Rc Auto, perché calano gli incidenti ma crescono le polizze?

(Riferimento originale: “Le mani delle assicurazioni sull’indennizzo diretto” di Bruno Rossi, pubblicato su “Il Salvagente” 6-13 giugno 2013)

A sei anni dall’introduzione della procedura dell’indennizzo diretto, gli incidenti sono in calo ma le polizze in forte aumento. Pesano gli interessi delle compagnie

Rc auto - Tariffe ImcLa corsa dei prezzi della Rc-auto non accenna a diminuire. Nonostante gli interventi di riforma messi in campo negli ultimi anni, gli automobilisti italiani non godono mai di una tregua ai continui rialzi. Gli ultimi in ordine di tempo li ha segnalati l’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni: negli ultimi dodici mesi il premio richiesto a una 18enne in classe di ingresso, la 14esima, è cresciuto del 13,5% mentre il profilo di un virtuoso del volante, un 55enne in massima classe di sconto, la prima, ha subito un rincaro del 5,6%.

Il circolo vizioso

Le promesse di riduzione dei premi assicurativi sembrano rimaste sulla carta. A cominciare dalla Card, la Convezione assicurativa sul risarcimento diretto, nota come indennizzo diretto. Introdotto nel febbraio 2007, in questi anni non sembra aver prodotto gli effetti sperati: il costo medio dei sinistri, seppur di poco, è cresciuto, nonostante il calo degli incidenti; le polizze sono aumentate esponenzialmente e le compagnie non sembrano affatto diventate più efficienti, come si sperava. L’unico vantaggio per i consumatori si riscontra nei tempi di liquidazione del danno che si sono velocizzati.

Eppure l’Associazione delle imprese assicurative, l’Ania, garantiva che con l’introduzione del risarcimento o indennizzo diretto si sarebbero contenuti i costi, eliminate le parcelle dei periti assicurativi e limate le unghie ai troppi medici compiacenti. E c’era anche chi si spingeva a ipotizzare una riduzione possibile del 15% delle polizze Rc-auto.

La storia, a 6 anni dall’introduzione dell’indennizzo diretto, è andata diversamente.

L’Antitrust, però, ha cominciato presto a ricevere un numero crescente di denunce relative ad aumenti non giustificati dei premi assicurativi, tanto che nel dicembre del 2009 ha avviato un’indagine conoscitiva sul risarcimento diretto che si è chiusa nel febbraio del 2013 denunciando “numerose criticità di natura concorrenziale che si riflettono, da una parte, in livelli, tassi di crescita e variabilità dei premi non concorrenziali, dall’altra, in strutture dei risarcimenti a carico delle compagnie non efficienti in senso produttivo e non concorrenziali”.

Da qui la lapidaria sentenza: “L’introduzione della procedura di risarcimento diretto nel 2007 non sembra aver interrotto questo circolo vizioso”.

Sinistri in calo…

Vale la pena ora di analizzare l’andamento dei diversi fattori che incidono nel calcolo dei premi Rc-auto. Cominciamo dagli incidenti. I sinistri numericamente si sono ridotti, ma in questo il risarcimento diretto  non ha alcun merito.

Nel 2005, quindi prima dell’introduzione della procedura Card, sono stati registrati 1.995.220 sinistri a fronte del 26.731.972 veicoli circolanti pari a una frequenza del 7,46%. Nel 2011 se ne sono registrati 2.308.882 a fronte di 35.724.549 veicoli circolanti con una frequenza del 6,46%.

Riduzione sulla quale ha sicuramente influito la crisi economica – si usa meno l’auto, si fanno meno chilometri, si commettono meno incidenti – eppure questo dato non si è riflettuto positivamente sul costo dei rinnovi assicurativi. Nello stesso periodo, invece, è aumentato il costo medio dei sinistri che nel 2005 era di 3.749 euro mentre nel 2011 è arrivato a 4.060 euro. Un incremento pari a meno del 10%.

