Polizze vita, ritorno di fiamma sul capitale garantito

Protezione - Capitale Imc

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(di Mariano Mangia – Repubblica Affari & Finanza)

È bastato un inizio d’anno turbolento per spostare le preferenze di investimento verso prodotti più sicuri. Le unit-linked sono preferite dalle reti, ma dopo la raccolta boom adesso frenano

I risparmiatori italiani sono tradizionalmente avversi al rischio ed è bastato un inizio d’anno turbolento per spostare le preferenze di investimento verso prodotti più sicuri. Nel comparto vita, ad esempio, le polizze a gestione separata, quelle del ramo I che garantiscono il capitale e un rendimento minimo, hanno riguadagnato terreno a scapito delle polizze di ramo III, le unit-linked. Negli ultimi anni, complici anche i bassi rendimenti, le compagnie si sono spostate dai prodotti vita tradizionali alle unit-linked che hanno il pregio di non appesantire il conto economico e di assorbire meno capitale, visto che non offrono garanzie e il rischio di investimento ricade sui sottoscrittori. «Ci si allontana così dalla natura e dalla missione delle assicurazioni, nate per trasferire e mutualizzare i rischi dei singoli, proteggere i loro risparmi, ridurre l’incertezza del futuro», si leggeva nelle considerazioni del presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, relative all’anno 2014.

Le unit sono molto apprezzate dalle reti di promozione finanziaria: lo scorso anno hanno raccolto il 42% della nuova produzione, contro l’8% delle polizze di ramo I, consentono di gestire un portafoglio di fondi all’interno di un contenitore assicurativo, con il vantaggio del differimento del pagamento dell’imposta sui capital gain e dell’imposta di bollo al momento del riscatto; sono anche prodotti «ricchi» in termini di commissioni. La crescita è stata impetuosa: +42% nel 2014, +46% l’anno successivo; poi, da gennaio ad agosto di quest’anno, la raccolta ha subito una pesante flessione, il 24% in meno rispetto all’analogo periodo del 2015, mentre le polizze di ramo I hanno confermato il risultato dei primi otto mesi dello scorso anno. A questa inversione di tendenza ha sicuramente contribuito l’andamento dei fondi sottostanti le unit-linked, scivolati, dopo alcuni anni di performance positiva, in territorio negativo: a fine giugno i fondi flessibili, che da soli rappresentano quasi la metà delle masse gestite, presentavano un rendimento a un anno del -4,5%, i bilanciati perdevano il 3,1% e gli azionari oltre il 10%.

Questo fenomeno di avversione al rischio potrebbe tuttavia essere ribaltato nel prossimo futuro, grazie allo sviluppo delle polizze multiramo, l’ultima proposta dell’industria assicurativa. Lo scorso anno hanno raccolto quasi un quarto della nuova produzione vita e nel 2016 si stima che la loro quota di mercato sia ulteriormente cresciuta; nel collocamento si sono sinora distinti gli sportelli bancari e postali, 72% della raccolta, seguiti da reti di agenti e broker con il 13%. E’ un prodotto che coniuga le esigenze di protezione del capitale con la ricerca di potenziali maggiori rendimenti, perché consente di ripartire il premio versato tra una gestione separata, spesso entro un limite massimo e/o minimo, e uno o più fondi d’investimento di tipo unit-linked, con la possibilità di variare la ripartizione nel corso del contratto, anche secondo modalità predefinite. Uno strumento molto flessibile, ma anche complesso e in qualche caso decisamente caro; la struttura di queste polizze e le modalità del loro collocamento presso i risparmiatori sono oggetto di approfondimenti da parte dell’Ivass che le ha ritenute «di non facile comprensione per il cliente che potrebbe non essere pienamente consapevole di assumersi una parte del rischio».

Anche un sondaggio effettuato in occasione dell’ultimo Salone del Risparmio da Cnp Partners, compagnia del gruppo Cnp Assurances, leader del mercato vita in Francia, ha visto emergere una «scarsa cultura verso i prodotti multiramo»; gli operatori interpellati hanno dichiarato di percepire come maggiormente efficiente un investimento in fondi. Diversità di vedute tra operatori e risparmiatori anche nell’indicare gli asset migliori in termini di rapporto rischio/rendimento per i successivi 12 mesi: tra i primi, il 45% ha dichiarato che avrebbe promosso la gestione separata e un 27% ha indicato i fondi azionari; i risparmiatori hanno invece indicato per il 29% la gestione separata, per un 25% i fondi total return/flessibili, mentre solo il 7% si affiderebbe a fondi azionari.

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