Pwc, il risparmio gestito verso un rallentamento della crescita

Settore assicurativo - Investimenti Imc

Settore assicurativo - Investimenti Imc

(di Paola Valentini – Milano Finanza)

La società stima un tasso annuo medio di crescita del 5,5% da qui al 2020, dopo il +10,2% del 2012-2016. Le novità normative metteranno pressioni sui costi. Solo chi farà un maggior uso delle tecnologie digitali e adeguerà l’offerta alle nuove richieste potrà svilupparsi di più

L’industria del risparmio gestito conoscerà nei prossimi tre anni un tasso medio annuo di crescita del +5,5%, con un patrimonio gestito in Italia che ammonterà a 2.536 miliardi di euro nel 2020. È la previsione di PwC presentata nello studio L’industria dell’Asset Management nel 2020.

Il patrimonio gestito in Italia ha avuto nel periodo 2012-2016 un tasso annuo di sviluppo del +10,2%, passando da 1.194 miliardi di euro a 1.943 miliardi a fine 2016 grazie alla maggior diffusione dei prodotti assicurativi e dei fondi pensione.

Lo scenario prospettico al 2020 vede il consolidamento di tale incremento, seppur ad un ritmo più moderato, legato al grande potenziale di incremento delle masse gestite: solo il 30% delle attività finanziarie delle famiglie italiane è oggi gestito, contro una media europea del 41%. A tale opportunità l’industria del wealth management dovrà rispondere con nuovi modelli di servizio e nuove soluzioni.

“Negli ultimi anni la ricchezza delle famiglie italiane si è spostata verso i prodotti del risparmio gestito per far fronte ai rendimenti vicini allo zero sugli investimenti che sono sempre stati prediletti dagli italiani, ovvero le obbligazioni governative e bancarie. Considerando che meno del 50% della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è investita in prodotti del risparmio gestito”, spiega Mauro Panebianco, Partner di PwC, “ci aspettiamo che questo trend possa continuare per avvicinarsi ulteriormente alla media europea. Inoltre la crescita della ricchezza, nonostante la crisi economica degli ultimi anni, spinta soprattutto da una polarizzazione della ricchezza verso le famiglie private, ha ulteriormente supportato la crescita del settore”.

A sostenere la crescita contribuiranno anche le nuove tecnologie e nuovi prodotti per intercettare la domanda degli investitori che iniziano ad affacciarsi al mondo del risparmio. Secondo lo studio di Pwc, i player del wealth management potranno fare leva sugli strumenti analitici e sui nuovi modelli digitali per una più efficiente gestione dei costi ed una rimodulazione della propria offerta, includendovi soluzioni rivolte alla clientela più giovane, con forte propensione alla gestione diretta dei propri investimenti.

Non mancano però sfide impegnative, prima fra tutte quella che arriva dal fronte della normativa. L’analisi di Pwc conferma che le principali novità regolamentari, a partire dalla Mifid II, comporteranno una revisione dell’attuale modello di business, con maggiori oneri di trasparenza e compliance normativa e conseguente compressione dei margini e riduzione delle fee. Previsti anche una pressione regolamentare sulle commissioni retrocesse ai collocatori e un aumento della complessità degli accordi distributivi per la richiesta maggiore trasparenza.

Dall’altro lato, opportunità deriveranno per gli operatoru che sapranno offrire soluzioni in grado di ridurre la complessità per i distributori e mantenere alti livelli di remunerazione, come piattaforme di collocamento e gestioni patrimoniali in fondi, nonché prodotti personalizzati che consentiranno di intensificare la fidelizzazione del cliente.

Sul fronte dei prodotti, l’attuale contesto dei mercati finanziari polarizza gli investimenti tra comparti fortemente specializzati e passivi. Inoltre, si registra una forte crescita dei prodotti finanziari a pacchetto (gestioni patrimoniali, fondi di fondi, prodotti assicurativi vita) che confermano come i risparmiatori italiani con elevata propensione alla delega ricerchino investimenti per specifici bisogni finanziari, legati per esempio alla preservazione del capitale o obiettivi previdenziali.

“Tecnologia, regolamentazione, la generazione dei Millennial e l’invecchiamento della popolazione spingeranno i wealth manager a puntare su soluzioni personalizzate e digitali, su servizi ad alto valore aggiunto, nonché sulla pianificazione successoria e la gestione di tematiche fiscali. Il rischio di una compressione dei margini, per effetto sia di una riduzione delle commissioni che dell’aumento dei costi di compliance, renderà sempre più necessario far leva su economie di scale che porterà inevitabilmente ad un consolidamento del settore”, conclude Panebianco.

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