Rc auto, la compagnia ritardataria risarcisce anche oltre il massimale

Corte Cassazione (3) Imc

Corte Cassazione (3) Imc

(di Francesco Machina Grifeo – Quotidiano del Diritto)

Nella Rca, il danno derivante dal ritardato pagamento da parte dell’istituto assicurativo non può limitarsi ai soli interessi di mora ma deve coprire la maggior somma, anche eventualmente oltre il massimale, che l’assicurato deve pagare proprio a causa dell’inadempimento della compagnia di assicurazione. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, ordinanza 26 aprile 2017 n. 10221, accogliendo, parzialmente, il ricorso dell’assicurato.

Nel caso di mala gestio, dunque, qualora al momento del pagamento il massimale sia divenuto incapiente (per l’inflazione o per un mutamento nei parametri), l’assicurato «potrà pretendere il risarcimento integrale, senza riguardo alcuno al limite del massimale, giacché l’assicuratore dovrà in tale ipotesi risarcire non il fatto dell’assicurato (per il quale vige il limite del massimale), ma il fatto proprio, e cioè il pregiudizio patito dall’assicurato e derivato dal colposo ritardo nell’adempimento».

La vicenda partiva dalla richiesta di risarcimento presentata dai genitori di un bambino investito dall’attuale ricorrente, il quale, pendente la causa, convenne dinanzi al Tribunale di Roma la società Nuova Tirrena, quale impresa cessionaria del portafoglio della SIDA, suo precedente assicuratore, chiedendo di esse manlevato, anche oltre il limite del massimale, dalle pretese risarcitorie considerato che gli obbligati si erano resi inadempienti. La Corte di appello, confermando la decisione di primo grado, sostanzialmente rigettò la domanda, applicando il seguente sillogismo: «il danneggiato convenne in giudizio l’assicuratore nel 1993; l’assicuratore ha pagato l’intero massimale nel 1996; ergo, l’assicurato ha diritto ad essere tenuto indenne dalle pretese del terzo danneggiato, oltre il massimale, solo per gli interessi e la rivalutazione maturati tra il 1993 e il 1996».

Per la Suprema corte invece «il danno che l’assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione degli autoveicoli può causare al proprio assicurato, colposamente ritardando l’adempimento dei propri obblighi nei confronti del terzo danneggiato, non è rappresentato dai meri interessi di mora, ma consiste in una differenza: quella tra il risarcimento cui l’assicurato sarebbe stato costretto dal terzo, se l’assicuratore avesse tempestivamente adempiuto la propria obbligazione (e dunque anche zero, se possa presumersi che un tempestivo pagamento non avrebbe ecceduto il massimale), e la somma che invece l’assicurato sarà costretto a pagare al terzo, a causa del ritardo dell’assicuratore e della sopravvenuta incapienza del massimale».

Allorché, invece, prosegue la sentenza, il credito del danneggiato già al momento del sinistro risultava eccedere il massimale: «il danno da “mala gestio” dell’assicuratore della r.c.a. deve essere liquidato, attraverso la corresponsione di una somma pari agli interessi legali sul massimale, ovvero, in alternativa, attraverso la rivalutazione dello stesso, se I’inflazione è stata superiore al saggio degli interessi legali in applicazione dell’articolo 1224, secondo comma, c.c.». Mentre, se lo stesso era originariamente inferiore al massimale e solo in seguito è lievitato oltre tale soglia «il danno è pari alla rivalutazione del credito, cui va aggiunto il danno da lucro cessante liquidato secondo i criteri previsti per l’ipotesi di ritardato adempimento delle obbligazioni di valore».

Infine la Suprema corte accoglie anche il motivo che censura la decisione della Corte d’appello laddove ha escluso di potere condannare l’assicuratore a pagare alcunché all’assicurato, «poiché questi a sua volta non aveva dimostrato di avere alcunché pagato al danneggiato». Per i giudici di legittimità, infatti: «l’assicurato può chiedere la condanna dell’assicuratore della responsabilità civile a tenerlo indenne dalle pretese dal terzo, anche se non gli abbia ancora pagato nulla; in tal caso la condanna dovrà essere pronunciata in forma condizionata, e subordinata alla dimostrazione dell’avvenuto pagamento da parte dell’assicurato».

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