Pir, troppa libertà nelle commissioni di incentivo

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(Fonte: Milano Finanza)

Non è soltanto la scelta del tipo di benchmark a fare la differenza, ma anche la modalità di calcolo della commissione di performance a rendere un fondo più o meno conveniente rispetto a un altro. E i comparti legati ai Pir non fanno eccezione. «Alcuni fondi applicano l’aliquota della commissione di performance sulla differenza del rendimento del fondo rispetto al parametro di riferimento, altri, invece, anche sulla semplice variazione: in quest’ultimo caso il premio può scattare anche in ipotesi di performance negativa, purché comunque meno negativa di quella dell’indice di confronto», spiega Roberto Lenzi, avvocato patrimonialista dello studio Lenzi e Associati.

Le commissioni di performance sono state oggetto di critica criticate da più parti, salvo che non siano compensate dall’applicazione di commissioni di gestione più basse, giacché considerate un inutile doppione rispetto a queste ultime che sono dirette a remunerare l’attività della gestione. Che, per definizione, dovrebbe essere buona rispetto agli strumenti passivi. Sul tema, in ogni caso, è intervenuta la Banca d’Italia per sancirne la legittimità, demandando a ogni sgr il diritto di adottare la politica commerciale ritenuta più idonea. «Comunque, qualora le commissioni d’incentivo siano presenti, sarebbe consigliabile almeno verificare la metodologia con cui le stesse sono applicate e se effettivamente remunerino il gestore per un reale valore aggiunto della sua attività, che deve essere in grado di ottenere, in un congruo orizzonte temporale, risultati migliori rispetto a quelli del mercato su cui investe», aggiunge Lenzi. La modalità di calcolo delle commissioni di incentivo è riportata nel Kiid (Key Investor Information Document), il documento previsto dalla normativa europea che contiene le informazioni chiave per comprendere le caratteristiche e il funzionamento del fondo comune. Il Kiid viene consegnato obbligatoriamente al momento della sottoscrizione ed è anche pubblicato online nei siti internet delle sgr.

Altro aspetto importante riguarda il meccanismo della cadenza temporale sulla quale si calcola la performance per procedere al prelievo dal patrimonio del fondo della percentuale prevista. Tale cadenza, per disposizione di Banca d’Italia, non può essere inferiore ai 12 mesi per i fondi di diritto italiano. Per le sicav di diritto estero tale regola non si applica; ed è questa una (non la sola) delle ragioni per le quali molte sgr italiane hanno domiciliato i loro fondi all’estero (Irlanda e Lussemburgo principalmente), dove vige maggiore libertà nell’applicazione del prelievo. «Nonostante numerose società di gestione estere attuino una politica commissionale su un corretto arco temporale, ve ne sono altre, seguite da vicino dalle Authority per la verità, che con una politica distributiva non proprio amichevole con i sottoscrittori applicano nei propri fondi una fee che viene incassata addirittura se le performance della gestione superano, anche solo mensilmente, un certo parametro di riferimento. È evidente come tale meccanismo consenta di remunerare il gestore anche in contesti borsistici annuali negativi in caso di uno o più rimbalzi mensili», osserva Lenzi. Quanto alla formula di calcolo per l’applicazione della commissione di performance, le sgr più trasparenti e corrette applicano il cosiddetto high water mark (letteralmente, livello dell’acqua alta). Nella tabella accanto emerge proprio che diversi fondi legati ai Pir oggi sul mercato hanno scelto di adottare questa soluzione. L’high water mark può essere assoluto o relativo.

«La prima tipologia prevede l’applicazione della commissione solamente quando la quota del fondo raggiunge un valore superiore a quello più elevato mai toccato in precedenza. In tale maniera, il premio al gestore è riconosciuto solamente dopo il pieno recupero di tutte le perdite pregresse. A mio parere è il principio più corretto che dovrebbe essere utilizzato da tutti i fondi comuni e sicav. Il secondo tipo, invece», prosegue Lenzi, «consente il prelievo nel caso in cui la differenza tra il rendimento del fondo e quella del benchmark sia maggiore di quella mai raggiunta in passato. L’applicazione del high water mark relativo deve essere valutato anche con riferimento al fatto che potrebbe essere previsto un azzeramento periodico annuale, tale da cancellare ogni 12 mesi le perdite passate onde ripartire da zero».

Nel caso di high water mark relativo, la formula senza azzeramento è preferibile perché incentiva il gestore a produrre un rendimento crescente nel lungo periodo.

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