Previdenza complementare, spende meno chi parte prima

Assicurazioni - Risparmio - Investimenti - Previdenza Imc

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(di Marco lo Conte – Quotidiano del Lavoro)

Quanto versare per ottenere una rendita adeguata

Si fa presto a dire «aderisco a un fondo pensione». Un altro conto è determinare le risorse adeguate per ottenere una pensione “di scorta” o complementare al primo pilastro pensionistico. Occorre, in altre parole, rispondere correttamente a questa domanda: quanto devo versare al mio fondo pensione per puntare a una vecchiaia (più) serena? Perché una cosa è chiara: la previdenza complementare è a capitalizzazione e a contribuzione definita, il che significa che i calcoli pensionistici sono individuali e bastano piccole variazioni di età, reddito, comparto di investimento e costi per produrre risultati molto differenti tra loro. Evitate quindi di emulare il vostro vicino di casa o il cugino “esperto”, prendete carta e penna o, per meglio dire, un buon tool di calcolo (come quello presente sul sito del Sole 24 Ore: www.ilsole24ore.com/calcolapensione), per capire come utilizzare al meglio il proprio fondo pensione. Prendiamo il caso di un quarantenne parasubordinato che accantona 200 euro al mese in un fondo pensione per circa 25-30 anni fino al pensionamento. In caso di adesione ad una linea bilanciata (30% azioni, 70% obbligazioni) il lavoratore stima di poter aggiungere grazie alla previdenza complementare un ulteriore 9,8% di tasso di sostituzione. La rendita stimata si dimezza proporzionalmente se la quota destinata al fondo pensione si dimezza. Se invece di una linea bilanciata si punta – erroneamente, secondo gli esperti – a una linea garantita, l’apporto alla rendita in termini di tasso di sostituzione scende all’8,7%.

Perché, anche se nella mente degli individui pensione fa rima con prudenza, quando si ha molto tempo prima della prestazione, è più coerente partire con un profilo di rischio/rendimento maggiore, da ridurre man mano che ci si avvicina alla pensione. È il principio del lifecycle, o ciclo di vita. Su dimensioni temporali maggiori la differenza è ancora maggiore: la pensione di un ventenne si costruisce con un esborso mensile inferiore del 40%, se invece di una linea garantita a basso rischio si opta per un comparto bilanciato (20% azioni, 80% obbligazioni). Più si “rischia” e più si risparmia.

Ma il fattore chiave del risparmio previdenziale è il tempo. E rimandare le scelte costa caro in termini di rendita pensionistica: si prenda il caso del nostro quarantenne: per incassare 100 euro al mese di pensione complementare – sulla base di una serie di stime prospettive – iniziando oggi dovrebbe versare circa 50 euro al mese; se invece avesse iniziato tre anni fa l’esborso mensile per ottenere il medesimo risultato sarebbe sceso a 44 euro. Se invece, come spesso capita, si rinvia di qualche anno la decisione di aderire a un fondo pensione – diciamo di tre anni –, per ottenere 100 euro al mese i contributi salirebbero a 60 euro. Cifre che per lavoratori più avanti con l’età salgono di conseguenza: un 50enne dovrebbe versare 104 euro al mese per avere una pensione complementare da 100; il che può apparire paradossale, ma occorre ricordare che quella contribuzione è correlata a una rendita vitalizia. E che in ogni caso un rinvio di tre anni avrebbe fatto aumentare l’esborso a 135 euro, mentre un rinvio di sei anni a 170 euro. Per questo occorre partire dai propri bisogni, calcolando il tasso di sostituzione tra ultimo stipendio e primo reddito pensionistico da recuperare, per scegliere di conseguenza grado di rischio e quanto sborsare periodicamente.

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