Premi Inail, tetto sulle sanzioni

Inail ImcAssicurazioni, per ritardati pagamenti ed evasioni non superabile il 40% e il 60% di quanto non corrisposto. Raggiunta la penalità massima si applicano gli interessi di mora

La sanzione civile è una somma che si aggiunge al premio Inail corrisposta per risarcire il danno economico provocato all’Istituto dal mancato o tardato pagamento del premio. Si tratta di somme di rilievo, il cui ammontare esatto non è tuttavia desumibile dal bilancio dell’istituto, in cui sono accorpate ad altre voci, genericamente indicate come “altre entrate“, concernenti anche gli interessi per ritardato pagamento premi assicurativi e i sovrappremi rateazione. Si tenga presente, su questo fronte, che nel consuntivo 2011 la cifra complessiva a riferimento era pari a 87 milioni, passata a 103 milioni nel 2012.

Le sanzioni civili sono state previste dalla legge 388/2000, la quale, al comma 8 dell’articolo 116, qualifica come tali le somme che il datore di lavoro è tenuto a versare all’ente in proporzione all’importo dei contributi omessi e dei premi non versati. L’articolo 116, individua più tipologie di inadempienze, distinguendo fra:

  • omissione;
  • omissione derivata da oggettive incertezze;
  • evasione accertata d’ufficio;
  • evasione denunciata spontaneamente entro 12 mesi;
  • evasione derivata da oggettive incertezze.

L’omissione è riconducibile all’omesso o ritardato pagamento dei contributi desumibili dalle denunce e/o scritture obbligatorie. La sanzione civile decorre dal giorno successivo alla data fissata dalla legge per il pagamento del premio e va calcolata fino alla data del pagamento omesso. L’importo in ragione d’anno è pari al tasso minimo di partecipazione per le operazioni di rifinanziamento principale dell’eurosistema (attualmente lo 0,15%) maggiorato di 5,5 punti. Il tetto della sanzione irrogabile è pari al 40% dell’importo del premio non corrisposto alla scadenza di legge, al raggiungimento del quale si applicano gli interessi legali di mora (attualmente lo 5,14% annuale) calcolati tra il giorno successivo a quello in cui è maturata la sanzione massima e quello di versamento.

L’evasione riguarda, invece, il caso del datore di lavoro che omette le registrazioni e le denunce obbligatorie, o le rende in modo non veritiero per non versare i contributi o occultare i rapporti di lavoro in essere o le retribuzioni erogate. L’evasione è connessa a registrazioni e denunce obbligatorie, imposte dalla legislazione previdenziale, omesse o non conformi al vero. In questi casi il datore di lavoro è tenuto a pagare una sanzione civile pari al 30% dei premi evasi, in ragione dell’anno, la quale non può superare il “tetto” del 60% dei premi non corrisposti alla scadenza di legge. Al raggiungimento del tetto del 60% sul premio evaso senza che si sia provveduto all’integrale pagamento, maturano gli interessi di mora sul solo debito contributivo.

Per la denuncia spontaneamente effettuata «prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori», e comunque entro 12 mesi dal termine stabilito per il pagamento di contributi o premi, la misura della sanzione civile è fissata in relazione alla data di pagamento del premio. Se quest’ultimo viene versato entro 30 giorni e, comunque, entro il termine fissato dall’Inail, si applica la disciplina prevista per l’omissione sopra richiamata.

Nel caso in cui il premio sia versato oltre 30 giorni e, comunque, oltre il termine fissato dall’istituto, si applica la disciplina prevista per l’evasione accertata d’ufficio, ovvero la sanzione civile pari al 30% nonché, dopo il tetto del 60%, gli interessi di mora. Nell’ipotesi, infine, di evasione denunciata spontaneamente oltre 12 mesi, si applica la disciplina prevista per l’evasione accertata d’ufficio.

Le sanzioni possono essere ridotte se l’omissione o evasione deriva da oggettiva incertezza di particolare rilevanza, fatto doloso di terzi, crisi, riorganizzazione, riconversione o ristrutturazione aziendale, procedure concorsuali, assenza di finanziamento pubblico non occasionale nel caso di enti non economici e enti fondazioni e associazioni non aventi fini di lucro.

In queste circostanze la riduzione può arrivare fino alla misura degli interessi legali in vigore alla data di presentazione dell’istanza o fino alla misura dei citati interessi legali in vigore alla data di presentazione dell’istanza maggiorati del 50 per cento.

Autori: Silvia Perna e Mauro Pizzin – Il Sole 24 Ore

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