezzo di danni e preso in carico 700 sinistri.

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