PRIMO RAPPORTO SUL SECONDO WELFARE IN ITALIA: UN SETTORE IN FORTE SVILUPPO AD INTEGRAZIONE DEGLI INTERVENTI PUBBLICI

Il Primo rapporto sul secondo welfare in Italia, elaborato dal Centro Einaudi, indica che a fronte dei vincoli del bilancio statale, si sta sviluppando un “secondo welfare” fondato sulla collaborazione fra soggetti pubblici, privati e non-profit, capace di mobilitare risorse aggiuntive e offrire soluzioni innovative ai bisogni dei cittadini. Si conferma il decisivo contributo delle Fondazioni: solo quelle di origine bancarie nel 2012 hanno realizzato 22.000 interventi per complessivi 965 milioni. Anche le imprese, le assicurazioni e i Comuni hanno avviato nuovi progetti nel settore, anche se rimangono ancora ampi margini di crescita. Il futuro del settore sarà sempre più fondato su collaborazioni trasversali fra pubblico, privato e privato sociale e fra attori nazionali e sovra-nazionali

Secondo WelfareIl Primo rapporto sul secondo welfare in Italia, curato da Franca Maino e Maurizio Ferrera (Università degli Studi di Milano e Centro Einaudi) e presentato oggi in collaborazione con la Fondazione Cariplo, analizza in maniera organica tutto il mondo del welfare non pubblico, i suoi protagonisti, i progetti nuovi sviluppati sul territorio e gli strumenti innovativi adottati.

I protagonisti del settore sono sia soggetti pubblici che privati, profit e non profit: associazioni, Fondazioni, e Terzo settore in genere; compagnie assicurative che offrono prodotti nuovi pensati per aiutare gli individui a proteggersi dai rischi e dall’incertezza; grandi imprese e imprese medio-piccole che offrono ai dipendenti tutele aggiuntive, in dialogo con le organizzazioni sindacali; Comuni ed enti locali che non si arrendono alla crisi e ai tagli di bilancio e sperimentano nuove forme di raccordo con il territorio, e i suoi attori, per rispondere in maniera innovativa ai bisogni emergenti – povertà, esclusione sociale, bisogno abitativo, conciliazione fra tempi famiglia e lavoro per le donne.

Il Rapporto è frutto del progetto Percorsi di secondo welfare, realizzato dal Centro Einaudi di Torino in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Dirige il Laboratorio sul secondo welfare in Italia Franca Maino (Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche). L’iniziativa è stata sostenuta da Ania, Corriere della Sera, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione con il Sud, Kme, Luxottica e, dal 2013, anche da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Il secondo welfare negli altri Paesi europei

In altri Paesi europei, segnalano i curatori del rapporto, il secondo welfare ha già raggiunto importanti risultati, in particolare nei servizi a famiglie e persone. E’ nato un nuovo “terziario sociale avanzato” per soddisfare bisogni e domande non coperte dal primo welfare nel campo della salute, dell’assistenza, dell’istruzione, delle attività culturali, ricreative, e, più in generale, della “facilitazione della vita quotidiana”. I soggetti che operano in questi campi variano dalle micro-imprese giovanili alle emergenti multinazionali dei servizi, pronte a investire capitali.

Un ruolo di primo piano è svolto dagli enti filantropici e dalle fondazioni non profit, che oltre a fornire risorse, fungono da motore propulsivo in termini di organizzazione, networking, sperimentazione. In Francia e Gran Bretagna gli addetti del terziario sociale sono stimabili in quasi cinque milioni di unità, in Italia sono meno di tre (dati Eurostat).

Anche il ruolo delle assicurazioni private è rapidamente cresciuto, non solo nel tradizionale settore della previdenza integrativa ma anche in quello sempre più cruciale della long term care (l’assistenza per i nonautosufficienti). In Svezia le assicurazioni private – in collaborazione con i sindacati – sono entrate anche nel settore del sostegno del reddito in caso di disoccupazione.

I dati italiani

Con riferimento alla rilevanza del secondo welfare sotto il profilo economico, finanziario e occupazionale, i numeri del rapporto parlano da soli. La spesa sociale non pubblica, secondo l’OCSE, in Italia è pari al 2,1% del PIL, al di sotto di Svezia (2,8%), di Francia e Germania (3,0%), del Belgio (4,5%), per non parlare di Regno Unito (7,1%) e Olanda (8,3)%. A differenza di altri paesi, la nostra spesa privata è peraltro rimasta ferma nell’ultimo decennio. Esistono quindi ampi margini di crescita che potrebbero far affluire verso la sfera del welfare risorse pari a diversi miliardi.