…polizze in rialzo

E le polizze invece che andamento hanno registrato? Altro che diminuzione del 15%. Sempre in base ai dati dell’indagine Antitrust, tra il 2006 e il 2010, i premi medi degli assicurati di sesso femminile sono aumentati molto di più, raggiungendo picchi del 45%.

Stessa situazione per gli automobilisti di sesso maschile che hanno addirittura superato il 50%. Il confronto con l’Europa fa davvero impallidire. La stessa indagine conferma che il premio medio italiano è pari al doppio di quello pagato da un automobilista francese o portoghese, supera dell’80% quello di un tedesco e del 70% quello di un olandese. La crescita dei prezzi della Rc-auto in Italia nel periodo 2006-2010 è stata quasi il doppio di quella dell’Eurozona.

Un triste record, che 6 anni di risarcimento diretto non hanno minimamente scalfito. “La procedura di risarcimento diretto, se da una parte, ha portato dei benefici in termini di tempi di liquidazione dei sinistri, dall’altra sembra aver inciso soltanto in maniera limitata sul circolo vizioso tra premi e costi”, sentenzia nelle conclusioni l’Antitrust.

L’unico risultato positivo è appunto la velocizzazione dei tempi di liquidazione: dai 63 giorni di media del 2006 per un sinistro, si è passati ai 47 giorni del 2012. Insomma, davvero troppo poco considerando le aspettative.

Se i risarcimenti sono “gemelli”

Oltre alle compagnie fantasma, ci sono anche i… sinistri fantasma. Si verificano quando un ignaro assicurato si vede applicare un malus per un incidente che non ha mai causato. Per farselo togliere l’ignaro automobilista deve iniziare una vera e propria via crucis alla ricerca di prove difficili da trovare.

Se ne è dovuta occupare anche l’ex Isvap per la dimensione assunta dal fenomeno che penalizza con l’aumento del premio chi non ha causato sinistri e crea costi impropri – sono sinistri in fumus di frode – che concorrono agli aumenti tariffari.

Altro aggravio di costi si crea con i cosiddetti risarcimenti gemelli. Accade che, ad esempio per una mancata precedenza, entrambi i conducenti reclamino la ragione. Nella procedura diretta ciascun conducente può farsi risarcire dalla propria compagnia e questo può innescare una pericolosa procedura.

Poniamo che il conducente “A” chieda il risarcimento alla propria compagnia. Questa, prima dello scadere del sessantesimo giorno – periodo dopo il quale l’indennizzo diretto cede il passo al ricorso legale – paga il proprio cliente senza avvertire quella avversaria. Poniamo che anche che il conducente “B” chieda alla propria compagnia di essere risarcito. Questa, venendo a sapere che la compagnia di “A” ha pagato, rifiuterà di risarcire il proprio cliente il quale, però, superati i 60 giorni potrà fare causa e magari ottenere ragione e risarcimento.

Non è che a seguito dell’oggettivo riconoscimento della ragione di “B” la compagnia di “A” possa richiedere i soldi indietro automaticamente. No. Tutto rimane così, facendo registrare due “risarcimenti… gemelli”.

Perché il risarcimento diretto non dà frutti

Perché il risarcimento diretto finora non ha dato i frutti sperati? È ancora una volta l’Antitrust che, nell’indagine conoscitiva, punta il dito sulle imprese assicurative e mette in risalto due problematiche.

In primo luogo, “le compagnie hanno utilizzato in modo piuttosto limitato gli strumenti che la procedura Card consente di attivare, così come è stato il caso dei contratti con la clausola di risarcimento in forma specifica. In secondo luogo, la procedura non si applica a sinistri che incidono per circa il 50% sul valore dei risarcimenti e con costi medi in rapida crescita sul periodo analizzato”.

