Piani pensione paneuropei, la strada è avviata

Pensioni - Fondo cassa Imc

Pensioni - Fondo cassa Imc

(di Enrico Levaggi – Iotiassicuro.it)

Un giorno, i consumatori dell’Ue potranno sottoscrivere piani individuali di risparmio paneuropei. Ma non si sa quando, né si sa come questi strumenti saranno organizzati. Ci spieghiamo meglio: le autorità europee hanno avviato il percorso che porterà a definire il quadro normativo di questi prodotti (che entreranno nella nostra vita con la sigla “Pepp”). Ma la loro regolamentazione sarà lunga e irta di ostacoli. Primo tra tutti, la normativa da adottare. Per proseguire con il quadro fiscale. E con le incognite legate all’interesse dei potenziali utenti, non così scontato. Anche se, per la verità, la crescente mobilità dei cittadini europei da uno stato membro all’altro potrebbe rivelarsi una leva fondamentale per stimolare la domanda di un prodotto previdenziale-passaporto per vari paesi d’Europa.

Molte incognite

Sullo stato dell’arte ha fatto il punto un convegno organizzato dall’Ania, ospitato presso la sede milanese di Allianz e denominato La nuova previdenza integrativa e la sfida dei Pepp. Che, a causa dei molti passi da compiere per formalizzare questo nuovo strumento e definirne contorni e regolamentazioni, sono oggi “una meta da raggiungere, piuttosto che un obiettivo a portata di mano”, ha puntualizzato Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania. “Ora, i Pepp non devono essere visti come un treno che sta arrivando in stazione, ma come un convoglio ancora in aperta campagna”.

Nulla è scontato, quindi: “il successo finale”, ha suggerito il presidente della Confindustria assicurativa, “dipenderà dal progetto finale che sarà varato in Europa. Per ora, sono molti gli interrogativi e le opzioni sul tavolo. Come assicuratori ci auguriamo che il progetto prenda forza strada facendo e che superi le incongruenze. Se, al contrario, i nodi non verranno sciolti, i Pepp non soltanto non raggiungeranno gli obietti promessi, ma si riveleranno addirittura un diversivo non utile allo sviluppo della previdenza complementare”.

Non solo fisco

Ma, come già detto, il cammino da percorrere è elaborato e tortuoso. Lo strumento, ha ricordato Giacomo Campora, amministratore delegato e direttore generale di Allianz Italia, “è ora è in fase di progettazione: la strada è lunghissima. Il lavoro a cui è chiamata l’Eiopa (l’autorità di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali, ndr) è molto complesso: deve mettere d’accordo così tante forze che il risultato sarà giocoforza un compromesso. In ogni caso, un prodotto paneuropeo è di per sé positivo”. Il quadro normativo, però, non basta: “bisogna creare una domanda del prodotto, un incentivo fiscale fortissimo perché ognuno ritenga interessante accumulare capitale ai fini pensionistici integrativi”.

La tematica fiscale è un punto fondamentale anche per Giancarlo Bosser, Chief Life & Employee Benefits Officer di Generali Italia. Ma, sostiene il manager, ci sono altri due ambiti in cui questo progetto può creare valore aggiunto. Il primo è la finanza (“non è un tema di garanzie: bisogna capire la situazione patrimoniale e immobiliare complessiva delle famiglie”), il secondo è legato alla persona, all’invecchiamento popolazione e si cambiamenti demografici. “Le prossime generazioni vivranno piu a lungo”, ha sottolineato Bosser, “e si aspetteranno di vivere meglio. Prendersi cura di se stessi e organizzare assistenza e welfare è un modo per contenere le spese”.

Un passaporto per l’Europa

Sul target di questi (futuri) prodotti si è invece concentrato Andrea Lesca, responsabile Relazioni reti e Welfare aziendale di Intesa Sanpaolo Vita. “Non è detto che i prodotti paneuropei di previdenza individuale siano indicati solo per chi si sposta da un paese all’altro”, ha affermato. “Saranno, invece, utili anche per chi non vuole svolgere attività all’estero, ma si riserva la possibilità di farlo in futuro. E’ come un cittadino che rinnova il passaporto: non è detto che lo faccia perché vuole espatriare. In altre parole, i prodotti previdenziali paneuropei, una volta definiti, potranno essere scelti perché sono offerte piu moderne”.

Infine, che cosa ci si potrà aspettare dai piani di risparmio paneuropei in termini di adesioni? “I Pepp sono uno strumento per la classe medio-alta: non possiamo pensare che il terzo pilastro possa essere scelto da lavoratori che non hanno le risorse per finanziarlo”, ha precisato Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni. “Quindi, non aspettiamoci partenze sprint. Ci si può aspettare di arrivare a 15 miliardi al decimo anno, ma inizialmente ci si dovrà accontentare di cifre più contenute, per esempio, un miliardo dopo un anno. D’altra parte, al loro esordio, i fondi comuni evidenziavano numeri da prefisso telefonico. Ora, invece, il mercato è rodato. Ma gli operatori ci hanno creduto, anche nei primi anni. E i risultati sono arrivati”.

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