Rc Auto, il problema non è la frode

Per Crenca (attuari) la riforma interviene su questioni marginali

Giampaolo Crenca ImcRischia di essere una riforma zoppa quella messa a punto del governo in materia Rc Auto, perché le norme contenute nel decreto Destinazione Italia (ora all’esame delle commissioni parlamentari) «hanno essenzialmente l’obiettivo di ridurre i risarcimenti non dovuti, ovvero le frodi, che rappresentano una quota marginale, ma non si è fatto praticamente nulla per il resto dei risarcimenti».

Ne è convinto Giampaolo Crenca (nella foto), presidente del consiglio nazionale degli attuari, i professionisti che mettono a punto le tariffe delle compagnie di assicurazione, che insieme a Fausto Belliscioni, presidente dell’ordine nazionale degli attuari, ha scritto al presidente del Consiglio Enrico Letta e al ministro dello Sviluppo Economico, oltre all’Ivass e all’Ania, per ridiscutere la materia tutti insieme e convocare urgentemente un tavolo di lavoro allargato, già più volte invocato. Altrimenti il rischio è fare ancora un buco nell’acqua con le tariffe Rc Auto italiane destinate a rimanere le più salate d’Europa, il doppio della media degli altri Paesi.

Domanda. Dottor Crenca ma non si è sempre detto che le frodi erano il vero male dell’Rc Auto italiana?

Risposta. Sicuramente sono un fenomeno da combattere ma se anche riuscissimo a debellarle ci sarebbero comunque solo effetti limitati. Dati alla mano le frodi assumono proporzioni significative soltanto in alcune aree territoriali ben circoscritte, dove potrebbero essere predisposte iniziative specifiche mentre, su base nazionale, costituiscono appena il 5% del totale dei risarcimenti. Anche ipotizzando che per ogni frode riconosciuta come tale ve ne sia un’altra non censita si può concludere che i provvedimenti contenuti nel Decreto puntano esclusivamente a ridurre quella parte dei risarcimenti che rappresentano il 10% del totale, tralasciando del tutto qualsiasi azione per il 90% restante. Insomma si è guardato al bersaglio piccolo, che pure va colpito, ma non a quello grosso.

D. Nel decreto, però, oltre alle norme per scovare testimoni falsi o evitare denunce a distanza di anni, ci sono anche novità per quanto riguarda i costi dei risarcimenti, prevedendo per esempio la riparazione dell’auto in carrozzerie convenzionate con le compagnie. Non ci saranno effetti positivi?

R. Il risarcimento in forma specifica è una clausola già prevista nel Codice delle assicurazioni, ma finora è stata applicata molto raramente. C’è poi da considerare che il risarcimento in forma specifica vale anche nei confronti dei danneggiati terzi, che vedono quindi limitata la libertà di scelta delle carrozzerie senza per questo aver beneficiato di uno sconto sul premio, come accade invece per l’assicurato.

D. È vero, ma per gli assicurati che aderiranno sono previsti sconti di almeno il 5% del premio medio incassato dall’impresa stessa nella regione di pertinenza nell’anno precedente. Per esempio se nel Lazio il premio medio è stato di 500 euro ci sarà un taglio di 25 euro…

R. Il fatto è che in generale il decreto fissa dei vincoli di prezzo senza che sia effettuata alcuna quantificazione sull’effettiva riduzione dei costi conseguente all’applicazione delle norme. Una procedura completamente atecnica, che contravviene a qualsiasi principio economico di base, secondo il quale il prezzo di un qualunque bene o servizio deve prima di tutto basarsi sul costo di produzione o della fornitura.

D. Quali sarebbero invece i nodi su cui intervenire per tagliare definitivamente le tariffe italiane e allinearci al resto d’Europa?

R. Bisognerebbe agire su quel 90% dei risarcimenti quasi del tutto trascurati dalla riforma, cioè su quei risarcimenti effettivamente dovuti perché conseguenti a danni materiali o fisici a seguito di incidente stradale. In Italia i danni alla persona sono molto più cari del resto d’Europa e servirebbe poi riformare il sistema del bonus malus che ormai tecnicamente non funziona più ma anche altre questioni. Per questo chiediamo da tempo di essere chiamati intorno a un tavolo, ma finora nessuno ci ha ascoltati.

Autore: Anna Messia – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

Related posts

Top