RBM Assicurazione Salute, dal dialogo tra farmacie e sanità integrativa un importante scenario di sviluppo

Farmacia (Foto Pixabay - FotoArt-Treu) Imc

Farmacia (Foto Pixabay - FotoArt-Treu) Imc

“Serve un’alleanza organica e strutturata tra la sanità integrativa e le farmacie italiane per offrire ai pazienti servizi capillari, più rapidi, ai quali accedere attraverso le diverse forme di sanità integrativa, ormai mature per diventare realmente il “secondo pilastro della sanità italiana””. È questa, in estrema sintesi, la proposta di Marco Vecchietti (amministratore delegato e direttore generale di RBM Assicurazione Salute), intervenuto recentemente a Roma agli Stati generali della farmacia italiana.

“Dei 39,7 miliardi di Euro di spesa sanitaria attualmente pagata di tasca propria dai cittadini italiani – spiega in una nota la compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria – poco più della metà (53%) si traducono in spesa per l’acquisto di beni, al cui interno la spesa per i farmaci assume una quota di assoluta rilevanza, rappresentando l’80,5%. Concentrandosi sul finanziamento della spesa farmaceutica, la quota privata è pari al 35%, valore quindi in proporzione maggiore rispetto al 26% della quota privata del finanziamento della spesa sanitaria italiana totale”.

Il ricorso alla spesa di tasca propria per l’acquisto di farmaci “è quindi un fenomeno in continua espansione: nel 2018 sette cittadini su dieci hanno acquistato privatamente almeno un farmaco, con una spesa media di 250 Euro. Nonostante le ingenti dimensioni assunte dal fenomeno, il contributo offerto ad oggi dalla sanità integrativa appare però ancora molto limitato: dei circa 17 miliardi di Euro all’anno che gli italiani spendono di tasca propria per l’acquisto di farmaci, solo 200 milioni vengono intermediati dalla sanità integrativa in termini di rimborsi”.

“Con un maggiore dialogo tra farmacie e sanità integrativa – ha evidenziato Vecchietti – si potrebbe contrastare questo fenomeno introducendo sul territorio un network convenzionato tra assicurazioni che pagano il servizio per i propri assicurati e gli erogatori del servizio, cioè i farmacisti. Occorrerebbe lavorare alla costruzione di un circuito di convenzionamento”.

La sanità integrativa – prosegue la nota – “ha bisogno di presenza sul territorio, di soggetti autorevoli e professionali, che abbiano la fiducia del paziente per indirizzare al meglio le risorse sul territorio sia per quanto riguarda i farmaci che in chiave cura”. Secondo RBM, il dialogo tra farmacia e sanità integrativa rappresenta quindi “uno scenario importante di sviluppo futuro e una grande opportunità, perché in Italia la sanità integrativa sta crescendo rapidamente: oggi riguarda circa 13 milioni di cittadini e in realtà il 15% della spesa sanitaria privata pagata di tasca propria è già gestita attraverso forme di sanità integrativa”.

Dei quasi sei miliardi di Euro di spesa sanitaria privata intermediata, attualmente solo il 3% si traduce in spesa farmaceutica intermediata: una quota davvero minima “e dalla cui espansione si potrebbero ricavare grandi benefici”.

Un altro punto di incontro riguarda prevenzione e diagnosi precoce: oggi la sanità integrativa, sottolineano da RBM, investe il 10% dei suoi finanziamenti in diagnosi precoce del cittadino e lo fa attraverso strutture territoriali, con tassi di rispondenza e di utilizzo degli assicurati di quasi il 70%. “Si tratta di percentuali elevatissime rispetto, ad esempio, agli screening pubblici perché la sanità integrativa è molto flessibile nel garantire l’accesso a questi protocolli e molto capillare sul territorio”. Anche la diagnosi precoce e la prevenzione possono essere un ambito di lavoro comune importante tra farmacie e sanità integrativa “per rendere più facilmente reperibili referti e informazioni cliniche, integrarsi con il sistema del fascicolo sanitario elettronico e avviare la gestione di alcuni screening di base, routinari a bassa intensità, che possono rappresentare una base molto utile anche per la personalizzazione delle coperture assicurative da parte della sanità integrativa”.

“Un’altra delle aree chiave della sanità integrativa – ha concluso Vecchietti – riguarda poi la gestione della cronicità e della non autosufficienza e anche in questo caso un rapporto sinergico e organico con le farmacie per l’assistenza al paziente sul territorio potrebbe rappresentare una tessera fondamentale per completare il mosaico della farmacia dei servizi. Su tutte queste tematiche la sanità integrativa è pronta a fare la propria parte per garantire una fruizione più efficiente ed efficace del diritto alla salute dei cittadini”.

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