Previdenza complementare, qui il fisco resta amico

Fisco - Spesometro Imc

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(di Carlo Giuro – Milano Finanza)

L’arrivo della stagione delle dichiarazioni dei redditi mette sotto i riflettori i vantaggi di fondi pensione e pip. A partire dall’esenzione nel nuovo Isee

Si avvicina la stagione delle dichiarazioni fiscali tra 730 e Modello Unico. Diventa allora interessante ripercorrere qual è il regime fiscale aggiornato della previdenza complementare che rappresenta la tipologia di risparmio che gode di maggiori agevolazioni dal punto di vista tributario in considerazione della finalità sociale cui essa tende.

Se è vero che ai fondi pensione si aderisce per soddisfare il bisogno di integrazione previdenziale è al contempo vero che i benefici fiscali conferiscono ad essi un notevole appeal. Il sistema italiano è strutturato sul modello Ett, Esenzione in fase di contribuzione, Tassazione dei rendimenti, Tassazione delle Prestazioni. Partendo dai contributi versati, dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente, sia volontari sia dovuti in base a contratti o accordi collettivi, anche aziendali, essi sono deducibili dal reddito complessivo per un importo annuo non superiore a 5.164,57 euro. Il vantaggio è quindi rappresentato da un risparmio pari all’aliquota Irpef. Sono deducibili poi, sempre entro lo stesso tetto, i contributi versati nell’interesse delle persone fiscalmente a carico sia nel caso di forme pensionistiche individuali che collettive (se lo Statuto del fondo pensione lo consenta). Riferimento particolare va operato poi ai lavoratori di prima occupazione successiva alla data di entrata in vigore del decreto 252/2005 (1° gennaio 2007) coloro cioè che non erano titolari a tale data di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi Ente di previdenza obbligatoria. Tali soggetti, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, possono, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro. Pertanto, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile è di 7.746,86 euro.

Eventuali contributi versati in eccedenza rispetto al limite annuo di 5164,57 euro, se dichiarati al fondo pensione entro il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento, saranno esentati da tassazione in sede di erogazione della prestazione finale. Considerando ancora la possibilità di proseguire volontariamente la partecipazione alla forma pensionistica complementare, anche al di là del raggiungimento dell’età pensionabile, la relativa contribuzione continua a beneficiare della deducibilità sempre entro i 5164,57 euro annuali. Secondo momento fiscale è poi quello della tassazione dei rendimenti, ora applicata con aliquota del 20%. Con riferimento però alla quota investita in titoli di Stato, si applica il 12,5%. Andando alla tassazione delle prestazioni dei fondi pensione/pip, va ricordato che sono imponibili al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta (quelli per cui cioè si sia dichiarato entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento).

Sulla parte imponibile è operata una ritenuta d’imposta con l’aliquota del 15% ridotta di 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione, con un limite massimo di riduzione di 6 punti. Il risparmio previdenziale gode poi di ulteriori benefici quali la esenzione da imposta di bollo e dalla Tobin Tax. Il ministero del Lavoro e l’Inps hanno chiarito poi che i fondi di previdenza complementare non sono considerati rapporti finanziari da comunicare ai fini della dichiarazione Isee e pertanto la posizione individuale accumulata presso un fondo pensione non rileva ai fini del calcolo di questo indicatore economico-patrimoniale.

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