Polizze, addio capitale garantito. Eiopa e compagnie contro i clienti

Salvadanaio - Insolvenze - Difficoltà finanziarie Imc

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(di Mariano Mangia – Repubblica Affari & Finanza)

L’Authority comunicataria e le società di assicurazione premono per tagliare il rimborso, ma tutti si chiedono come reagirà il mercato all’idea di caricarsi una perdita sicura

In un mercato assicurativo ancora in flessione tornano di moda le polizze legate a fondi, le unit-linked del ramo III.

Nei primi due mesi dell’anno, dati Ania, la nuova produzione vita è calata complessivamente del 17,5% rispetto all’analogo periodo del 2016, ma, mentre i premi di ramo I, le polizze garantite a gestione separata, sono diminuiti del 36%, le unit linked sono aumentate di quasi il 33%.

Sono le preferite dalle compagnie assicurative perché meno impegnative in termini di requisiti di capitale imposti dalla nuova normativa Solvency II, oltre che più ricche di commissioni, delle polizze di ramo I, la cui gestione è, peraltro, sempre più complessa.

Se i tassi di interesse restano ai livelli minimi attuali, diventa difficile ottenere i rendimenti promessi sulle polizze emesse in passato (in quelle collocate nell’ultimo periodo non si parla più di rendimento minimo garantito); se i tassi si normalizzeranno, il valore di mercato dei titoli in portafoglio calerà, riducendo le possibilità di generare plusvalenze. Un bel rebus.

Gli stress test condotti nel 2016 dall’Eiopa delineano un quadro nel complesso positivo per le compagnie assicurative italiane: sono più capitalizzate della media europea e nel primo dei due scenari di stress, quello dei “rendimenti bassi per lungo tempo”, gli effetti negativi sono più contenuti rispetto ai concorrenti dei principali paesi europei, mentre sono sostanzialmente allineati alla media nel secondo scenario, definito a “doppio impatto”.

È la stessa Eiopa, tuttavia, a raccomandare alle autorità di vigilanza dei singoli paesi di rivedere, tra gli altri aspetti, le clausole relative alle garanzie e a richiedere una riduzione delle garanzie massime o di misure di partecipazioni agli utili non sostenibili. Le compagnie, dal canto loro, premono da tempo per una revisione dei prodotti di ramo I e, secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, il confronto avviato con l’organismo di controllo, l’Ivass, sembra prossimo a una conclusione.

Una prima novità riguarderebbe la possibilità di proporre nei nuovi contratti garanzie di rimborso del capitale inferiori al 100%, così da consentire alle imprese di diversificare maggiormente gli investimenti e di ridurre gli accantonamenti di capitale.

L’altra novità riguarderebbe i rendimenti delle gestioni separate. Il minimo garantito, come si è visto, è già ridotto a zero, così come non è sempre previsto il consolidamento dei risultati conseguiti anno per anno, ora si chiede una maggiore flessibilità nella determinazione dell’utile di gestione.

Attualmente, una volta dedotti i costi di gestione, la compagnia riconosce per intero all’assicurato l’utile di periodo, dato da cedole e proventi incassati e dalle plusvalenze nette realizzate; le compagnie vorrebbero avere la possibilità di accantonare una parte delle plusvalenze per poterle “spalmare” su più esercizi, come già avviene in altri paesi.

In previsione di un rialzo dei tassi d’interesse, ad esempio, sarebbe più fruttuoso realizzare il maggior ammontare di plusvalenze, per poterle poi utilizzare in parte negli anni successivi, quando verosimilmente le opportunità di guadagno in conto capitale si ridurranno o mancheranno del tutto.

Al di là degli aspetti tecnici ancora da risolvere, ad esempio le garanzie caso morte, resta da capire quale sarà la reazione del mercato a polizze vita dai rendimenti magari più stabili, ma che lasciano in capo all’assicurato, tradizionalmente un investitore avverso al rischio, una potenziale perdita del 5 o 10%.

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