Professioni sanitarie, risk management beffa

Rc professionale medici - Stetoscopio Imc

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(di Beatrice Migliorini – ItaliaOggi)

Il report Assomed. In sanità appesantisce solo la burocrazia. Straordinari non pagati a un professionista su quattro

I professionisti del settore sanitario bocciano le unità di Risk management. Le pratiche di gestione del rischio clinico sono un appesantimento burocratico e poco utile allo scopo. Ammesso e non concesso che vengano effettivamente messe in pratica dalle strutture. Più utile, invece, sarebbe investire nel personale sanitario. I pazienti gestiti dai sanitari per ciascun turno notturno possono, infatti, essere anche superiori a 200. Senza contare, poi, che in molti casi le ore lavorate in eccesso rispetto al limite delle 48 ore settimanali non sono retribuite. L’sos arriva a seguito di un ricerca sul punto, condotta da Assomed (Associazione medici dirigenti), che tra il 18 gennaio e il 7 marzo 2016 ha raccolto le risposte di 1.089 medici.

Risk management. Un inutile appesantimento burocratico che non porta risultati. Questa l’opinione espressa sul risk management dal 45% dei soggetti che hanno risposto al questionario. Per il 31%, poi, si tratta comunque di una cosa poco utile e limitata esclusivamente ad alcuni ambiti. Il 15% degli intervistati, invece, non è proprio a conoscenza di protocolli ad hoc nella propria struttura. Solo per il 10%, infine, è un’attività utile. «Che il problema rischio clinico sia rilevante lo si desume chiaramente da un’analisi dei sinistri diffusa dalla compagnia assicuratrice Marsh», si legge nel report, «in Italia nel 2014 si sono registrati oltre 2,5 sinistri ogni 1.000 ricoveri, con un costo totale che supera il miliardo e mezzo di euro e la maggior parte delle richieste di risarcimento danni, il 56%, proviene dal Nord Italia». E, a proposito di rischio clinico, Assomed ha analizzato anche la correlazione con la mole di lavoro fronteggiata dai professionisti del settore sanitario.

Carichi di lavoro. Tra i 50 e 200 pazienti per turno notturno. Questa la mole di lavoro che i sanitari possono arrivare a fronteggiare nella fascia oraria di riferimento. Dall’analisi delle risposte, infatti, è emerso come il 60% dei soggetti gestisca poco meno di 50 pazienti per turno, mentre il 17,7% tra i 50 e i 100, il 9,9% circa tra i 100 e i 200 e il 5% circa oltre 200. Anche in questo caso, poi, «sono emerse significative differenze geografiche: nel Nordovest ben il 10,8% gestisce nel corso della notte più di 200 pazienti mentre al Sud solo il 2,88%», si legge nel report di Assomed, «inutile dire che la gestione di oltre 100 pazienti per turno di guardia, con punte superiori ai 200 non può che incrementare il rischio clinico sia per il medico che per il paziente mettendo a repentaglio la qualità dell’assistenza».

Cumulo ore lavorative. A completare il quadro c’è, poi, l’aspetto più strettamente legato alla remunerazione. «Nonostante l’attuazione della norma sul rispetto dell’orario di lavoro (legge 161/2014) il 44.7% dei soggetti ha dichiarato di eccedere il limite settimanale delle ore lavorative previsto dalla legge, e di questi più della metà lavora extra orario senza alcuna remunerazione».

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