Polizze vita e assicurazioni, ecco cosa cambia per gli ex malati di cancro

Agenti - Gestione - Protezione - Centralità Imc

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(di Vera Martinella – Corriere della Sera)

In occasione della Giornata nazionale del malato oncologico, le associazioni presentano al Senato il Rapporto sulla condizione dei malati oncologici. Metà dei pazienti oggi guarisce e le compagnie assicurative si adeguano: ora viene valutato il singolo caso

Per gli ex malati di cancro è possibile accedere alle assicurazioni sulla vita? E a quali condizioni? Domande che interessano più di 3 milioni di italiani, che non di rado si vedono ancora negato questo diritto. Tanti sono, infatti, i connazionali vivi dopo una diagnosi di cancro secondo le stime del 2016. Per loro è spesso un’ardua impresa riuscire a sottoscrivere o mantenere sia una copertura assicurativa per le malattie, sia una polizza vita per il caso morte, spesso richiesta come garanzia accessoria per accedere a mutui o finanziamenti. Ma qualcosa è cambiato, in meglio.

Metà dei malati di cancro oggi guarisce

«Quella dei guariti o dei lungo-sopravviventi oncologici è una cifra destinata ad aumentare visto che nel nostro Paese più della metà dei malati guarisce in modo definitivo e il 27 per cento delle persone che hanno avuto una neoplasia nel corso delle loro esistenza hanno un’aspettativa di vita simile a quella di chi non ha mai sofferto di una malattia oncologica – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), in occasione della 12esima Giornata nazionale del malato oncologico, che si celebra oggi –. In questo scenario assumono sempre maggiore rilevanza i temi legati alle ricadute sociali del cancro, vale a dire a tutti quegli aspetti della vita quotidiana attraverso cui è possibile ritornare alla vita “normale” dopo la malattia. Tra questi, c’è un tema di grande interesse per le persone con pregressa diagnosi di cancro: l’accesso alle polizze assicurative private».

Compagnie assicurative: si valuta il singolo caso

Come ogni anno, in occasione della Giornata, FAVO presenta oggi al Senato il Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, con un intero capitolo dedicato proprio alle assicurazioni. «Le compagnie assicuratrici, anche grazie alle sollecitazioni del volontariato oncologico, hanno preso atto del mutato scenario e dell’aumentata curabilità di diversi tipi di patologie tumorali (che ora in alcuni casi sono addirittura guaribili a distanza di alcuni anni dalla diagnosi) adeguando la loro offerta assicurativa alla condizione di “guariti dal cancro”, che hanno un’aspettativa di vita analoga alla popolazione cosiddetta sana – aggiunge Elisabetta Iannelli, avvocato e segretario FAVO –. In passato, la valutazione medica cui veniva sottoposta la persona da assicurare si basava, infatti, su criteri generali – senza distinzione di organo o sistema interessato, né di tipo istologico – e temporali, prendendo semplicemente come riferimento il periodo di tempo trascorso dalla diagnosi e il numero di anni liberi dalla malattia. Oggi, invece, l’accesso ai prodotti assicurativi da parte dei richiedenti avviene all’esito di un esame sul singolo caso, che consente, grazie a un’analisi individualizzata, una più ampia assicurabilità».

I diritti dei malati: ecco cosa si deve fare

È noto che alla richiesta di stipula di una polizza assicurativa viene valutato lo stato di salute dell’assicurando, tenendo conto delle pregresse patologie di cui lo stesso abbia sofferto in passato per stabilire se sia assicurabile, a quali condizioni e con quali premi. Pertanto è fondamentale, ai fini dell’emissione della polizza, che il richiedente precisi il tipo di cancro, lo stadio e l’eventuale trattamento terapeutico antitumorale cui è stato sottoposto. «Se la persona che ha avuto un tumore si vede negata la polizza senza una motivazione chiara e dettagliata – spiega Iannelli – deve insistere affinché il proprio caso venga esaminato nello specifico dall’assicuratore e dalla società di riassicurazione che, sulla base di un database estremamente dettagliato e aggiornato alle più recenti evidenze scientifiche, potrà formulare un’offerta assicurativa personalizzata. No, dunque, a dinieghi standard. La popolazione degli ex malati di tumore va valutata caso per caso».

Polizze: possibile maggiorazione iniziale

Per quanto riguarda le polizze vita, la valutazione dell’ex malato è effettuata sulla base di parametri oggettivi, estremamente dettagliati e aggiornati cui le compagnie assicurative e i riassicuratori fanno riferimento per l’assunzione del rischio di potenziali clienti che abbiano avuto una pregressa diagnosi oncologica. A seconda della classe di rischio attribuita all’ex paziente, la compagnia formula un’offerta ad hoc per il singolo caso e quantifica il premio, eventualmente prevedendo una maggiorazione o un sovrappremio per un numero di anni predeterminato: il contratto, infatti, viene stipulato proprio in un periodo in cui il rischio per la salute è maggiore. Il premio, con il trascorrere degli anni, verrà diminuito in occasione dei rinnovi successivi, fino a diventare assimilabile a quello riservato alla popolazione cosiddetta sana.

L’assicurazione sulla vita (in caso di morte)

«In genere, si ritiene che per una persona con una storia di cancro sia quasi impossibile ottenere l’assicurazione sulla vita per il caso di morte – spiega l’avvocato Iannelli –. Questa idea, quasi vera in passato, non corrisponde più alla realtà del mercato assicurativo in rapida evoluzione. Grazie ai progressi della medicina e alla disponibilità di statistiche più consolidate sulla probabilità di guarigione dopo la diagnosi di un tumore, infatti, non è più impossibile offrire un’assicurazione caso morte a persone con pregressa diagnosi di cancro». Inizialmente i premi delle polizze potrebbero essere più elevati rispetto a quelli dovuti da persone sane o che hanno avuto patologie diverse dalle neoplasie. Il costo della copertura di una polizza caso morte dipenderà non solo dalla tipologia di cancro diagnosticata in passato e dal tempo trascorso dalla guarigione, ma anche dalla rilevazione di altri parametri inseriti in un contesto più ampio di verifica preliminare del singolo caso.

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