Possono scattare i «danni» se la polizza è inutile

Sentenza - Giurisprudenza (2) Imc

Sentenza - Giurisprudenza (2) Imc

(di Antonio Arrotino e Ranieri Razzante – Il Sole 24 Ore)

La lesione dei diritti degli assicurati, per mancato assolvimento da parte delle compagnie e dei loro intermediari o promotori di obblighi informativi, non è evento raro. Si comprende pertanto la copiosa giurisprudenza intervenuta in materia. Con recente sentenza, la Suprema corte ha innanzitutto fissato un principio generale secondo il quale il dovere di una informazione esaustiva, chiara e completa, e quello di proporre al contraente polizze assicurative realmente utili per le esigenze dell’assicurato, sono doveri primari dell’assicuratore e dei suoi intermediari o promotori (Cassazione civile, sezione III, sentenza 8412/2015). Tali doveri scaturiscono dagli articoli 1175, 1337 e 1375 del Codice civile, e la loro violazione costituisce una condotta negligente, in forza dell’articolo 1176, comma 2, Codice civile. Infatti, l’articolo 1175 impone al creditore e al debitore di comportarsi con correttezza. Il dovere di correttezza, in materia assicurativa, impone all’assicuratore ed ai suoi intermediari o incaricati due precisi obblighi: proporre ai contraenti non contratti assicurativi qualsiasi, cioè genericamente e astrattamente coerenti con le loro esigenze di previdenza o di risparmio, ma proporre prodotti assicurativi utili, cioè coerenti con il profilo di rischio (nell’assicurazione danni) o con gli intenti previdenziali (nell’assicurazione vita) del contraente; mettere il contraente in condizione di compiere una scelta consapevole, e dunque informarlo in modo esaustivo sulle caratteristiche del prodotto, nulla lasciando di occulto. Si tratta, da un lato, dell’obbligo di adeguatezza e, dall’altro, dell’obbligo di informazioni circa le caratteristiche del prodotto.

Proprio in relazione a questi obblighi, la giurisprudenza di legittimità ha sancito che il broker, almeno nella fase che precede la messa in contatto dell’assicurando con l’assicuratore, non è equidistante dall’uno e dall’altro, ma agisce per iniziativa del primo e come consulente dello stesso, analizzando i modelli contrattuali offerti sul mercato, rapportandoli alle esigenze del cliente, allo scopo di riuscire ad ottenere una copertura assicurativa il più possibile aderente a tali esigenze e, in generale, mirando a collocarne i rischi nella maniera e alle condizioni più convenienti per lui (Cassazione civile, sentenza 12973/2010). In riferimento invece alla diligenza di cui all’articolo 1176 Codice civile, si tratta di nozione che rappresenta l’inverso logico della nozione di colpa. Il debitore inadempiente non è infatti per ciò solo in colpa: quest’ultima sussisterà soltanto nel caso in cui il debitore non solo non abbia adempiuto la propria obbligazione, ma l’abbia fatto violando norme giuridiche o di comune prudenza. Le norme di comune prudenza cui è tenuto l’assicuratore, nell’adempimento delle proprie obbligazioni, sono quelle dell’homo eiusdem generis et condicionis (articolo 1176, comma 2, Codice civile): vale a dire le regole che qualunque assicuratore saggio, prudente e zelante avrebbe osservato nelle medesime circostanze. L’articolo 1337 Codice civile impone alle parti di comportarsi secondo buona fede non solo nello svolgimento delle trattative, ma anche «nella formazione del contratto». L’obbligo di buona fede durante le trattative può imporre, secondo le circostanze del caso, varie condotte, tra le quali: informare la controparte su tutte le circostanze rilevanti relative all’affare (Cassazione civile, sezione II, sentenza 6526/2012); usare espressioni chiare e intelligibili (Cassazione civile, sezione II, sentenza 5297/1998); non indurre la controparte a stipulare contratti inutili, invalidi, inefficaci o dannosi per la controparte (Cassazione civile, sezione III, sentenza 24795/2008). In ultimo, l’articolo 1375 Codice civile impone ai contraenti di eseguire il contratto in buona fede. Tale obbligo, nei contratti di durata qual è l’assicurazione sulla vita, impone all’assicuratore il dovere di tenere informato il contraente sui costi che sta applicando per la riscossione dei premi e per la gestione della polizza, sino allo spirare del termine di efficacia di essa (Cassazione civile, sezione III, sentenza 8412/2015).

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