Professionisti con colpa circoscritta

Giudice - Sentenza Imc

Giudice - Sentenza Imc

(Autore: Giovanni Negri – Quotidiano del Lavoro)

Tribunale di Firenze, no al risarcimento se le sanzioni sono conseguenza della condotta del cliente. Il consulente del lavoro non risponde per le misure inflitte dall’Inps

Il professionista non può essere condannato a risarcire il cliente per l’illecito commesso. Non quando a commettere l’illegalità è stato sollecitato dallo stesso cliente. Lo precisa il Tribunale di Firenze con la sentenza n. 2588/2014 che ha respinto la richiesta avanzata dalla cliente di un consulente del lavoro. La donna lamentava il danno subito dall’operato del professionista al quale aveva affidato la tenuta della contabilità e la gestione amministrativa e previdenziale dei rapporti con i dipendenti.

Nel 2001 l’Inps aveva accertato un debito contributivo nel periodo gennaio-novembre 2000, ingiungendo il pagamento di 155mila euro, di cui oltre 50mila a titolo di sanzioni e interessi. Nel ricorso l’imprenditrice chiedeva la dichiarazione di colpa professionale del consulente per non avere disposto correttamente il calcolo dei contributi spettanti provocando in questo modo l’applicazione delle sanzioni e dei maggiori costi per interessi e oneri di difesa.

Il consulente si è però difeso sostenendo che non di errore si era trattato, quanto piuttosto di adempimento di una precisa richiesta da parte della cliente, intenzionata a risparmiare sulle somme dovute all’Istituto previdenziale. Affermazioni che sono poi state corroborate in corso di giudizio soprattutto grazie alla testimonianza di un’impiegata dello studio professionale addetta proprio alla redazione delle buste paga.

Con un passo ulteriore, il Tribunale di Firenze esclude l’antigiuridicità del danno, visto che rappresenta la conseguenza, consapevolmente accettata dal cliente, dell’omissione contributiva. Infatti – sottolinea la sentenza – il cliente che chiede al professionista di commettere un illecito nel suo interesse, consapevole oltretutto delle misure cui va incontro, non ha titolo per avanzare richieste di risarcimento nei confronti del professionista stesso se poi la sanzione paventata viene poi effettivamente inflitta.

Non va dato seguito, scrivono i giudici fiorentini, a quanto affermato da una (abbastanza) recente sentenza della Cassazione, la 9916 del 2010, che ha invece affermato, in una fattispecie analoga, la responsabilità civile, in ogni caso, del professionista, per i danni economici sofferti dal cliente consistenti nelle sanzioni applicate. Per la Corte, infatti, il professionista è sempre tenuto al rispetto della legge.

Un orientamento non condivisibile, per il tribunale di Firenze, visto che non bisogna confondere la responsabilità di natura pubblicistica del professionista (penale, amministrativa, disciplinare) che commette illeciti nell’esecuzione del mandato, anche se nell’interesse e d’intesa con cliente, dalla responsabilità civile del professionista nei confronti del cliente stesso, che invece è l’effettivo beneficiario della infrazione.

Se nel primo caso, e segnatamente per quanto attiene alla responsabilità penale ed amministrativa, è pacifica la responsabilità personale del professionista per gli eventuali illeciti commessi nello svolgimento del mandato, in concorso con il cliente, certo non può sussistere alcuna responsabilità civile, di natura contrattuale od extracontrattuale, del primo nei confronti del secondo, per le conseguenze sfavorevoli che possano derivare al cliente in caso di accertamento dell’illecito.

Diversamente ragionando, infatti, palese risulterebbe la violazione dei principi generali dell’ordinamento in materia di efficacia scriminante del consenso, ovvero in ordine alla tutelabilità delle pretese non meritevoli.

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