I dati del censimento Istat sul Terzo settore mostrano che le istituzioni non profit attive in Italia al 31 dicembre 2011 erano poco più di 300.000. Esse contano sul contributo lavorativo di oltre 5,7 milioni di persone, di cui 4,8 milioni di volontari (83,3%), 681 mila dipendenti (11,9%). Prendendo in considerazione i soli dipendenti, il settore rappresenta attualmente il 3,4% della forza lavoro. Dal punto di vista del valore economico, il «fatturato» 2011 di questo variegato insieme di soggetti è stato stimato in circa 67 miliardi di euro, pari al 4,3 per cento del Pil.

Le Fondazioni (oltre 6.200) sono relativamente più presenti nei settori dell’Istruzione e ricerca (11% di tutte le realtà non profit attive in questo ambito) e della Filantropia e promozione del volontariato (9,9%). Nel sistema spiccano le Fondazioni di origine bancaria (FOB) che nel 2012 disponevano di un patrimonio di oltre 42 miliardi di euro. Nello stesso anno hanno realizzato 22.000 interventi in favore dei propri territori, erogando complessivamente 965 milioni di euro. Il patrimonio delle 32 Fondazioni di comunità (15 nate all’interno di un progetto di Fondazione Cariplo) ammontava nel 2012 a 227 milioni di euro. Queste realtà si propongono di «democratizzare la filantropia» attraverso la diffusione della cultura del dono. Le 15 Fondazioni di comunità lombarde hanno superato nel 2012 i 22,5 milioni di euro di erogazioni, grazie ai quali sono stati finanziati oltre 2.300 progetti di utilità sociale.

Le imprese, le assicurazioni ed i Comuni

Per quanto riguarda il sistema delle imprese, oltre l’80% delle aziende con più di 500 dipendenti ha avviato iniziative di welfare aziendale e contrattuale. Nel Rapporto sono presentati casi di aziende di grande e media dimensione (Azienda Trasporti Milanesi (ATM), Luxottica, Colorificio San Marco, Nestlè Italia, SEA Aeroporti, Tetra Pak, UBI Banca, Unipol Assicurazioni) e si mettono in luce le possibili sinergie fra imprese, sindacati, enti locali, fornitori di servizi all0interno dei vari contesti territoriali. Un fenomeno nato come prettamente “aziendale” si arricchisce così di nuovi protagonisti e sviluppa nuovi strumenti come contratti di rete, patti per lo sviluppo, contrattazione di secondo livello e bandi regionali – che possono allargare i servizi alle piccole imprese.

Nel settore delle assicurazioni, in Italia ci sono più di 500 fondi integrativi negoziali e volontari e circa 2.000 mutue sanitarie, molte delle quali nate dalla contrattazione collettiva di grandi categorie di lavoratori dipendenti; esse si autofinanziano per oltre 4 miliardi prestando servizi a più di 5 milioni di persone.

Secondo i curatori del rapporto rimangono tuttavia ampi margini di crescita: la spesa sanitaria privata a carico delle famiglie, cosiddetta out of pocket, si aggira fra il 25 e il 30% della spesa sanitaria complessiva, mentre oggi meno del 4% è intermediata dalle assicurazioni e il 14% circa da organizzazioni mutualistiche non profit.

Molti Comuni, infine, anziché indietreggiare di fronte alla crisi hanno avviato percorsi di rinnovamento. Si sono combattuti gli sprechi, si sono ripensati gli interventi e le loro forme di governance, rafforzando la tutela dei rischi derivanti dalla crisi – quindi sul lavoro e sulle nuove povertà. Il Rapporto illustra molte esperienze concrete di grandi comuni come Milano e Torino, ma anche di comuni medi e piccoli come Novara, Forlì, Udine, Parma, Modena e Pulfero.

Gli esempi più significativi di secondo welfare sul territorio

Nella seconda parte del Rapporto vengono approfondite alcune esperienze ritenute emblematiche del secondo welfare che già esiste in Italia. Uno degli ambiti più significativi è quello della finanza sociale dove si stanno sviluppando iniziative che mirano a cambiare i tradizionali rapporti tra finanza, terzo settore, enti pubblici e imprese.

