Premio assicurativo, la risoluzione di diritto obbliga alla prima rata

Sentenza (6) Imc

Sentenza (6) Imc

(di Francesco Machina Grifeo – Quotidiano del Diritto)

In caso di risoluzione del contratto di assicurazione a seguito del mancato pagamento del rinnovo, l’assicuratore conserva il diritto ad incassare la prima rata del premio, considerato che il cosiddetto «periodo di tolleranza» scade il quindicesimo giorno successivo alla scadenza. Lo ha stabilito il Giudice di Pace di Milano, con la sentenza 8 aprile 2017 n. 3106, accogliendo parzialmente il ricorso di un cliente dell’istituto.

Il ricorrente si era opposto al decreto ingiuntivo emesso dal Gdp a favore della compagnia assicuratrice per il pagamento delle due rate semestrali del premio, per un totale di 800 euro. Secondo l’ex assicurato invece la somma non era dovuta considerato che il contratto si era risolto a seguito del mancato pagamento.

Nel caso specifico, ricostruisce la sentenza, la notifica dell’atto di citazione era avvenuta quando era ormai decorso il termine di decadenza di sei mesi dalla scadenza per il rinnovo, con conseguente risoluzione di diritto del contratto ed effetto retroattivo allo spirare del periodo di tolleranza, fermo restando però il diritto della compagnia al pagamento del premio per il periodo di assicurazione in corso. Sul punto, infatti, la Suprema Corte (n. 23264/2010), ha affermato che «qualora il contratto assicurativo sia risolto di diritto la previsione di cui al terzo comma dell’art. 1901 c.c. debba essere intesa nel senso più restrittivo». «È chiaro – scrive la Cassazione – che la disposizione ha voluto derogare, in materia assicurativa, ai principi di cui all’art. 1458 cod. civ., attribuendo all’assicuratore qualcosa di più rispetto alla rigorosa applicazione dei principi sulla retroattività degli effetti della risoluzione nei contratti di durata». Si tratta allora di stabilire «se questo “di più” debba includere l’intero premio convenuto fino alla scadenza del contratto, o solo la singola rata non assolta».

La soluzione che è da ritenere «più coerente con i principi generali in tema di risoluzione del contratto, di corrispettività e di equilibrio fra le prestazioni – prosegue la citazione –, è quella che limita il periodo di tempo in cui una delle parti può essere obbligata ad eseguire la sua prestazione, nonostante l’intervenuta risoluzione del contratto e nonostante la mancanza della prestazione corrispettiva». Per il resto, «l’imposizione all’assicurato dell’obbligo di pagare nonostante il venir meno della copertura assicurativa, trova una sua giustificazione nel fatto che nei contratti di assicurazione il calcolo dei rischi e dei costi, quindi la determinazione dell’entità dei premi, avvengono anteriormente alla conclusione dei contratti, prima ancora di sapere se l’assicurato si renderà o meno inadempiente, e tendenzialmente in previsione che i rapporti vengano correttamente eseguiti». Va inoltre considerato che la prestazione della garanzia «si estende quanto meno al periodo di tolleranza di quindici giorni dopo la scadenza del premio, e che – se è pur vero che la copertura viene meno, qualora il premio non venga pagata in quel termine – resta il fatto che a priori, finché non abbia notizia dell’inadempimento, l’assicuratore è tenuto a predisporre i mezzi per adempiere».

Insomma, il mancato pagamento anche di una singola rata del premio «viene ad alterare un equilibrio economico fondato su previsioni e calcoli delicati e complessi». L’obbligo di corrispondere il premio «trova perciò una sua giustificazione economica». Ma ciò vale «limitatamente al periodo a cui si riferisce la singola rata». Per il tempo successivo l’assicuratore è in grado di compiere consapevolmente le sue scelte, «attivandosi per esigere i premi o lasciando che il contratto si risolva di diritto». E, in questa seconda ipotesi, «costituirebbe soluzione abnorme e sperequata il consentirgli di protrarre ciò nonostante gli effetti contrattuali esclusivamente in suo favore, e così consentirgli di continuare ad esigere il premio, pur restando esonerato dall’obbligo di prestare la garanzia». Conseguentemente, il giudice ha revocato il decreto opposto ma ha condannato l’opponente al pagamento dell’importo relativo alla prima rata.

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