Rc Auto, in Senato l’ultima battaglia in difesa del Sud

Senato della Repubblica - Palazzo Madama Imc

Senato della Repubblica - Palazzo Madama Imc

(di Marco Esposito – Il Mattino)

La rivoluzione delle colonie americane è iniziata con la rivolta del tè. Il Mezzogiorno, forse, ha trovato la sua battaglia simbolo: l’Rca. Oggi a Palazzo Madama sarà lanciata la sfida trasversale per difendere gli sconti sulla Rc auto al Sud. La battaglia per una tariffa equa nel Mezzogiorno è come la linea del Piave novantanove anni fa: se si perde e passa il principio che un meridionale va trattato peggio in base alla sua residenza, nessun’altra ricerca di equità sarà possibile.

Per vincere sulle polizze bisogna avere ben chiare le proprie ragioni e comprendere quelle della controparte. Le compagnie sostengono, e non hanno torto, che non ci sono strumenti a sufficienza per combattere le frodi. I buoni argomenti delle assicurazioni vanno ascoltati; ma sul punto chiave le compagnie sono in difetto: pretendere il diritto di alzare il prezzo a piacere, su un prodotto di cui è obbligatorio l’acquisto, con la giustificazione che devono rifarsi delle frodi.

Far pagare le frodi ai vicini di casa onesti è socialmente irresponsabile, perché così si lascia mano libera proprio ai truffatori, che sanno di farla franca perché i sinistri – anche quando la frode è più che sospetta – sono immediatamente rimborsati, caricando di una vera e propria tassa gli automobilisti onesti. «Perché gli automobilisti di Pordenone devono pagare per i truffatori di Napoli?». È la domanda che, secondo gli assicuratori, chiude la partita delle tariffe e boccia senza appello la «tariffa Italia». Eppure la risposta è semplice: «E perché devono pagare gli automobilisti di Napoli?».

Le rapine in banca si contrastano con i sistemi di sicurezza, non prelevando i soldi dai conti corrente dei clienti dello sportello rapinato. L’evasione del canone tv si riduce con un sistema automatico di pagamento e non raddoppiando l’importo per i vicini di casa di chi non è in regola. Le truffe di Parmalat o del Mose o di Mafia Capitale o della sanità lombarda si sgominano con le inchieste giudiziarie e non colpendo gli ignari cittadini di Parma, Venezia, Roma o Milano. Invece a Napoli (come a Caserta, Salerno, Brindisi, Foggia, Taranto, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria) si paga una salatissima Rc auto non perché in strada si verifichino molti incidenti – le statistiche ufficiali sono chiare in merito – ma perché si spalmano sugli onesti le frodi seriali messe in atto da vere e proprie organizzazioni criminali. Per meglio combattere le truffe si può ridurre per legge il tempo per fare denuncia, oggi talmente lungo da rendere impossibile ricostruire il presunto sinistro. Anche la scatola nera, attualmente volontaria, potrebbe diventare obbligatoria e diffusa come le «cam car» in Russia.

La legge approvata lo scorso autunno alla Camera toglie alle assicurazioni il diritto di scaricare sugli onesti di un singolo territorio i costi della loro inefficacia nel contrasto alle frodi. E quindi spinge le compagnie ad attivarsi per intercettare falsi testimoni, denunciare medici compiacenti, contrastare periti inaffidabili, contenere avvocati senza scrupoli. In cambio gli onesti di Napoli (e delle altre province oggi tartassate), per ottenere lo sconto devono montare la scatola nera, oltre a dimostrare di non aver provocato sinistri per cinque anni. Dettaglio importante: lo sconto è agganciato alla tariffa media nazionale.

Al Senato però i due relatori del disegno di legge hanno presentato un emendamento che cancella il prezzo di riferimento sul quale tarare lo sconto. Le compagnie – nella versione del Senato – sono sì obbligate a praticare lo sconto per i guidatori virtuosi, ma sul prezzo che desiderano, per cui possono stabilire che la tariffa è di 1.000 o 10.000 euro e poi concedere uno sconto a chi monta la scatola nera. Una presa in giro.

Al Senato nei prossimi giorni si vedrà se i Parlamentari del Sud hanno un sussulto di dignità. C’è già chi ha ceduto: Salvatore Tomaselli, pugliese, del Pd, primo firmatario del disegno di legge per la tariffa unica, è proprio uno dei relatori che ha presentato l’emendamento ammazza-sconti. Tomaselli danneggia in particolare la sua Brindisi. La giustificazione che ha dato la dice lunga: «Un conto è la propaganda…».

Ma ci sono segnali contrari. C’è un Sud che ha capito come la battaglia della Rc auto sia la linea del Piave o, se si preferisce, la linea del Volturno. Forza Italia terrà oggi una conferenza stampa a Palazzo Madama per annunciare che è pronta ad ammainare la sua bandiera per vincere, insieme a tutti i partiti che ci stanno, questa campagna. Il Movimento Cinque Stelle, tra i protagonisti del successo alla Camera, si è detto pronto a fare lo stesso. Il centrista Lucio Romano, di Aversa, ha già messo nero su bianco un subemendamento che salva gli sconti al Sud. Il gruppo di Area Popolare appare finora meno attivo ma Angelino Alfano ha sempre sostenuto che il Sud è il suo principale orizzonte e non può sfilarsi proprio su questo terreno. Nel Partito democratico Leonardo Impegno, il deputato che con maggiore continuità ha seguito la battaglia a Montecitorio, ha chiesto ai colleghi senatori di «rinsavire». Valeria Valente, protagonista con Impegno della medesima sfida, ha segnalato l’imbarazzo di avviare una campagna elettorale a Napoli con inserita la retromarcia del Pd sulle polizze.

Quali siano le ragioni, anche diverse, di ciascun parlamentare, il Mezzogiorno compatto vale un terzo del Parlamento e può diventare maggioranza con il voto dei senatori attenti a un principio di equità.

«Proviamo a fare una battaglia trasversale in nome del Mezzogiorno – spiega il senatore di Forza Italia Paolo Russo. Io sono prontissimo ad ammainare la mia bandiera e a fare il mea culpa perché quando eravamo al governo noi la tariffa unica non siamo stati in grado di approvarla. Però l’Rc auto è l’occasione per aprire una volta per tutte la vertenza Mezzogiorno. Ora sulle assicurazioni, poi sulla sanità, gli asili nido e tutti i servizi che vedono il Sud danneggiato per il solo fatto di essere Sud».

Anche le compagnie hanno la loro carta da giocare: possono anticipare il Parlamento e lanciare una tariffa promozionale, anche sperimentale, che di fatto equipari chi monta la scatola nera al Sud a un automobilista di Milano di pari classe di merito. Questa tariffa l’hanno studiata, anche seriamente, ma poi hanno finito col ripercorrere la solita strada del convincere gli esponenti di governo e i parlamentari più sensibili ai suggerimenti delle compagnie. Ma il gioco delle pressioni lobbiste riesce sempre meno: la legge elettorale che garantiva deputati e senatori disciplinati e nominati è stata cancellata dalla Corte Costituzionale. I parlamentari iniziano a capire che la prossima volta l’elezione la devono conquistare nei territori.

Related posts

Top