Pronto il nuovo piano di Cattolica

La sede di Cattolica Assicurazioni (2) Imc

La sede di Cattolica Assicurazioni (2) Imc

(Autore: Anna Messia – Milano Finanza)

Il 18 settembre l’esame in cda e il 19 la presentazione al mercato

Il nuovo piano industriale 2014-2017 di Cattolica Assicurazioni (nella foto, la sede) è ormai pronto. Il passaggio in consiglio di amministrazione è stato fissato per il 18 settembre e la presentazione al mercato è prevista per il giorno successivo, venerdì 19. Benché il management guidato dall’amministratore delegato Giovan Battista Mazzucchelli stia sistemando gli ultimi dettagli, limando in particolare i numeri, gli obiettivi che la compagnia assicurativa presieduta da Paolo Bedoni ha in mente per il prossimo triennio appaiono a questo punto piuttosto chiari: l’intenzione è accelerare la crescita dei rami Danni e sviluppare ancora il Vita, aumentandone in particolare la profittabilità puntando su welfare e previdenza. Del resto la raccolta Vita ha registrato un boom nell’ultimo anno un po’ su tutto il mercato.

L’intenzione di Cattolica è ovviamente quella di continuare a crescere e di aumentare la quota di mercato, ma la sfida che si presenterà nei prossimi anni e che l’accomuna ai concorrenti sarà di aumentare la profittabilità del ramo Vita. Il piano industriale quindi per certi versi sarà impostato nel segno della continuità, visto anche il buon andamento della compagnia veronese: il primo semestre del 2014 si è chiuso con un utile netto di gruppo di 30 milioni, in crescita del 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; Mazzucchelli proprio in occasione della presentazione dei conti di fine giugno aveva dichiarato di attendersi un 2014 migliore dell’anno scorso e ciò potrebbe far aumentare il dividendo riconosciuto agli azionisti. Ma Cattolica dovrà anche accelerare sull’innovazione dei processi, per spingere sulla digitalizzazione a favore dei clienti e delle reti distributive, e nel gruppo avrebbero già in programma importanti investimenti in Information Technology.

Non solo. A Verona sono pronti a scommettere anche sulle prospettive di crescita che si sono aperte nel settore agroalimentare con l’acquisizione, avvenuta lo scorso giugno, di Fata, compagnia assicurativa specializzata nel settore agricolo, venduta dalle Generali per 195 milioni di euro, e su cui il gruppo sembra puntare molto. Le sinergie sono già partite e per consentire agli agenti Fata di vendere anche i prodotti Vita, welfare e previdenza è stato avviato un processo di coordinamento e di riorganizzazione degli assetti distributivi, oltre che di formazione delle reti di vendita. Il riassetto ha coinvolto più in particolare Cattolica Previdenza, società specializzata in prodotti previdenziali che è stata integrata parte nella capogruppo, e parte in un’altra società del gruppo, Cp Servizi Consulenziali.

C’è un’altro pilastro della crescita di Cattolica che non potrà poi essere trascurato dal nuovo piano industriale: gli accordi distributivi con banche partner. Un canale su cui il gruppo ha dimostrato nei fatti di continuare a scommettere, mettendo mano al portafoglio per partecipare agli aumenti di capitale lanciati dagli istituti in questi mesi. La prima mossa è stata l’adesione alla ricapitalizzazione della Cassa di Risparmio di San Miniato attraverso la sottoscrizione di azioni e obbligazioni convertibili di nuova emissione per un totale di 12,3 milioni (di cui 6,4 milioni di azioni ordinarie e 5,9 milioni di obbligazioni convertibili con scadenza 2015). A luglio è stato poi concluso un accordo con Veneto Banca in due mosse: da una parte l’esercizio anticipato di un’opzione di vendita di azioni della banca, dall’altra la sottoscrizione dell’aumento di capitale per un controvalore complessivo di 10 milioni. Mentre, con l’obiettivo di valorizzare la partnership con Banca Popolare di Vicenza, già rinnovata a fine 2012 con una proroga della scadenza al 2022, Cattolica ha aderito all’aumento di capitale chiuso ad agosto per un controvalore di 2,8 milioni, prevedendo anche l’esercizio del diritto di prelazione sull’eventuale inoptato per un numero massimo di azioni che consenta il raddoppio dell’attuale quota partecipativa (pari allo 0,45%%), dunque con un investimento massimo ulteriore di 27,6 milioni di euro.

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