Polizze vita, per le rivalutabili non ci sono pericoli

Polizze Vita - Multiramo (2) Imc

Polizze Vita - Multiramo (2) Imc

(di Federica Pezzatti – Il Sole 24 Ore)

Che conseguenze avrà la Brexit su chi ha in portafoglio polizze Vita? Va subito premesso che se nel danni Londra ha un ruolo di rilievo, nel settore delle polizze che coprono il rischio demografico il peso delle britanniche in Italia è marginale. I grandi centri dove proliferano le compagnie Vita (complice il favore fiscale e la minore pressione delle Authority locali sull’operatività e sui controlli) sono Dublino, il Liechtstein e il Lussemburgo dove anche moltissime compagnie italiane hanno costituito società.

Tornando a Brexit, nell’immediato lo shock sulle polizze possedute dagli italiani è dovuto soprattutto all’andamento dei mercati che ha condizionato anche le quotazioni dei fondi assicurativi che investono in valori mobiliari. Ma la volatilità si è riflessa solo sulle unit linked, polizze di tipo finanziario che hanno consentito in questi anni alle compagnie di scaricare un maggiore rischio sugli assicurati. Nel 2014 e nel 2015 le polizze ad alto contenuto finanziario hanno registrato ritmi di crescita superiori al 40% e raccolto 53,6 miliardi di euro. La volatilità ha frenato questa corsa e nei primi mesi del 2016 e le unit hanno visto un calo nel trend di raccolta (-43% rispetto all’analogo periodo del 2015).

Più tranquilli possono stare invece coloro (numerosissimi) che hanno firmato contratti di polizze rivalutabili (di ramo I) che sono anestetizzate dal rischio mercato e dunque anche da Brexit. Si tratta di prodotti che sono andati a ruba negli ultimi anni, in particolare nel post-Lehman (dal 2008 al 2015 hanno raccolto ben 464 miliardi di euro), e questo potrebbe rappresentare un problema più che per i clienti per le compagnie, che a fronte dei contratti siglati hanno il dovere di fare fronte alle garanzie prestate.

Le loro caratteristiche infatti ben si addicevano al periodo difficile in cui i rendimenti hanno avuto un trend di discesa senza precedenti. Garanzia di restituzione del capitale versato al netto dei costi e talvolta anche un tasso di rendimento minimo garantito (che si è assottigliato fino a diventare zero per i nuovi contratti). E un rendimento annualmente retrocesso che negli ultimi anni è stato comunque mediamente superiore al 3%. Nel 2015 il rendimento medio lordo è stato del 3,56% che, al netto dei costi trattenuti dalla compagnia, diventa un 2% (al lordo solo delle tasse): non male nell’attuale scenario. Se poi si considera che sono prodotti esenti da bollo (unici nel panorama italiano) si capisce il motivo del successo. Non solo ma la totale anestetizzazione dei portafogli (la loro contabilità è al costo storico e non riflette le svalutazioni dei titoli) piace in tempi di tassi zero dove chi compra obbligazioni e fondi, ma anche unit linked, si espone al rischio della discesa dei prezzi dei titoli. Insomma, il rischio è tutto a carico delle compagnie: attualmente le riserve tecniche della classe C, ossia quelle dove il rischio è sopportato dalle assicurazioni sono pari a 457 miliardi di euro (dati Ivass) e riconducibili quasi tutte alle gestioni separate. Per chi ha invece sottoscritto prodotti Multiramo da un paio di anni proposti come soluzione per traghettare i clienti assicurativi dalla sicurezza del ramo I (che poco di addice alle esigenze di riservazioni delle compagnie in tempo di Solvency II) al ramo III, tutto dipende da quale sia la componente sicura della polizza e quale invece sia il peso del rischio trasferito. In altri termini chi ha buona parte dei premi investiti in una polizza tradizionale non deve temere la volatilità (ma si deve attendere anche un periodo di diminuita redditività) mentre chi ha una maggiore esposizioni sulle unit deve tenere i nervi saldi.

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