Previdenza complementare, la portabilità conviene a banche e assicurazioni

Calcolo - Trasferimento Imc

Calcolo - Trasferimento Imc

(di Gianfranco Ursino – Plus24)

Pip e fondi pensione aperti aumentano le dimensioni ma i costi non scendono. Motivo? Le reti vanno remunerate

Il bacino di potenziali iscritti alla previdenza complementare è ancora pressoché illimitato. A quasi nove anni dall’avvio della riforma, la previdenza integrativa non ha minimamente raggiunto l’auspicata platea di aderenti. Eppure con una prateria a disposizione, assicurazioni e banche preferiscono muoversi nel più fertile terreno di caccia dei lavoratori già iscritti a una forma di previdenza complementare.

La forza delle reti di vendita

Nel biennio 2013-14 il saldo netto dei trasferimenti dai fondi negoziali ad altre forme pensionistiche è stato di oltre 15mila unità, di cui 11.700 sono passati ai Pip, i piani individuali pensionistici. Inoltre, su un incremento complessivo di 312mila aderenti registrato dai Pip nel 2014, oltre il 60% è stato “pescato” nel classico bacino di utenza dei fondi negoziali, ovvero tra i lavoratori dipendenti. Un’espansione trainata da reti di vendita diffuse in modo capillare sul territorio e remunerate in base al volume di prodotti collocati. Nonostante ciò, le lobby finanziarie continuano a portare avanti un’estenuante battaglia per consentire ai loro prodotti (Pip e fondi pensione aperti) di competere ad armi pari con i fondi negoziali, frutto della contrattazione collettiva. Nel Ddl concorrenza varato dal Governo in febbraio, ma ancora in discussione in Parlamento, è tornata a far capolino la portabilità del contributo aziendale: oggi chi aderisce a un fondo aperto (che non abbia stipulato un accordo con l’azienda) o a un Pip , non ha diritto al contributo del datore di lavoro che di solito si aggira attorno all’1% della retribuzione. Se la portabilità andrà in porto, per le reti commerciali di banche e assicurazioni sarà ancora più facile convincere gli iscritti ai fondi negoziali a trasferirsi, invece di acquisire nuovi iscritti tra coloro che non godono ancora di alcuna forma di previdenza integrativa: ciò equivarrebbe per l’intero sistema a un gioco a somma zero, senza effetti sul rilancio delle adesioni.

Chi taglia i costi e chi no

In linea di principio, la rimozione di tale vincolo determinerà una maggiore competitività fra le diverse forme previdenziali. Tuttavia non è altrettanto evidente che agli eventuali “spostamenti” di platee di aderenti corrisponda un effettivo vantaggio per gli stessi in termini di minori costi e maggiori rendimenti. Oltretutto, anche in considerazione della significativa diversificazione dei costi tra fondi negoziali, fondi aperti e Pip, sinora la crescita dimensionale di queste ultime due forme previdenziali non si è tradotta mediamente in una diminuzione dei costi a favore degli aderenti. Soltanto per i “negoziali” sono evidenti le economie di scala: al crescere delle adesioni diminuiscono in proporzione i costi di gestione pro capite, poiché vengono suddivisi tra più aderenti e anche perché una maggiore adesione comporta un patrimonio più grande da gestire; da qui ne consegue un maggior potere contrattuale nei confronti delle società di gestione che consente di giungere a stipule di contratti sempre più convenienti. Va sottolineato poi che, a fronte della marcata crescita delle adesioni, le forme pensionistiche individuali (Pip e fondi aperti) fanno registrare un significativo incremento della sospensione dei versamenti contributivi, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto una notevole rilevanza.

Il futuro caos amministrativo

Infine non bisogna sottovalutare la complicazione e l’incremento dei costi amministrativi che un’azienda sopporterà con la moltiplicazione dei versamenti del contributo datoriale ai prodotti previdenziali indicati dai dipendenti: ogni lavoratore potrebbe in teoria scegliere un fondo pensione diverso dagli altri. E se per il momento le commissioni parlamentari hanno stralciato la portabilità, con la volontà però di discuterla assieme alle parti interessate in un tavolo tecnico, con l’arrivo del Ddl concorrenza in Aula sono stati presentati tre emendamenti da diverse forze politiche nel tentativo di ripristinarla. Un continuo andirivieni che alimenta i dubbi di chi ancora deve effettuare una scelta sul proprio futuro previdenziale.

Related posts

Top