Previdenza complementare, italiani distratti. Ma interessati alla qualità della loro vita futura

Investimenti - Psicoeconomia - Previdenza Imc

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(di Andrea Carbone, partner di Progetica – Milano Finanza)

Quasi 8 milioni di iscritti a una forma di previdenza integrativa: 7.784.055 a dicembre 2016, per la precisione. Ma se dal totale si tolgono coloro che non stanno versando (circa 2 milioni), il numero di coloro che oggi stanno effettivamente accantonando denaro per il proprio futuro pensionistico scende a meno di un lavoratore attivo su quattro. Questi i numeri fotografati dalla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione. Numeri lontani dagli obiettivi fissati dieci anni fa con il semestre di silenzio-assenso sul Tfr, che prevedevano la copertura del 40% dei lavoratori. Numeri che devono spingere a immaginare nuove iniziative. Ad esempio l’anno scorso la Covip ha posto le basi per un aggiornamento della comunicazione periodica inviata agli iscritti, che da Progetto esemplificativo diventerà nel 2017 La Mia Pensione Complementare; un restyling dettato dall’avvento della Busta arancione Inps – denominata appunto La Mia Pensione – e che potrebbe aprire la strada a future integrazioni tra le due comunicazioni, come ha recentemente auspicato il presidente della Covip Mario Padula.

Il 2017 porterà poi alcune novità per coloro che sottoscriveranno per la prima volta un prodotto di previdenza integrativa, in particolare i pip, i piani individuali pensionistici. La Covip ha definito nuove documentazioni, più sintetiche e concentrate sui costi dei prodotti. Iniziative utili al cittadino in un’ottica di trasparenza e di concorrenza, che però suggeriscono almeno due riflessioni. In primo luogo si conferma la tendenza a concentrare l’attenzione del sottoscrittore su uno solo degli aspetti di una forma previdenziale: la linea di investimento, le modalità di conversione in rendita ed eventuali garanzie accessorie possono in certi casi essere più rilevanti di mezzo punto di costo in più o in meno; un tema non semplice, in quanto richiede modelli di simulazione evoluta e multi-parametrici, ma affrontabile. In secondo luogo, una ulteriore concorrenza sul costo difficilmente potrà incentivare il mercato ad aumentare la qualità dei servizi erogati e la personalizzazione delle analisi e delle soluzioni proposte ai cittadini.

Una ulteriore novità che la Covip introdurrà nel 2017 per tutte le nuove adesioni è il cosiddetto questionario di auto-valutazione, diviso in due sezioni: conoscenze in materia di previdenza e congruità della scelta previdenziale; nella prima vengono poste alcune domande generali, che indagano la conoscenza dei fondi pensione e la consapevolezza sulla propria posizione previdenziale; nella seconda viene invece assegnato un punteggio finalizzato ad auto-valutare la scelta tra le varie linee di investimento, da garantito ad azionario. Al di là dei singoli elementi del questionario e del suo rapporto con i diversi modelli di adeguatezza, sarà auspicabile verificarne gli esiti: usando un esempio medico, sarebbe come se la scelta di un farmaco dipendesse dal grado di conoscenza delle medicine da parte del paziente.

Rimane infine aperto il tema, socialmente rilevante, di come coinvolgere quei circa 17 milioni di lavoratori attivi che ancora non sono iscritti ad alcuna forma di previdenza integrativa. La Busta arancione Inps è stata un primo stimolo che, in base a vari sondaggi, ha raggiunto l’obiettivo di stimolare la riflessione previdenziale. Ma non basta. C’è chi concentra le attenzioni sugli aspetti fiscali dei fondi pensione, proponendo ulteriori migliorie, ma non ci sembra questo il punto centrale; basti pensare che il versamento medio è circa la metà del plafond di deducibilità fiscale. C’è chi invece pone l’attenzione sull’aumento della flessibilità degli strumenti di previdenza integrativa: rimuovere alcune rigidità per il sottoscrittore potrebbe effettivamente aiutarne l’ulteriore diffusione.

Ma al di là degli aspetti tecnici su fiscalità e flessibilità, il tema forse più rilevante di tutti è come dare un’ulteriore spinta gentile verso l’adesione a dieci anni dal semestre di silenzio assenso sul Tfr. Una delle domande centrali da porsi è sui reali motivi di interesse delle persone: Google trends ad esempio ci suggerisce che i cittadini non cercano previdenza complementare, ma che sono molto interessati alla loro «data e simulazione della pensione», ossia alla qualità della loro vita futura. Perché dunque non partire da qui? La lista dei soggetti che possono essere coinvolti a vario titolo è lunga e articolata: pubblica amministrazione, aziende, media, patronati e sindacati, terzo settore e volontariato, operatori di mercato e cittadini. Sapendo che esistono già utili schemi di riferimento per effettuare iniziative di educazione previdenziale di qualità, così come previsto dalle varie norme Uni e Iso sull’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Restano 17 milioni di lavoratori che hanno la necessità di ricevere nuovi e più convincenti stimoli sulla necessità di costruire la loro pensione complementare, per migliorare il benessere individuale e collettivo.

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