Polizza vita, diritto al recesso post-scadenza se non informati

Il diritto di recesso da un contratto di assicurazione sulla vita può essere esercitato anche dopo i termini di legge se la compagnia assicurativa non ha informato direttamente il contraente dei termini esistenti per la rinuncia. Non importa se l’assicurato ne viene a conoscenza in altro modo, perché spetta sempre alla società fornire l’informazione. Se non lo fa non c’è certezza del diritto che tenga perché il contraente potrà liberarsi dal contratto anche dopo diverso tempo. È la conclusione della Corte di giustizia Ue (sentenza C-209/12) a seguito del rinvio pregiudiziale della Cassazione tedesca.

Un assicurato aveva stipulato un contratto di assicurazione vita nel 1998 ma aveva notificato la volontà di recedere nel 2007, oltre, quindi, il termine massimo di un anno dal momento del pagamento del primo premio assicurativo previsto dalla legge interna. La società gli aveva corrisposto un importo inferiore rispetto ai premi assicurativi già versati. I giudici nazionali in primo e in secondo grado non avevano accolto il ricorso dell’assicurato. La Corte di cassazione ha passato la questione interpretativa sulla direttiva 90/619 sull’assicurazione diretta sulla vita, modificata più volte, a Lussemburgo.

Corte Giustizia Europea - Ingresso ImcSecondo la Corte la direttiva consente agli Stati membri di fissare specifiche modalità sull’esercizio del diritto di rinuncia. Le autorità nazionali, però, non possono prescindere dalla circostanza che l’assicurato, in quanto consumatore, si trova spesso in una situazione di maggiore debolezza. Di conseguenza, egli ha diritto a ottenere informazioni adeguate per poter scegliere il contratto più corrispondente alle proprie esigenze, soprattutto nel caso di contratti – come quelli di assicurazione vita – di lunga durata. In questa direzione è la stessa direttiva a prevedere l’obbligo, per la compagnia di assicurazione, di comunicare all’assicurato le modalità di esercizio del diritto di rinuncia. Nei casi in cui manchi una comunicazione esplicita sul diritto in esame, la rinuncia può essere esercitata anche oltre il termine legislativo imposto sul piano nazionale perché, in caso contrario, le direttive sarebbero private dell’effetto utile. La Corte Ue fa poi un passo in più prevedendo l’applicazione ai contratti di assicurazione vita delle stesse tutele accordate ai consumatori che concludono un contratto fuori dei locali commerciali. Questo perché i rischi connessi per il consumatore, nelle due diverse ipotesi, sono comparabili. I contratti di assicurazione «sono prodotti finanziari giuridicamente complessi» con alcune variabili che impongono al consumatore un’analisi delle diverse offerte. Gli impegni finanziari sono importanti e di lunga durata, con la conseguenza che l’assicurato «versa in una situazione di debolezza in rapporto all’assicuratore… analoga a quella in cui si trova il consumatore nell’ambito della conclusione di un contratto al di fuori di un locale commerciale». Pertanto è contraria al diritto Ue una norma interna che ammetta il diritto di rinuncia solo per un anno a decorrere dal momento del versamento del primo premio assicurativo se è mancata un’adeguata informazione all’assicurato.

Fonte: Quotidiano del Diritto (Articolo originale)

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