Più welfare integrato per sostenere i professionisti

Assicurazioni - Investimenti - Professionisti - Venture Capital (2) Imc

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(di Matteo Prioschi – Quotidiano del Lavoro)

Alle Casse di previdenza deve essere consentito di destinare una quota maggiore di entrate a interventi non pensionistici

Ben venga la possibilità di dedurre le spese sostenute per la formazione, ma i professionisti chiedono che il “Jobs act degli autonomi” sia l’occasione per ampliare le prestazioni di welfare a loro favore.

«La discussione sul disegno di legge per la tutela del lavoro autonomo e la regolazione del lavoro agile porta con sé l’opportunità di una riconsiderazione del complesso arcipelago degli indipendenti – ha affermato Giuseppe Roma, senior advisor Censis, intervenendo al Festival del lavoro. Oggi le dinamiche del mercato hanno portato non pochi disagi a chi rischia in proprio. Un aiuto può venire da norme che sanciscano principi basilari in tema di diritti, di welfare, di formazione, di rapporti con la committenza».

Interventi in parte contenuti nel disegno di legge 2233 che in questi giorni è stato esaminato dalla commissione Lavoro del Senato e di cui il relatore – il senatore Maurizio Sacconi – ieri al Festival ha riassunto i contenuti principali. Disposizioni che sono valutate positivamente dai professionisti intesi in senso ampio, dato che alla tavola rotonda dedicata alla riforma del lavoro autonomo erano rappresentati sia quelli con che quelli senza albo. Apprezzata la possibilità di dedurre le spese sostenute per la formazione, con la provocazione di Giorgio Berloffa, presidente Cna professioni, di portarla al 150% perché quando un professionista studia non lavora, con conseguenze sul reddito.

Ma la priorità che è emersa in modo forte riguarda l’ampliamento delle prestazioni di welfare. E su questo fronte il Ddl non interviene per quanto riguarda i professionisti iscritti agli ordini. Eppure in questo ambito, ha sottolineato Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro e del Cup, «si possono fare molti interventi perché, dopo la privatizzazione, abbiamo costruito casse previdenziali autonome e in equilibrio finanziario, ma l’autonomia dobbiamo poterla sfruttare». Ecco quindi la richiesta di ampliare la quota di entrate che le Casse possono destinare a interventi di welfare integrato, in modo da poter intervenire a sostegno degli iscritti anche nei periodi di difficoltà dell’attività lavorativa, a fronte di una platea di professionisti che ha visto negli ultimi anni una riduzione dell’età media, un aumento della quota femminile e un calo dei redditi medi. Quanto ai professionisti iscritti in via esclusiva alla gestione separata insieme ad altre tipologie di contribuenti, Calderone ha affermato che sarebbe opportuno creare una gestione ad hoc per loro.

Su questi temi ha risposto a distanza il sottosegretario Tommaso Nannicini, in commissione Lavoro al Senato: in occasione della prossima legge di Stabilità si affronterà il tema della riduzione dal 27 al 24% dell’aliquota contributiva per la gestione separata e quello degli studi di settore.

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