Punto Welfare, una non profit per il terzo pilastro

Welfare - Protezione - Collaborazione Imc

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(di Alberto Mazza – Iotiassicuro.it)

Offrire servizi (assicurativi e non) agli aderenti seguendo la logica del gruppo d’acquisto: più si è, meno si paga. E spostando la negoziazione dal piano individuale a quello collettivo. E’ questo il Dna di Punto Welfare, associazione senza fini di lucro nata lo scorso novembre con l’obiettivo di rendere il terzo pilastro accessibile per tutti. E di promuovere la cultura del welfare, che in Italia è ancora molto debole.

“Oggi il primo pilastro sta limitando sempre di più le sue prestazioni”, dice Federico Gallo Perozzi (nella foto), uno dei nove soci fondatori dell’associazione. “Il secondo pilastro, il welfare aziendale, è collegato ai contratti collettivi che le aziende sottoscrivono con i loro dipendenti – ma, proprio per il suo carattere ‘collettivo’, presenta due problemi. Primo, che al momento del pensionamento i lavoratori perdono tutto. Secondo, che il dipendente a cui l’azienda rivolge un programma non sceglie una prestazione: la subisce. Per esempio, se un single non ha figli, a che cosa serve un capitale-premorienza?”.

E poi, appunto, c’è il terzo pilastro. “Che oggi vive su un paradosso: è molto oneroso perché il mercato è poco sviluppato. Così, chi avrebbe bisogno di accedere – le fasce più basse di reddito – non ne ha la possibilità, mentre chi può non ne ha bisogno. Ed è qui che siamo nati. Il nostro progetto è di rendere meno oneroso l’accesso del cittadino allo stato sociale. Aprendolo a fasce di reddito medio-basse”.

In che modo pensate di farlo? “Utilizzando due leve”, risponde Gallo Perozzi. “In primo luogo, spostando la negoziazione del singolo cittadino dal piano contrattuale individuale a quello collettivo. Poi, seguendo la logica dei gruppi d’acquisto. Per questo motivo, il numero di iscrizioni all’associazione è un fattore determinante: più siamo, meno paghiamo”.

Ltc a vita. L’associazione nasce dunque per proporre servizi legati al welfare a 360 gradi – quindi, come già anticipato – assicurativi e non. Per questo motivo, Punto Welfare è iscritta alla sezione B del Rui – è quindi un broker a tutti gli effetti, anche se non a fini di lucro – ma può contrattare prestazioni di altro tipo, “dalle badanti alla telemedicina”, puntualizza Gallo Perozzi.

La natura dell’associazione la vincola a cercare sempre più servizi da offrire a chi sceglie di tesserarsi (95 euro l’anno per il singolo aderente, 199 se si sceglie di includere coniuge e discendenti, a condizione che questi ultimi siano fiscalmente a carico; il primo anno d’iscrizione, se si aderisce nei primi sei mesi, la quota si abbassa rispettivamente a 60 e 115).

Le prestazioni sono, ovviamente, facoltative e il loro ingresso nell’offerta vincolato a un numero minimo di aderenti, preventivamente avvertiti via e-mail. Tuttavia, ci sono due servizi che vengono offerti automaticamente ai membri dell’associazione. Che sono poi quelli attualmente disponibili. “Il primo”, spiega Gallo Pierozzi, “è di carattere ‘non oneroso’, cioè viene offerto gratuitamente con l’iscrizione. Si tratta una rendita vitalizia di 1.500 euro al mese, che scatta in caso di perdita di autosufficienza: chi si iscrive ne ha diritto (per motivi tecnici, la decorrenza della copertura ha decorrenza il 1 gennaio o il 1 luglio successivi all’iscrizione), e la copertura dura tutta la vita”.

Senza problemi di età? “Senza problemi di età. All’associazione ci si può iscrivere dai 18 ai 72 anni: se si rientra in questa fascia, ci si può tesserare e, automaticamente, si ha diritto alla Ltc. Che, lo ripeto, è a vita intera. Chi si iscrive matura il diritto di poter rinnovare l’iscrizione e quindi la tutela per tutta la vita. Senza se né ma. Si evita, così, ciò che normalmente avviene nella contrattazione individuale, dove raggiunta una certa età o con il sopravvenire di eventuali problemi, chi offre la Ltc può decidere annualmente se rinnovare o meno il contratto”. Siete un broker, quindi avete cercato il prodotto tra più compagnie… “Sì certo, e abbiamo scelto l’offerta di Poste Vita.

Seconda prestazione “automatica” per gli iscritti, una proposta “onerosa” (se la si vuole utilizzare, la si paga): l’accesso a un network odontoiatrico composto da mille dentisti, alle stesse condizioni offerte ai clienti di questa rete (che sono poi i consumatori che acquistano i suoi prodotti), cioè con uno sconto del 50%.

Work in progress. Questa la base, su cui l’associazione vuole costruire un’ampia offerta di servizi e prestazioni welfare. “Naturalmente abbiamo intenzione di arricchirla, ma prima di farlo puntiamo ad aumentare gli iscritti. Per avere più forza contrattuale e piu massa critica. Anche se, in ogni caso, cercheremo anche di offrire prestazioni che non dipendono dal numero degli aderenti”. A queste proposte, prosegue Gallo Perozzi, “ogni iscritto potrà aderire liberamente: piani sanitari, assistenza domiciliare, badanti, assistenza specializzata medica, telemedicina, infortuni, animali domestici e via dicendo. Oltre a questo”, puntualizza, “ci interessa fare cultura sul tema welfare, scambiando informazioni, condividendo aggiornamenti normativi, segnalando opportunità e soprattutto delineando scenari, perché i giovani possano comprendere l’importanza del tema e l’utilità di iniziare un proprio percorso integrativo individuale”.

Un anticipazione su un’offerta che, prossimamente, potreste proporre ai vostri soci? “Certo: ora stiamo lavorando sul concetto del check up annuale”.

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