Il risarcimento diretto non si applica agli incidenti che causano danni alle persone con invalidità permanente superiore al 9%, le cosiddette macro-lesioni che naturalmente danno origine a risarcimenti molto elevati. Esclusi dalla procedura sono anche tutti gli incidenti per i quali  non c’è accordo tra le parti.

Sul primo punto invece le responsabilità sono tutte delle compagnie che non utilizzano la clausola di risarcimento in forma specifica. La clausola prevede che l’assicurato, al momento della sottoscrizione della polizza, possa scegliere di ricorrere, nel caso debba riparare il veicolo danneggiato in un incidente, solo alla rete di autofficine individuate dalle compagnie.

Se l’utente accetta, la compagnia gli riconosce uno sconto sul premio assicurativo. In questo modo l’assicurato ha il vantaggio di godere di una riduzione del premio mentre la compagnia può mantenere sotto il proprio diretto controllo la riparazione del veicolo presso le officine convenzionate e quindi prevenire improvvise “lievitazioni” dei costi di riparazione dovendo essa stessa sostenere poi il costo del risarcimento.

Perché le compagnie non incoraggiano la forma specifica? Forse perché con il meccanismo dei forfait la quota che viene riconosciuta dalla compagnia del responsabile del sinistro alla compagnia del danneggiato è in media più alta di quanto la seconda non abbia pagato al suo assicurato?

Le frodi “fantasma”

Di sicuro  questa non è la sola stortura dell’indennizzo diretto. Il commercio dei sinistri è un fenomeno alimentato anche dal meccanismo dei forfait. Racconta Francesco Avallone, vice presidente nazionale della Federconsumatori: “Molti carrozzieri sono organizzati con un proprio avvocato e persino con un medico. Il cliente, una volta firmata la delega viene completamente estromesso dal ‘giro’. I costi poi montano con l’aiuto di periti e specialisti. Il conto della riparazione si gonfia e alla fine viene scaricato sulle tariffe”.

E dire che tra gli obiettivi c’era anche quello di ridurre le frodi assicurative. Ma a ben vedere anche questo risultato è stato mancato.  In ogni caso sulle frodi non ci sono dati oggettivi. Per le compagnie si aggirano intorno al 10-15% dei sinistri, ma si tratta di percentuali falsate perché si riferiscono più a stime che non a fenomeni accertate.

Le frodi denunciate infatti arrivano al 3% dei sinistri, ma le compagnie continuano a spalmare sulle tariffe anche i costi delle frodi “fantasma”.

Le riforme che chiede l’Antitrust

Affinché i benefici del risarcimento diretto arrivino anche agli assicurati, l’Antitrust suggerisce degli interventi mirati.

  • Occorre prevedere, nella stanza di compensazione che regola il dare e l’avere tra le compagnie dei livelli di rimborso forfetario decrescenti, anziché fissi, obbligando così le compagnie a controllare le riparazioni per contenere i costi dei risarcimenti. Oggi forti di un rimborso fisso, spesso più alto di quanto indennizzano all’assicurato, le imprese tendono a pagare senza controllare;
  • E’ auspicabile incentivare la clausola del risarcimento in forma specifica riconoscendo ai clienti forti sconti in polizza;
  • E’ utile far eseguire l’ispezione del danno anche da parte della compagnia del responsabile. Ora non avviene quasi mai.

Fonte: Consumatori, E-R Il Portale della Regione Emilia Romagna (Articolo originale)

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2 Comments

  1. Bruno Rossi said:

    ….. solo per precisare che questo mio articolo è stato pubblicato su “IL SALVAGENTE” in edicola questa settimana e ripreso dal portale “ER” della regione Emilia Romagna che , però, non ha citato né l’autore, né la fonte.

    Cordialmente

    Bruno Rossi

    • Luciano Villalta said:

      Buongiorno dott. Rossi,

      prendiamo atto della giusta precisazione; modificheremo l’articolo in modo da citarla come autore.

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