Procedura di risarcimento diretto RCA, termine per l’azione e risarcibilità delle spese legali

Cassazione - Esterno (2) Imc

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Nuovo contributo a cura di Fulvio Graziotto, titolare dello Studio Graziotto. Nella procedura di risarcimento diretto, la domanda giudiziale proposta prima dei 60 giorni dalla richiesta di risarcimento è improponibile e tale improponibilità è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio. L’art. 9 del D.P.R. n.254/2006, se inteso nel senso che esso vieta tout court la risarcibilità del danno consistito nell’erogazione di spese legali, deve essere ritenuto nullo per contrasto con l’art. 24 Costituzione e va disapplicato

Procedura di risarcimento diretto RCA, termine per l’azione e risarcibilità delle spese legali – di Fulvio Graziotto, Studio Graziotto

Decisione: Sentenza n. 11154/2015 Cassazione Civile – Sez. III

Il caso

In data 12/02/2008 un assicurato RCA faceva pervenire al proprio assicuratore una richiesta di risarcimento diretto dei danni subiti dalla propria vettura in un incidente, verificatosi in data 01/02/2008, causato dalla condotta colpevole di altro conducente.

In data 08/04/2008 la compagnia del danneggiato trasmetteva al proprio assicurato l’importo di € 1.650, a mezzo raccomandata indirizzata al legale del suo assicurato danneggiato, a titolo di spese di riparazioni e fermo tecnico, somma che l’avvocato tratteneva in acconto perché mancavano le spese legali.

Il danneggiato citava la compagnia davanti al Giudice di Pace, che rigettava la domanda ritenendo che le spese legali non erano dovute.

Il danneggiato proponeva appello (in Tribunale, che funge da giudice di appello per le decisioni appellabili del Giudice di Pace) e la Corte di Appello condannava la compagnia assicurativa anche al pagamento delle spese stragiudiziali.

La compagnia ricorreva in Cassazione proponendo ricorso articolato in 3 motivi, e la Corte di legittimità ha accolto il secondo e il terzo motivo, cassando la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale che dovrà provvedere anche alle spese del giudizio in Cassazione.

La decisione

I tre motivi di ricorso della Compagnia assicurativa erano i seguenti:

  • Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 codice di procedura civile, perché il Tribunale l’avrebbe condannata oltre i limiti della domanda del danneggiato (avanti al Giudice di Pace l’assicurato aveva citato la compagnia per “asserito mancato adempimento ai propri doveri di assicuratore”, cioè per inadempienza contrattuale, mentre in appello aveva chiesto le spese di assistenza stragiudiziale);
  • L’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata per non avere il giudice di Appello considerato esaurientemente che l’accertamento sul quantum del danno materiale era stato oggetto di un accordo non contestato, non risultando questioni per la lievissima differenza sul “fermo tecnico”; che comunque il danneggiato era stato avvertito che quanto pagatogli potesse essere considerato solo un acconto e che, ciò malgrado, aveva posto mano alla causa senza alcun preavviso nel cinquantacinquesimo giorno successivo alla richiesta di risarcimento in forma diretta;
  • Per violazione e falsa applicazione dell’art.9 del D.P.R. n. 254/2006, in quanto il giudice d’appello avrebbe erroneamente attribuito alla compagnia l’obbligo di corrispondere il rimborso di spese “stragiudiziali” indebite, non essendo nulla dovuto a titolo di assistenza legale quando l’offerta tempestiva corrisponda all’effettivo dovuto, e peraltro incognite nel loro ammontare.

La Cassazione esamina, anzitutto, il terzo motivo.

Premette che «l’art. 9. reg. n. 254/2006 – Assistenza tecnica e informativa ai danneggiati al comma secondo, statuisce testualmente: “Nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona”».

«(…) se il danneggiato accetta l’offerta, non gli è dovuto alcun risarcimento per il danno eventualmente consistito nelle spese legali, nelle spese peritali di stima del danno al veicolo o di altri danni a cose (ad es., compenso ad un commercialista per una perizia di stima del danno patrimoniale derivato dalla perdita della capacità di guadagno o dall’anticipato pensionamento)».

La Cassazione afferma che tale previsione desta varie perplessità rilevando che secondo la giurisprudenza della Cassazione stessa, nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, “il danneggiato ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali; se invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all’instaurazione del giudizio divengono una componente del danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali”. (Cass. n. 2275/06, Cass. 11606/2005).

Afferma poi la Corte: «Ora, anche qualora non si volesse condividere l’orientamento giurisprudenziale riportato, resta il fatto che i compensi corrisposti dal danneggiato al proprio avvocato (o ad un perito diverso da quello medico legale) per l’attività stragiudiziale devono poter formare oggetto di domanda di risarcimento nei confronti dell’altra parte a titolo di danno emergente, quando siano state necessarie e giustificate».

