Rapporto RBM – Censis, Vecchietti: “Busta blu” per conoscere accessibilità e costi delle cure degli italiani

RBM Assicurazione Salute HiRes

RBM Assicurazione Salute HiResSecondo l’amministratore delegato di RBM Assicurazione Salute, la proposta di una “busta blu” consentirebbe agli italiani di conoscere l’effettiva accessibilità alle cure garantita dal Sistema Sanitario della propria Regione ed i costi aggiuntivi delle prestazioni che il cittadino dovrà acquistare privatamente, esattamente come per le pensioni con la busta arancione dell’INPS

All’indomani della presentazione, durante i lavori del VI Welfare Day di Roma, della ricerca CensisRBM Salute «Dalla fotografia dell’evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo», l’amministraore delegato di RBM Assicurazione Salute, Marco Vecchietti, torna sui principali temi emersi: “Serve urgentemente un Tavolo Tecnico presso il Ministero della Salute, che individui soluzioni urgenti in materia di gestione della spesa sanitaria privata e ruolo della sanità integrativa in Italia, come secondo pilastro sanitario – dichiara Vecchietti –. Il Servizio Sanitario Nazionale, da solo non può più fare fronte ai nuovi bisogni di salute dei cittadini. Non dobbiamo dimenticare, infatti, chele esigenze di cura delle persone sono molto cambiate da quando alla fine degli anni 70 il S.S.N. è stato avviato. Oggi è necessario finanziare ricerca, prevenzione, nuovi farmaci e misurarsi con la sfida della longevità. Non c’è da mettere sotto accusa nessuno ma, se il Servizio Sanitario Nazionale, come quello del resto dei principali Paesi dell’area OCSE è a rischio di sostenibilità occorre solo prenderne atto e agire per identificare le contromisure necessarie”.

“Come dimostra il VI rapporto RBM Assicurazione Salute sul sistema sanitario, sulla sanità privata e le forme sanitarie integrative, occorre puntare con decisione – prosegue Vecchietti – ad una riforma del sistema sanitario del nostro Paese alla quale concorrano tutti gli stakeholder, incluse le compagnie assicurative ed i fondi sanitari integrativi, per identificare fonti di finanziamento aggiuntivo che consentano ai cittadini di mantenere livelli di assistenza adeguati. E’ importante sottolineare che, con un premio assicurativo-contributo pari al 70% dell’attuale spesa sanitaria privata pagata di tasca propria dagli italiani, la sanità integrativa sarebbe in grado di assorbire integralmente il costo delle cure private pagato dai cittadini”.

“Potrebbe essere utile – aggiunge Isabella Mastrobuono, docente di organizzazione sanitaria presso l’Università Luissavviare un percorso a livello nazionale per la definizione delle priorità in sanità con la partecipazione attiva dei cittadini. Il processo è attivo da oltre 20 anni in molti Paesi europei come la Svezia, la Norvegia dove vigono servizi sanitari nazionali che di certo non sono stati “smantellati”. La risposta al fabbisogno crescente della popolazione sulla base di criteri etici di solidarietà consentirebbe di individuare classi di priorità sulle quali allocare le risorse finanziarie disponibili. Per le classi di priorità più bassa potrebbero essere inserite le forme integrative di assistenza in una ottica di cooperazione e di presa in carico del paziente su percorsi assistenziali condivisi”.

Secondo RBM, l’adesione degli italiani – anche su base individuale – alle diverse forme di sanità integrativa attualmente operative (Polizze Salute e Fondi Sanitari) “potrebbe eliminare l’impatto economico delle cure private sul reddito familiare e garantire al tempo stesso maggiore accessibilità alle cure attraverso la riduzione delle liste di attesa ed il contenimento del costo dei ticket”.

“RBM Assicurazione Salute – sottolinea Vecchietti – insieme alle altre Forme Sanitarie Integrative è pronta a fare la sua parte, ma servono segnali forti e concreti dal Governo per aprire immediatamente un tavolo di lavoro sulla riforma del sistema sanitario e sul ruolo della sanità integrativa. I cittadini italiani devono avere piena consapevolezza di quanto oggi già spendono di tasca propria (oltre 568 Euro a persona nel 2015, con un incremento di 80 euro pro capite nell’ultimo biennio) per curarsi privatamente per una serie di motivazioni note e di quanto spenderanno nel prossimo futuro ed essere messi nelle condizioni di decidere come gestire la propria situazione sanitaria. Chiediamo alle Istituzioni, a volte un po’ assenti su questo tema di metterlo come primo punto nella lista delle priorità dell’agenda degli obiettivi per il Paese nei prossimi anni. Non servono dispute ideologiche su che tipo di Sistema Sanitario vogliamo costruire perché la scelta per un Servizio Sanitario Nazionale la abbiamo già fatta ma occorre fare un robusto tagliando al sistema attuale per poter continuare a garantire davvero “tutto a tutti”, evitando di trincerarsi dietro ad un presunto universalismo sanitario di facciata”.

“Bisognerebbe consentire – evidenzia ancora l’amministratore delegato di RBM Assicurazione Salute – l’adesione alle Forme Sanitarie Integrative (Polizze Salute e Fondi Sanitari) anche su base volontaria ed individuale, magari estendendo il regime fiscale incentivante oggi riservato ai soli lavoratori dipendenti, perché oggi un Secondo Pilastro Sanitario e una necessità per tutti. Occorre superare gli stereotipi e i pregiudizi manichei che considerano ancora la sanità integrativa un benefit per gli alti dirigenti aziendali o un prodotto riservato ai più ricchi ed informare i cittadini che la Sanità Integrativa non è uno strumento che sostituisce il Servizio Sanitario Nazionale ma, è una forma di tutela aggiuntiva che rafforzerebbe per tutti i livelli di protezione sociale”.

Secondo il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla, infine, sono almeno tre le azioni da mettere in campo per sostenere un’efficace sinergia tra sanità pubblica e integrativa: “Va riordinata la normativa riguardante il secondo pilastro della sanità, che aspetta da tempo un intervento legislativo, sostenendo una politica fiscale di favore che induca le imprese, attraverso misure di defiscalizzazione, ad aderire a coperture sanitarie integrative previste a livello di contrattazione nazionale e/o aziendale. In secondo luogo è bene che la prevenzione sia inserita nel novero delle prestazioni integrative, perché da questo possono derivare enormi benefici per il Servizio Sanitario Nazionale e per il diritto del cittadino ad accedere a prestazioni di qualità. Infine, bisogna incentivare l’azione di intermediazione che i Fondi sanitari integrativi svolgono rispetto alla spesa privata sostenuta dai cittadini di tasca propria e che, dai dati presentati, risulta in costante crescita. Da questo punto di vista, questa azione di intermediazione si presenta anche come un utile antidoto contro la spesa “sommersa”, pagata dai cittadini senza ottenere ricevuta alcuna”.

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