Produttività, il tetto aumenta a 3mila euro

Produttività Imc

Produttività Imc(di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci – Il Sole 24 Ore)

Sul plafond la tassa piatta del 10%. Agevolazione per i lavoratori che hanno fino a 80mila euro di reddito. Con la leva fiscale e la contrattazione collettiva si punta a incentivare la partecipazione alla previdenza complementare

Il premio di produttività “incentivato” con la cedolare secca al 10% salirà, nel 2017, dagli attuali 2mila euro a 3mila euro; per crescere, poi, ancora di mille euro, fino cioè a 4mila euro, in caso di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro (oggi questa soglia è ferma a 2.500 euro). Ad ampliarsi è anche la platea dei beneficiari, con la novità di ricomprendervi, non solo operai e impiegati, ma anche quadri e una fetta della dirigenza non apicale, con l’allargamento del limite di reddito per usufruire della tassazione agevolata, da 50mila euro, attualmente in vigore, a 80mila euro lordi annui.

Il governo conferma nella legge di Bilancio, approvata ieri in via preliminare, e che dovrà ora essere inviata alle Camere, il rafforzamento delle misure per rilanciare la produttività, legata alla contrattazione di secondo livello, e, per questa via, la competitività delle imprese e i salari dei lavoratori.

L’allargamento dei tetti fino a 4mila euro delle somme detassate e fino a 80mila euro di reddito costerebbe il primo anno circa 200 milioni di euro, per poi salire nel tempo fino a 350-400 milioni, sempre aggiuntivi rispetto ai 589 milioni di euro già previsti dalla scorsa manovra per questa misura che finora ha avuto un discreto utilizzo (al 14 settembre risultavano depositati al ministero del Lavoro 15.078 dichiarazioni di conformità, di cui 11.003 riferite a contratti sottoscritti nel 2015).

L’operazione, i cui dettagli sono alle ultime limature tecniche, confermerebbe la possibilità di convertire il premio agevolato nei benefit ricompresi nel welfare aziendale, che rimangono completamente detassati, e quindi non più soggetti neanche all’imposta sostitutiva del 10 per cento. Con la leva fiscale si punta a incentivare – attraverso la contrattazione collettiva – il ricorso dei lavoratori alla previdenza complementare, all’assistenza sanitaria, alla partecipazione azionaria nella società presso cui lavorano. Allo studio «c’è pure l’ipotesi di introdurre, in modo strutturale, agevolazioni fiscali legate alle coperture assicurative per non autosufficienza e malattie gravi – spiega Marco Leonardi, consigliere economico di palazzo Chigi –. L’obiettivo è quello di favorire anche il ricorso a enti o casse assistenziali, oltre che ai sussidi occasionali per gravi esigenze personali o familiari del dipendente, come lutti o malattie». Ancora in discussione è invece il chiarimento, attraverso una norma interpretativa del Tuir (il Testo unico delle imposte sui redditi), che le prestazioni di welfare possano essere concordate tra le parti sociali non solo a livello di contrattazione aziendale o territoriale, ma anche dai contratti collettivi nazionali sia del settore privato che pubblico.

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