Poste Italiane: Fatturato da 30 miliardi, ma lettere e pacchi pesano solo per quattro

Poste Italiane - Ufficio postale Imc

Poste Italiane - Ufficio postale Imc

(di Paolo Baroni – La Stampa)

L’azienda è “un grande supermarket del denaro”, leader nelle polizze vita e nelle carte prepagate

Con la consegna delle lettere le Poste Italiane incassano circa 600 milioni di euro (611 per la precisione, in base al bilancio 2014), e altri 690 con le raccomandante. Mettendo assieme tutti i servizi postali e commerciali si arriva a 3,96 miliardi, ovvero il 13-14% appena dell’intero giro d’affari del gruppo. Su 28,5 miliardi di proventi ben 24,5 arrivano infatti da servizi assicurativi e finanziari.

Lettere in caduta libera

In Italia da anni ormai si scrivono e spediscono sempre meno lettere (-10,6% dei volumi solo tra il 2011 e il 2014, ovvero 53 lettere pro capite l’anno contro le 196 dei francesi e le 202 degli inglesi), e quindi le Poste fanno sempre meno le poste. Sono diventate un grande «supermarket del denaro», come recita il titolo di uno studio di Mediobanca che nei mesi scorsi ha curato il collocamento in Borsa della società. Sono una «piattaforma logistica», o se vogliamo «un distributore di prodotti finanziari in outsourcing», precisa l’analista Gian Luca Ferrari. Già oggi Poste italiane è leader nelle polizze vita col 14% del mercato, nelle carte prepagate (51%), nei pagamenti (con una quota del 35%) e nelle operazioni finanziarie dei cittadini extracomunitari (45%). In tutto gestiscono 6,5 milioni di carte Postamat, 13,5 milioni di prepagate, 6,2 milioni di conti correnti e amministrano 470 miliardi di euro di risparmi. Da sole le Poste contano ben 33 milioni di clienti dei servizi di Bancoposta mentre le prime cinque banche italiane tutte assieme si fermano a 31.

Perdite decennali

La svolta vera risale al 2003, quando con 4,3 miliardi di raccolta premi il segmento delle assicurazioni diventa il business più importante del gruppo. «Prima della riforma Ciampi del ’93 – spiega Ugo Arrigo, docente dell’Università Bicocca di Milanoogni due lire di ricavo le Poste ne perdevano una, e dalla seconda metà degli anni ’50 erano arrivate ad accumulare circa 50mila miliardi di lire di deficit». Ancora oggi, nonostante i ripetuti interventi e un contributo pubblico ancora significativo (260 milioni di euro l’anno), il recapito presenta un margine operativo in rosso per circa 500 milioni di euro.

Ma oggi le Poste credono ancora nel recapito o puntano solo a limitare le perdite? «Io propendo per la seconda ipotesi – risponde Arrigo – ma questo è un problema ormai vecchio di 15 anni ed è qualcosa di simmetrico al successo finanziario. Il gruppo ha rilanciato l’attività molto bene entrando nel campo dei servizi finanziari, ma non ha fatto altrettanto col recapito. Dimenticandosi però del fatto che fuori dalle agenzie ci sia ancora scritto “Poste italiane” e non “Bancoposta…”».

La soluzione per arrivare al pareggio del recapito, spiega Ferrari, «è solo una: il taglio dei costi. A partire dal piano che prevede circa 20mila esodi incentivati». In parallelo le Poste prevedono 2 miliardi di investimenti in 4 anni per «efficentare» la rete logistica ed unificare su una sola linea la lavorazione di lettere e pacchi. Oggi il grosso della posta è ancora lavorato a mano, con i costi e le conseguenze che ben conosciamo.

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