Previdenza, mai troppo presto per parlarne

Educazione finanziaria (4) Imc

Educazione finanziaria (4) Imc

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

IL QUESITO: Abbiamo qualche difficoltà a parlare di pensione con i nostri due figli, sia perché ü momento è complicato sia perché ci sembrano concetti troppo distanti dalla loro età (14 e 16 anni). Cosa ci consigliate?

Non è mai troppo presto per parlare di previdenza. Anche perché concetti come pensione, anzianità lavorativa e accantonamenti possono essere meno distanti di quanto sembra se si riesce ad adottare un linguaggio adatto alla sensibilità di under 18 con basi minime (o nulle) in materia finanziaria.

Ne è convinta Giovanna Boggio Robutti, direttore generale della Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio: spiegazioni troppo teoriche possono lasciare indifferenti, esempi pratici e calati nella realtà fanno presa sulla curiosità di chi non è ancora abituato a maneggiare denaro. Insomma: meno astrazioni e più casi concreti, alludendo magari a situazioni familiari o facili da comprendere. «Gli strumenti didattici più adatti sono quelli che “parlano” la stessa lingua dei ragazzi e traducono parole come “tasso di sostituzione” in concetti meno astratti e più pragmatici, con esempi che si basano sulla quotidianità e sulla vita vissuta in famiglia», spiega Boggio Robutti.

L’età adatta? Sulla carta, qualsiasi. Nei fatti il consiglio è di aspettare un periodo compreso tra i 17 e i 18 anni prima di sbilanciarsi un ambito che richiede una maturità un po’ più sviluppata e le prime esperienze con la liquidità. «Mi verrebbe da dire “prima è e meglio è” anche perché gli scenari nel mondo pensionistico cambiano molto velocemente – dice Boggio Robutti – ma direi che l’età più adatta è verso i 17/18 anni quando cresce anche il grado di responsabilizzazione dei ragazzi e le scelte, anche economiche ma non solo, iniziano a far intravedere il percorso futuro».

L’imbarazzo, a volte, può essere nel metodo: come si spiega? Non tutti si sentono a proprio agio con la didattica, sopratutto su questioni che richiedono una certa padronanza prima di essere divulgate. Il consiglio della Fondazione è di ricorrere, quando possibile, a uno strumento su misura per le ultime generazioni: i video e percorsi multimediali, dalle infografiche ai quiz per analizzare il profilo pensionistico (o l’attitudine al risparmio) dei giovanissimi. «Quelli che ottengono il successo più grande sia in termini di attenzione, sia in termini di riscontro didattico sono i video e le attività interattive e multimediali – conferma Boggio Robutti –. Un approccio “vecchio stile” fatto solo di nozioni e numeri oggi non è più efficace».

C’è chi ritiene però che la previdenza vada imparata a proprie spese, anche nel vero senso del termine. Boggio Robutti non è d’accordo: l’assenza di educazione previdenziale favorisce quella logica del “rimando” che fa perdere di vista le priorità. E il benessere. «Per intenderci: ci penserà qualcun altro o ci penserò più avanti nel tempo. Una cultura ancora troppo diffusa nel nostro Paese, non solo tra gli studenti».

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