Previdenza, obiettivo Millennials

Investimenti - Millennials Imc

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(di Carlo Giuro – Milano Finanza)

Per incentivare le adesioni Eurofer ha lanciato una campagna sui social, ma il presidente Ortolani chiede a gran voce anche un sostegno dello Stato

Ritorno al futuro. Il rilancio della previdenza complementare costituisce uno degli obiettivi principali del confronto in corso tra governo e sindacati sulla fase due della riforma delle pensioni, dopo le misure inserite nel pacchetto previdenza in legge di Stabilità per il 2017 (in particolare l’Anticipo pensionistico, ovvero l’Ape, e la Rendita integrativa temporanea, in sigla Rita). Il tutto mentre i fondi pensione quest’anno compiono dieci anni dalla riforma che nel 2007 ha introdotto l’inscrizione alla previdenza complementare con il meccanismo del silenzio assenso tramite il versamento del trattamento di fine rapporto (tfr) a cui si aggiunge anche la possibilità per il lavoratore di dare un contributo aggiuntivo (obbligando in questo caso l’azienda a versare la sua parte).

Al contempo il disegno di legge concorrenza, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera per il definitivo via libera entro giugno come previsto dal Def, prevede la convocazione entro 30 giorni dalla sua entrata in vigore di uno specifico tavolo di consultazione per stimolare quello che la Covip definisce come il necessario salto di paradigma che il sistema italiano di previdenza complementare deve condurre. Per fare il punto della situazione MF-Milano Finanza ha incontrato Fabio Ortolani, presidente di Eurofer (il fondo pensione dedicato ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato, di Anas e Ntv) e attore di lungo corso del mondo dei fondi pensione italiani. Ortolani chiede a gran voce un aiuto dal Governo per far capire, soprattutto alle nuove generazioni, a partire dai Millennials, ovvero i nati dal 1980 al 2000, l’importanza di costruire per tempo un percorso di previdenza integrativa per accumulare una pensione di scorta che integri quella pubblica destinata a essere più magra di una volta.

Domanda. Dottor Ortolani quale bilancio si può fare del silenzio-assenso a dieci anni dalla sua introduzione?

Risposta. È un bilancio non positivo. Noi addetti ai lavori ci aspettavamo un’adesione maggiore, considerando che c’è in gioco il futuro pensionistico degli italiani. Il periodo non è stato dei migliori, la crisi economica ha portato alla perdita di tantissimi posti di lavoro e con essi la contribuzione alla previdenza complementare, ma questa non deve essere una scusa per non continuare con un’attività di sensibilizzazione e di rilancio.

D. Su quali leve occorrerebbe intervenire per favorire una crescita delle adesioni?

R. Le leve più importanti sono la formazione e l’informazione, per rendere i cittadini italiani consapevoli della situazione pensionistica che li attenderà. E fondamentale per questo avviare, il prima possibile, una campagna di comunicazione a livello nazionale che dia informazioni adeguate ai lavoratori, fornendo loro tutti gli strumenti idonei per la loro iscrizione. In Eurofer abbiamo dato il via ad un piano di comunicazione sui principali canali social, Facebook, LinkedIn e Twitter, con l’obiettivo di raggiungere i lavoratori più giovani, quelli attualmente meno informati. I singoli fondi pensione complementare però non possono fare da soli, avendo risorse limitate e per questo dobbiamo chiedere con forza il sostegno al Governo e allo Stato.

D. Come rendere più efficienti i fondi pensione in uno scenario sempre più complesso e caratterizzato da tassi di interesse bassi e destinati a rimanere a questi livelli per un periodo prolungato?

R. I fondi pensione sono per natura realtà che devono programmare le attività in un arco temporale lungo. Per cui, la situazione di oggi, caratterizzata da tassi di interesse bassi e da una situazione economica ancora incerta, va seguita attentamente, ma in un’ottica di lunga durata. E anche le eventuali azioni intraprese, dovrebbero tenere in considerazione questa prospettiva di investimento.

D. Una delle grandi emergenze nazionali è il basso livello di alfabetizzazione finanziaria e previdenziale. Come intervenire?

R. La cronaca di questi anni ha messo in luce, drammaticamente, quanto sia necessaria una formazione finanziaria per tutti gli italiani e anche un’attività di analisi e controllo sugli abusi da parte delle autorità competenti. La formazione su queste tematiche potrebbe sicuramente aiutare anche per ciò che riguarda la previdenza. L’adesione alle forme pensionistiche complementari è ancora bassa e un’adeguata attività di alfabetizzazione e sensibilizzazione potrebbe aiutare gli italiani verso una scelta consapevole e un futuro più sereno. Gli attori coinvolti, dai fondi aperti a quelli di categoria e soprattutto lo Stato, dovrebbero spingere maggiormente in questa direzione e attivare, il prima possibile, come accennavo, campagne di informazione e formazione, partendo da quelle generazioni che andranno in pensione con il contributivo e che dovranno scontare una pensione più bassa.

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