Pir a misura di boutique

Asset management - Investimenti - Strategie Imc

Asset management - Investimenti - Strategie Imc

(di Rebecca Carlino – Milano Finanza)

I piani individuali di risparmio, i cosiddetti Pir, sono sicuramente il prodotto del momento. Assogestioni ha registrato da gennaio a fine aprile una raccolta di circa 3 miliardi di euro per questi strumenti e il governo ha rivisto le stime ufficiali sulla raccolta dei fondi Pir per quest’anno da 1,8 miliardi di euro a 10 miliardi. In pochi mesi sono nati circa 40 fondi Pir compliant, di cui solo 15 provenienti dalla conversione di fondi già esistenti. Di questi il 42% (16 fondi) investono solo in equity e hanno un benchmark azionario italiano, con una componente su mid-small cap più o meno accentuata. Nel frattempo sono stati lanciati anche Etf, gestioni patrimoniali e polizze multi ramo Pir compliant. L’ufficio studi di Intermonte advisory e gestione ricorda che il successo di questa iniziativa del governo, che finalmente allinea l’Italia alle best practice di altri Paesi europei in materia di risparmio di lungo periodo, ha già avuto un impatto significativo sul comparto delle mid-small cap italiane, che hanno beneficiato di un’ottima performance da inizio anno.

Nati per mettere in collegamento i ricchi risparmi degli italiani e quel tessuto produttivo fatto di aziende di piccole e medie dimensioni, che ha necessità di finanziarsi per crescere e svilupparsi, rappresentano un nuovo possibile strumento in cui investire. I Pir sono strutturati come contenitori fiscali, ovvero sono prodotti quali fondi comuni, Etf, gestioni patrimoniali, polizze vita o depositi di titoli, all’interno dei quali si possono collocare strumenti finanziari di vario genere (azioni, bond o quote di altri fondi). Questi piani portano con sé una forte agevolazione fiscale (nessuna imposta sul capital gain ed esenzione dalla tassa di successione), a patto di rispettare determinati vincoli stabiliti dalla legge e di una durata minima dell’investimento di 5 anni. Per poter essere compliant il Pir dovrà investire almeno il 70% in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee con una stabile organizzazione in Italia. Il 30% di questa quota (il 21% del totale del Pir) dovrà poi essere investito in strumenti diversi da quelli quotati sul mercato Ftse Mib o altri indici blue chips.

Le private bank sono scese in campo per mettere a disposizione questi prodotti per la loro clientela, che disponendo di patrimoni più ampi ha maggiore possibilità di diversificare su attivi rischiosi. «Un investimento in un fondo specializzato sulle pmi italiane che sia Pir compliant», sottolinea Andrea Rotti, direttore gestioni patrimoniali Ersel, «è di sicuro interesse nel portafoglio di un cliente di private banking. Le dimensioni dell’investimento computate per 30 mila euro fino a 150 mila euro nell’orizzonte di cinque anni possono inizialmente sembrare contenute ma, se contestualizzate nell’ambito di un’asset allocation diversificata, assumono un’altra rilevanza. Questo a patto di focalizzare l’investimento Pir proprio su programmi pienamente azionari, maggiormente sensati per meglio sfruttare il vantaggio fiscale e la prospettiva di lungo periodo a esso associata».

Rotti ricorda che «tornando al rapporto con un’asset allocation diversificata e considerando un orientamento medio della clientela private ad avere circa 25-30% di esposizione azionaria, se si destina fino a un 10% di quella fetta (quindi 3-4%) alla componente di investimenti azionari italiani si è già costruita una posizione di rilievo, che sfrutta pienamente con il fondo Pir l’efficienza fiscale. Rispettare quell’ordine di incidenza percentuale significa comunque ragionare con patrimoni rilevanti, tipici del segmento private. Da ultimo va considerato che i 150 mila euro sono da intendersi per membro familiare e aprono quindi la prospettiva di utilizzo dello strumento Pir nell’ambito di una pianificazione degli investimenti anche su grandi patrimoni».

Dal punto di vista dello scenario macro l’economia mondiale sembra aver preso la giusta traiettoria. E così per chi investe in un’ottica di medio-lungo periodo può essere il momento di agganciarsi alla crescita economica, nonostante l’incertezza geopolitica che permane. «Le prospettive di crescita utili anche per il mercato italiano sono migliorate negli ultimi trimestri e questo, unitamente a una minor performance negli anni recenti del mercato azionario italiano, può invogliare a focalizzarvi una parte degli investimenti, a maggior ragione con una quota dedicata alle pmi», aggiunge Rotti. Secondo cui le regole di creazione dei Pir facilitano la ricerca di un buon equilibrio tra la quota di small e mid cap italiane e quella eventuale di big cap, approccio che in Ersel abbiamo sposato con convinzione. Infine la leva dell’esenzione fiscale è molto rilevante nella generazione del ritorno sull’investimento.

Si è mossa nel campo dei Pir anche Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking che ha lanciato tre comparti Pir compliant. «Questi strumenti», sottolinea l’ad Paolo Molesini, «in grado di arricchire e differenziare il portafoglio prodotti che consulenti finanziari e private banker potranno proporre alla clientela, sosterranno le potenzialità di crescita del tessuto produttivo del Paese e potranno attrarre non solo la clientela retail ed affluent, ma anche quella private, più attenta a soluzioni a maggior contenuto azionario, in grado di massimizzare il beneficio fiscale». Molesini si dice molto fiducioso nelle potenzialità di crescita del tessuto produttivo italiano e ritiene che l’investimento nei Pir possa consentire di puntare a un apprezzamento del valore dei risparmi, sostenendo l’economia reale del Paese.

Bnl, in collaborazione con Bnp Paribas Cardif e Bnp Paribas asset management, ha scelto invece di declinare il prodotto Pir creando un’offerta di bancassurance, che combina una componente a capitale garantito (gestione separata ramo I) con una in fondi unit linked (ramo III). Il prodotto dedicato al private banking si chiama Pir Selection e si caratterizza per una forte impronta consulenziale, potendosi adattare, di volta in volta, ai diversi profili di rischio ed esigenze di diversificazione dei portafogli: la componente in fondi può arrivare infatti fino al 95% e prevede il ricorso, oltre che alla gamma di fondi Bnp Paribas, anche a prodotti di terzi.

Related posts

Top