Quando i costi erodono la pensione di scorta

Promotore finanziario - Agente assicurativo - Analisi Imc

Promotore finanziario - Agente assicurativo - Analisi Imc

(di Federica Pezzatti – Plus24)

Gli oneri di distribuzione pesano e l’Authority chiede più trasparenza. I più gettonati restano i costosi Pip assicurativi

Il costo del fondo pensione o del piano individuale pensionistico può zavorrare la prestazione della pensione. Ad avvisare i risparmiatori è direttamente la Covip, l’autorità di controllo del settore, che spiega come sostenere l’1% di costi in più all’anno può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni del 18%: passando, per esempio da 100mila euro a 82mila euro.

Proprio per rendere maggiormente consapevoli i futuri pensionati del pericolo che i costi erodano la prestazione pensionistica di scorta, la Covip ha messo a punto nei giorni scorsi un comparatore, ossia un nuovo strumento interattivo sul proprio sito che consente di fare confronti tra gli strumenti fondamentali ora che il sistema contributivo ridurrà l’assegno pubblico dei futuri pensionati.

Forse lo strumento consentirà di avvertire coloro che si stanno creando una pensione di scorta su quanto caro sia il prodotto che stanno sottoscrivendo. I dati infatti parlano chiaro: a raccogliere nuove adesioni e versamenti sono soprattutto i Pip. Stando all’ultima fotografia Covip, i piani individuali pensionistici proposti dalle compagnie assicurative contano 3,2 milioni di aderenti (considerando anche gli iscritti ai vecchi piani e al netto delle duplicazioni) e risultano la forma più diffusa (42% dell’intero sistema della previdenza complementare).

I Pip hanno incrementato il flusso contributivo dell’11,3% anche nel 2016 circa il doppio della media di settore (+5,7%): da notare che 1,7 milioni di aderenti sono lavoratori dipendenti che spesso per trasferirsi al Piano assicurativo rinunciano anche al contributo datoriale.

Proprio i Pip hanno costi sensibilmente superiori: se infatti l’indicatore sintetico di costo annuo (Isc) pagato da un iscritto a un fondo pensione negoziale che permane nel fondo dieci anni è dello 0,4%, il costo sostenuto, per un analogo periodo, da chi ha un Pip quintuplica salendo al 2,2% ( che “scende” all’1,8% sui 35 anni contro lo 0,3% rispetto al negoziale). Ma quanto costano i piani assicurativi più diffusi? «Plus24» ha analizzato gli oneri dei Pip più grandi (guardando al patrimonio gestito dalle gestioni separate collegate a fine 2016 e il patrimonio dei Pip Unit censiti da Ania). Tra i big svetta come costi il comparto unit linked di Mediolanum Provident 1, comparto flessibile che ha un indicatore sintetico di costo a 35 anni del 2,63% (in linea con gli altri Pip unit azionari che hanno Isc a 2,3%). Più contenuti, si fa per dire, sono i costi dei Pip legati a gestioni separate assicurative che in media infatti hanno Isc a 35 anni dell’1,4%. Tra i Pip a gestione separata più popolari il meno caro risulta il Pip di Poste legato alla gestione Posta Pensione (1,07% a 35 anni).

PIP - Costi (Plus24 17.06.2017) Imc

Le reti distributive e le compagnie motivano la maggiore onerosità dei Pip e dei fondi aperti con la consulenza prestata dalle reti distributive per fare emergere il bisogno pensionistico, tuttavia i dati sull’interruzione dei versamenti, fenomeno che coinvolge soprattutto i Pip, evidenziano che nel servizio post vendita qualcosa non funziona: le sospensioni contributive nei Pip sono state pari a 870mila, contro i 485mila dei fondi aperti e contro le 332mila interruzioni dei fondi negoziali. Inoltre guardando ai reclami ricevuti dall’Authority anche nel 2016 il 70% riguarda i Pip con oltre 3mila esposti.

Related posts

*

Top