Professionisti, addio agli studi di settore

Calcolo - Professionisti Imc

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(di Marco Mobili – Quotidiano del Fisco)

Governo al lavoro per abolire già da quest’anno d’imposta lo strumento di determinazione dei compensi. L’anticipazione del viceministro Luigi Casero in un’intervista che sarà trasmessa a Telefìsco. La semplificazione viaggerà di pari passo con una nuova spinta alla fattura elettronica

Abolizione degli studi di settore per tutti i liberi professionisti. E, con lo strumento legislativo giusto come ad esempio un possibile correttivo alla delega fiscale, già a partire dall’anno d’imposta in corso. Non solo. Il possibile addio allo strumento di determinazione dei compensi dei lavoratori autonomi sarà seguito da un’accelerazione della fatturazione elettronica con la comunicazione al Fisco in via telematica e periodica di tutte le fatture. Ad annunciare le nuove semplificazioni fiscali per le partite Iva allo studio del Governo sarà domani il viceministro all’Economia, con delega sulle Finanze, Luigi Casero, nel corso dell’intervista che sarà trasmessa a Telefisco, il convegno via satellite dell’Esperto risponde de «Il Sole 24 Ore» sulle principali novità tributarie in vigore dal 1° gennaio 2016.

L’intervento di semplificazione sugli studi di settore e che andrà ben oltre l’abolizione di Gerico per i professionisti è uno degli otto punti indicati nella direttiva sugli obiettivi di politica fiscale 2016-2018 diramata la scorsa settimana dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Le linee di indirizzo dettate dal ministro puntano a rafforzare la collaborazione tra contribuente e amministrazione finanziaria come strumento di semplificazione e di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. L’obiettivo è quello di rendere gli studi più efficaci senza ridurre comunque la loro attendibilità, come chiedono le associazioni di categoria. Saranno semplificati a partire dalla riduzione del loro numero: i 204 modelli saranno aggregati e destinati a una platea che conta più di 3 milioni di contribuenti. Progressivamente si abbandoneranno gli attuali 2mila cluster (termine tecnico che indica i gruppi omogenei di elaborazioni statistiche) per passare a modelli organizzativi di business (Mob).

Per i professionisti, come anticipato, la rivoluzione sarà più radicale e dovrebbe portare all’abolizione di uno strumento mai troppo amato dalle categorie. Da sempre gli Ordini contestano l’attendibilità degli studi: tra l’altro i professionisti, applicando il principio di cassa nella determinazione del reddito, non sempre riescono a evidenziare una stretta relazione tra le spese sostenute nell’anno e i compensi percepiti.

Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito del Dipartimento delle Finanze e relativi all’anno d’imposta 2013 a dire addio agli studi saranno circa 800mila professionisti i cui compensi medi dichiarati al Fisco ammontano a 75mila euro, mentre il reddito di lavoro autonomo si attesta sui 42mila euro annui. Poco più della metà dei professionisti (451.312) con compensi oltre 30mila euro è congruo naturale o per adeguamento agli studi di settore e dichiara ricavi medi per 124mila euro e reddito vicino a 70mila euro.

La semplificazione degli studi viaggerà di pari passo con quello di un’ulteriore spinta alla fatturazione elettronica e all’invio di tutti i dati delle fatture sia in entrata che in uscita. Le basi, in sostanza, per far decollare per gli autonomi la dichiarazione Iva precompilata e un vero e proprio “archivio” in cui saranno disponibili in rete tutte le informazioni su rimborsi e versamenti delle partite Iva.

La riduzione degli oneri passerà anche per una nuova sfoltita ai micro-balzelli che complicano la vita e molto spesso costano più del servizio erogato. Con la delega fiscale era già saltata la tassa sui fiammiferi. Ora a dire addio al sistema tributario potrebbero essere una decina di micro-balzelli. Come hanno spiegato ieri fonti del Mef il dossier è allo studio dei tecnici ma resta l’obiettivo di mettere nel mirino molti tributi che fruttano cifre piccolissime e hanno un costo non solo per il contribuente ma anche per la gestione da parte delle Finanze, tanto che sono state ribattezzate “tasse antipatiche”. Per citarne alcune: il bollo per il passaporto, la tassa sulle targhe automobilistiche o, ancora, quella dovuta dai neolaureati per i diplomi universitari.

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