UBI Banca nella primavera 2012 ha sviluppato con successo titoli obbligazionari che oltre a garantire un ritorno sull’investimento offrono ai sottoscrittori la possibilità di sostenere iniziative di riconosciuto valore sociale. Nello stesso periodo Banca Prossima ha costituto una piattaforma online attraverso cui i privati possono prestare denaro direttamente alle organizzazioni non profit.

Nell’ambito delle politiche abitative, viene illustrato il passaggio dall’edilizia residenziale pubblica all’housing sociale, rivolto al “ceto medio impoverito” e basato su nuovi modelli di governance in cui l’ente pubblico diventa regolatore e promotore di interventi abitativi.

Nell’ambito dei servizi alla persona vengono approfondite le Fondazioni di partecipazione, come la Fondazione Cresci@MO, istituita nel 2012 dal Comune di Modena, a cui è stata affidata la gestione di cinque scuole dell’infanzia comunali.

Un capitolo infine è dedicato alle politiche di conciliazione, concentrando l’attenzione sui percorsi di riforma a livello sub-nazionale, prendendo in esame l’esperienza delle Reti territoriali di Regione Lombardia.

I progetti delle Fondazioni

Le Fondazioni di origine bancaria hanno sviluppato esperienze positive di contrasto alla crisi sia autonomamente, sui propri territori operativi, sia in partnership fra loro, a livello infra-regionale o nazionale. Fra le iniziative più significative:

  • L’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo di Torino ha sviluppato Trapezio, progetto che si propone di avvicinare e sostenere soggetti vulnerabili offrendo loro le risorse adeguate per contrastare efficacemente il rischio di esclusione sociale e prevenire lo scivolamento in situazione di povertà.
  • Fondazione Cariplo ha sostenuto un progetto regionale per diffondere l’Amministrazione di sostegno, istituto giuridico che permette di tutelare le persone in situazioni di fragilità, coinvolgendo e valorizzando una vasta gamma di soggetti: dalle organizzazioni del terzo settore agli enti locali, dalle ASL agli ordini professionali fino ai tribunali.
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ha avviato un Piano straordinario di contrasto agli effetti della crisi su tutta la provincia cuneese stanziando 4 milioni di euro in 2 anni. Tra le iniziative del Piano c’è Emergenza Casa, progetto che contrasta la povertà abitativa per prevenire o gestire gli sfratti sempre più frequenti.

Particolarmente significativo anche il ruolo delle Fondazioni di Comunità. Il Rapporto segnala gli schemi di micro-credito adottati dalla Fondazione Comunitaria del Ticino Olona, il progetto Famigliamoci sostenuto dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, le iniziative di sostegno alla genitorialità della Fondazione di Monza e Brianza, o il Fondo Emergenza Lavoro della Fondazione della Comunità del Novarese.

Due giorni di incontri a Milano dedicati al secondo welfare

La Presentazione del Rapporto è avvenuta nel corso di una due giorni (28 e 29 novembre) organizzata dal Centro Einaudi, dalla Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo a Milano dove alcuni fra i principali protagonisti in Italia ed Europa hanno discusso di esperienze, progetti e nuove soluzioni.

La presentazione odierna del Primo rapporto sul secondo welfare in Italia è stata discussa, tra gli altri, da Pierangelo Albini (Confindustria, Direttore lavoro e welfare), Dario Focarelli (Ania, Direttore Generale), Giuseppe Guzzetti (Acri e Fondazione Cariplo, Presidente), Vincenzo Manes (Intek Group, Presidente A.D.), Gianluigi Petteni (Cisl Lombardia, Segretario Generale), Elide Tisi (Città di Torino, Vicesindaco; Anci Piemonte, Responsabile Area Welfare). Le conclusioni sono state di Enrico Giovannini, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La due giorni proseguirà domani con il convegno internazionale “Riprogettare il Welfare: uno sguardo al Mediterraneo”, organizzato da Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo, per gettare lo sguardo sui sistemi di welfare di Italia, Portogallo, Spagna e Grecia e facilitare il confronto tra gli esponenti di alcune fra le maggiori fondazioni attive nell’area del Mediterraneo ed in Europa.

Sintesi “Primo rapporto sul secondo welfare in Italia”

I singoli contenuti del Rapporto

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