PwC Crime Survey 2016, un’azienda su cinque in Italia vittima di crimini economici

Frode - Crimine finanziario Imc

Frode - Crimine finanziario Imc

Secondo l’ultima edizione della Global Economic Crime Survey di PwC, a livello mondiale sono colpite il 36% delle imprese. Le frodi più diffuse: appropriazione indebita, corruzione e concussione, cybercrime. Questo ultimo fenomeno colpisce il 20% delle aziende italiane, ma solo una su due ha un piano di prevenzione. Un’azienda su quattro registra danni superiori al milione di euro. In Italia il frodatore è uomo, interno all’azienda, senior manager tra i 31-40 anni

Secondo quanto rivela PwC nella Global Economic Crime Survey 2016* – la più ampia indagine condotta sul fenomeno delle frodi economico-finanziarie, dalla corruzione al più recente cybercrime –, in Italia, un’azienda su cinque (21%) ha subito frodi economico-finanziarie negli ultimi due anni, (23% nell’edizione 2014) e a livello mondiale il 36% (37% nel 2014), con l’Africa che risulta la regione con il più alto tasso di criminalità economica nel mondo, pari al 57% nel 2016 (il 50% del 2014). I risultati sono stati raccolti attraverso oltre 6300 interviste in 115 paesi, coinvolgendo 142 aziende italiane.

In Italia, la categoria di frode più diffusa resta l’appropriazione indebita, che rappresenta il 70% circa delle frodi dichiarate (65% nel 2014), con un incremento del 5%, seguita dalla corruzione in crescita al 23% (13% nel 2014). Al terzo posto si conferma il cybercrime, riportato nel 20% dei casi (22% nel 2014).

Nonostante il calo marginale dei crimini economici complessivamente registrato, il costo finanziario di ciascuna frode è in aumento. Il 14% degli intervistati ha, infatti, subito perdite per oltre un milione di dollari negli ultimi due anni. Dato che risulta particolarmente elevato in Italia, dove il 27% delle aziende dichiara danni superiori al milione di euro.

Impatto sui settori industriali: In Italia tra i settori più colpiti in base alle risposte, risultano: energia, utilities ed industria mineraria (50%), servizi finanziari (35%), manifatturiero (17%), servizi professionali (11%). A livello mondiale si registrano maggiori crimini nei servizi finanziari (48%), aziende statali (44%) e vendita al dettaglio (42%). Il settore che ha registrato un aumento maggiore è l’aerospaziale e della difesa, con il 9%, seguito da trasporto e logistica (+8%), energia e utilities ed estrazione mineraria (+6%).

Cybercrime: Un’azienda su cinque è stata vittima del cybercrime in Italia, ma solo il 53% ha attivato un piano di prevenzione, seppur al di sopra della media globale del 37%. Tale fenomeno è in espansione, considerando che il 30% delle aziende intervistate (34% a livello mondiale) considera il rischio di cybercrime un grave pericolo anche per il futuro. Solo quattro aziende su dieci dispongono di personale di primo intervento pienamente addestrato contro reati informatici relativi alla sicurezza, mentre il 20% ha esternalizzato la funzione IT Security.

In Italia, spiegano i curatori dell’indagine, c’è una maggior fiducia nelle forze dell’ordine, impegnate nella lotta contro il cybercrime, rispetto a quanto emerso sul piano globale: quasi la metà delle organizzazioni (46%) ritiene che le forze dell’ordine siano adeguatamente dotate di strumenti di contrasto degli illeciti informatici, tra cui attacchi di hackers e malware, contro il 23% a livello globale. Malgrado abbiano riferito importanti perdite finanziarie collegate al cybercrime, gli intervistati hanno tuttavia dichiarato che sono stati la motivazione sui dipendenti e il clima aziendale, il danno alla reputazione e le relazioni commerciali insieme ai rapporti con le autorità di vigilanza ad avere avuto l’impatto maggiore sulle aziende italiane.

Nel mondo, il livello maggiore di crimini informatici è stato registrato nel settore dei servizi finanziari (52%, ovvero il 7% in più rispetto al 2014). I settori maggiormente colpiti sono stati: comunicazioni (44%, il 14% in più rispetto al 2014), chimico (34%, il 12% in più rispetto al 2014), farmaceutico (31%, il 21% in più rispetto al 2014), assicurativo (29%, il 13% in più rispetto al 2014) e gli organismi statali (29%, il 17% in più rispetto al 2014).

Il profilo del truffatore: Circa la metà dei reati più gravi è stata commessa da dipendenti dell’azienda coinvolta, sia in Italia (43%) che a livello mondiale (46%). I truffatori interni sono in genere uomini laureati, con tre-cinque anni di servizio, un’età compresa tra i 31 e 40 anni e ricoprono una posizione dirigenziale di middle management.

Cosa dobbiamo aspettarci? Il 20% degli intervistati ritiene probabile che la propria azienda cada vittima dei principali crimini economici (appropriazione indebita, criminalità informatica o corruzione) nei prossimi 24 mesi. Inoltre, in sei Paesi dei G20 (Regno Unito, Stati Uniti, Italia, Francia, Canada e Australia) il campione prevede che entro due anni la principale minaccia per la propria azienda sarà rappresentata dalla criminalità informatica.

“In generale, dall’indagine emerge che i piani aziendali di rilevamento e risposta non sono al passo con il livello e la varietà di minacce cui devono far fronte oggigiorno le aziende, con una potenziale tendenza a lasciare troppo al caso quando si tratta di rilevare le frodi – ha commentato Alberto Beretta, Partner Forensic Services di PwC –. L’indagine avverte che un approccio passivo rispetto al rilevamento e alla prevenzione dei crimini economici è la ricetta perfetta per il disastro”.

Tra i problemi ricorrenti citati dagli intervistati, infine, figurano la qualità dei dati, le competenze, le risorse e l’impegno a livello dirigenziale che, combinati, fanno sì che molti programmi di rilevamento e controllo adottati dalle aziende non siano in grado di proteggerle adeguatamente.

Intermedia Channel


PwC – Global Economic Crime Survey – Addendum Italiano 2016

PwC – Economic Crime Survey 2016 – Infografica Italia

PwC – Global Economic Crime Survey 2016 (in inglese)


* L’indagine Global Economic Crime Survey PwC si è svolta online su 6.337 intervistati in 115 paesi. Il 45% degli intervistati è membro degli organi direttivi, mentre il 30% è a capo di un reparto/business unit. Il 59% di tutti gli intervistati fa parte di aziende multinazionali e il 37% di società quotate in borsa. Gli intervistati provengono da tutti i settori, tra cui: servizi finanziari (24%), beni di consumo (14%), tecnologia (7%), industria (35%) e servizi professionali (6%). L’indagine è stata condotta tra luglio 2015 e febbraio 2016

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