E ancora, afferma la nullità della disposizione del D.P.R. citato: «Pertanto una norma regolamentare (e quindi una fonte di secondo grado) che escluda a priori il diritto al risarcimento di un tipo di danno che la legge (e quindi una fonte di primo grado) considera altrimenti risarcibile, appare difficilmente compatibile con gli artt. 3 e 24 Cost., ed è perciò nulla, alla luce del principio secondo cui regolamenti in contrasto con la Costituzione, se non sono sindacabili dalla Corte costituzionali, perche privi di forza di legge, sono comunque disapplicabili dal giudice ordinario, in quanto atti amministrativi, in senso ampio».

Poi la Cassazione affronta il tema della risarcibilità del danno: «Senonché, osserva questa Corte che la risarcibilità o meno del danno (di qualsiasi danno) dipende dalla sua natura giuridica, non dal suo contenuto economico. Cosi, un danno non patrimoniale potrà non essere risarcibile perche non rientrante nella previsione dell’art. 2059 c.c.; un danno patrimoniale potrà non essere risarcibile perche causato dalla vittima a se stessa, ex art. 1227 c.c.; ma certamente non può mai ammettersi che un danno, altrimenti risarcibile, perda tale sua qualità solo perchè sia consistito nell’avere il danneggiato effettuato un esborso in favore di Tizio piuttosto che di Caio. Orbene, in tema di danni consistiti in spese erogate a professionisti di cui danneggiato si sia avvalso per ottenere il risarcimento del danno, quel che rileva ai fini della risarcibilità è unicamente la sussistenza di un valido e diretto nesso causale tra il sinistro e la spesa. Dunque le spese consistite in compensi professionali saranno risarcibili o meno non già in base alla veste del percettore (sì al medico legale, no all’avvocato), ma in base alla loro effettiva necessità: dovrà perciò ritenersi sempre risarcibile la spesa per compensare un legale, quando il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando la vittima non ha ricevuto la dovuta assistenza, ex art. 9, co.1, d.p.r. 254/2006, dal proprio assicuratore. Per contra, sarà sempre irrisarcibile la.spesa per compensi all’avvocato, quando la gestione del sinistro non presentava alcuna difficoltà, i danni da esso derivati erano modestissimi, e l’assicuratore aveva prontamente offerto la dovuta assistenza al danneggiato. Quindi il problema delle spese legali va correttamente posto in termini di “causalità”, ex art. 1223 c.c., e non di “risarcibilità”. Da ciò consegue, ovviamente, che l’art. 9, 2° co., d.p.r. 254/2006, se inteso nel senso che esso vieta tout court la risarcibilità del danno consistito nell’erogazione di spese legali, deve essere ritenuto nullo per contrasto con l’art. 24 Cost., e va disapplicato».

E conclude: «Premesso ciò, la sentenza impugnata è errata nella parte in cui non ha valutato se le spese stragiudiziali richieste erano necessitate e giustificate dalla complessità del caso e dalle contestazioni sorte con l’assicuratore richiesto del pagamento o dall’inerzia di assistenza adeguata dello stesso».

La Cassazione passa poi ad esaminare il secondo motivo del ricorso in Cassazione: «Inoltre (e con riguardo al secondo motivo), va osservato che l’art. 145 del codice assicurazioni statuisce che la richiesta di risarcimento deve essere inoltrata, in fattispecie di soli danni alle cose, almeno 60 giorni prima dell’azione. La richiesta deve essere proposta nei termini di cui all’art. 148 cod. ass.. Ciò, a pena di improponibilità della domanda. Ciò significa che se tale richiesta non contenga tutte le voci di danno, ma ne escluda qualcuna, la domanda è improponibile limitatamente a tale voce esclusa dalla richiesta. Peraltro, l’improponibilità della domanda è rilevabile anche d’ufficio e il predetto onere, imposto al danneggiato di richiedere il risarcimento almeno 60 giorni prima di proporre relativo giudizio, costituisce condizione di improponibilità della domanda risarcitoria la cui carenza è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti (Cass. Civ., Sez. III, 06/03/2012, n. 3449)».

Ne consegue l’accoglimento anche del secondo motivo in quanto: «non è l’assicuratore tenuto a compulsare il danneggiato in merito ad eventuali spese legali stragiudiziali necessarie nel caso concreto, ma deve essere questi che le ne faccia richiesta ex art. 145 c. ass., norma che si applica anche nell’ipotesi di richiesta al proprio assicuratore ex art. 149 codice delle assicurazioni».

Quindi, la Cassazione accoglie il secondo e terzo motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale che dovrà provvedere anche sulla spese del procedimento in Cassazione.

Osservazioni

In questa sentenza ben motivata, la Cassazione esamina alcuni aspetti frequenti nel contenzioso R.C.A.

In estrema sintesi, afferma la nullità dell’art. 9 D.P.R. 254/2006 per contrasto con l’art. 24 Costituzione, e chiarisce che la domanda giudiziale proposta prima dei 60 gg. previsti dal codice delle assicurazioni è improponibile, e ciò è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio; nel caso la richiesta di risarcimento non contenga tutte le voci di danno, è improponibile limitatamente alle voci escluse dalla richiesta.


Disposizioni rilevanti

Art. 145 (Proponibilità dell’azione di risarcimento), art. 148 (Procedura di risarcimento), art. 149 (Procedura di risarcimento diretto)

Art. 9 (Assistenza tecnica e informativa ai danneggiati)


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