Previdenza complementare, statali poco scortati

Pubblica amministrazione Imc

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(di Carlo Giuro – Milano Finanza)

Il tasso di adesione alla previdenza integrativa dei dipendenti pubblici resta basso. Anche per un fisco meno favorevole rispetto al settore privato

Il livello di adesione dei dipendenti pubblici alla previdenza integrativa è ancora basso rispetto a quelle che sarebbero le reali necessità prospettiche. Così come riportato nella Relazione annuale della Covip, a fine 2014 gli iscritti lavoratori dipendenti privati erano 4,5 milioni di cui solo 173 mila dipendenti pubblici con un incremento rispetto all’anno precedente di circa 11 mila unità. Il tasso di adesione del pubblico impiego alla previdenza complementare è solo del 5,1% contro il 27,2% dei dipendenti privati. Dal momento che si tratta di due categorie lavorative con identico regime previdenziale sembra che il differenziale di adesione costituisca sicuramente una criticità. Ma quali sono nel concreto le soluzioni previdenziali cui un dipendente pubblico può accedere? Partendo dai fondi pensione negoziali, al momento le forme pensionistiche dedicate sono Espero, per il settore scuola (secondo quanto riportato nel Bollettino Statistico n. 55 del Mefop Espero ha circa 99 mila iscritti e un tasso di adesione dell’8,3%) e Perseo-Sirio (17,2 mila iscritti e un tasso di adesione dell’1,15%).

In particolare quest’ultimo fondo deriva dalla fusione, divenuta efficace a ottobre 2014, del fondo Sirio (destinato ai dipendenti dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del consiglio, Enac e Cnel) nel fondo pensione Perseo (destinato ai dipendenti delle regioni, autonomie locali, e comparto sanità). La nuova forma pensionistica complementare è destinata ad accogliere i bacini di riferimento dei due fondi originari, pari a 1,6 milioni di lavoratori e dovrà raggiungere nel termine di 18 mesi dalla fusione la base associativa minima di 30 mila iscritti, corrispondente a quella già stabilita per il fondo incorporante. Per i dipendenti pubblici residenti in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta è possibile anche aderire ai fondi pensione territoriali Laborfonds e Fopadiva. Nel 2014 alla Covip era pervenuta una nuova istanza di autorizzazione da parte del fondo Fo.na.pe.c. (destinato agli appartenenti all’Arma dei Carabinieri e familiari). Ma l’iniziativa è rimasta al palo. Gli elementi trasmessi, evidenzia la Covip, non sono tuttavia risultati idonei a consentire il superamento delle incertezze in merito alla sostenibilità dell’iniziativa, risultando confermata l’inadeguatezza dei presidi organizzativi implementati per assicurare i livelli di raccolta attesi.

Con riferimento al profilo fiscale esiste una differenza di disciplina tra fondi pensione del pubblico impiego, che rientrano ancora nel perimetro di applicazione della vecchia normativa previdenziale del 1993, e le altre forme pensionistiche integrative (quindi anche fondi pensione aperti e pip) che sono regolati dalla nuova normativa entrata in vigore nel 2007 in seguito al decreto 252 del 2005. Occorre allora che il comportamento del pubblico dipendente sia diverso a seconda del regime fiscale. Se infatti questo aderisce in forma individuale a un fondo pensione aperto o a un pip, allora rientra nel perimetro di applicazione del decreto 252/2005 come qualsiasi altro lavoratore. Se invece il dipendente pubblico aderisce in forma collettiva al proprio fondo pensione di categoria è assoggettato alle previsioni di cui al decreto 124 del 1993. I contributi versati sono allora deducibili dal reddito imponibile entro il limite più basso tra il 12% del reddito complessivo, l’importo di 5.164,57 euro annui e il doppio del Tfr destinato a previdenza complementare. Mentre in base alla disciplina 252/2005 i contributi sono deducibili dal reddito entro il limite di 5.164,57 euro annui. Sempre sul fronte del trattamento fiscale i rendimenti dei fondi pensione erano soggetti fino allo scorso anno ad imposta sostitutiva dell’11% applicata sul risultato netto di gestione, annualmente maturato. La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 13 febbraio 2015 ha chiarito che le previsioni della legge di Stabilità, che ha aumentato tale aliquota al 20%, si applicano anche ai fondi del pubblico impiego. Andando alla tassazione delle prestazioni, quelle in forma periodica (rendite) vengono colpite con tassazione ordinaria Irpef, al netto di quanto già tassato.

Le prestazioni in capitale sono soggette a tassazione separata con aliquota media degli ultimi cinque anni a condizione che l’importo non superi un terzo del montante maturato. Mentre per i fondi disciplinati dal decreto 252 del 2005 il capitale o la rendita (sempre al netto di quanto già tassato) scontano un’aliquota del 15%, ridotta dello 0,3 per ogni anno di partecipazione al fondo successivo ai 15 anni con un limite massimo di riduzione di 6 punti. Dunque, tale aliquota potrà scendere fino al 9%.

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