Relazione annuale ANIA, sfide e opportunità per un’industria assicurativa al servizio del Paese

Assemblea annuale ANIA 2016 - Relazione Maria Bianca Farina IMC

Assemblea annuale ANIA 2016 - Relazione Maria Bianca Farina IMC

Dopo aver tracciato un quadro delle principali tendenze dell’industria assicurativa ed analizzato il mercato italiano, con i risultati e i trend del 2015, l’ultima parte della prima relazione annuale ANIA della presidenza di Maria Bianca Farina è stata incentrata sulle sfide ed opportunità per l’industria assicurativa, che può offrire al Paese “un contributo decisivo” soprattutto nelle aree del welfare, della protezione dei beni e del finanziamento dell’economia reale.

Il sistema di welfare

Previdenza

Nonostante il trend di crescita negli ultimi anni, le forme pensionistiche complementari – si legge nella relazione annuale ANIA – non hanno ancora fatto registrare quel grado di diffusione e di sviluppo necessario per fare in modo che il sistema pensionistico italiano, nel suo complesso, possa garantire un adeguato tenore di vita ai futuri pensionati. Secondo i più recenti dati della COVIP, alla fine del 2015 le forme pensionistiche complementari contavano oltre 7,2 milioni di iscritti, il 12,1% in più rispetto all’anno precedente.

La quota di adesione alla previdenza integrativa, considerando solo coloro che hanno versato contributi nell’anno, era però pari al 24,2%
del bacino dei potenziali iscritti (31% per i lavoratori dipendenti del settore privato, 19% per i lavoratori autonomi e 5,2% per i dipendenti del settore pubblico). Particolarmente basso – evidenzia ANIA – risulta il tasso di adesione dei lavoratori giovani, quelli che più avrebbero bisogno di integrare il reddito pensionistico.

Alla base di uno sviluppo ancora contenuto della previdenza complementare, sottolinea l’Associazione delle imprese assicurative vi sono molteplici motivazioni, “tra cui la non adeguata consapevolezza dei radicali cambiamenti socio-economici in atto e la scarsa conoscenza del sistema previdenziale in generale e della propria posizione pensionistica in particolare”, la scarsità di risorse destinabili alla previdenza complementare e la disciplina fiscale vigente per le forme pensionistiche complementari “che di recente ha visto di fatto raddoppiata l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui rendimenti”.

Le imprese di assicurazione “sono da tempo operatori primari nella previdenza complementare, sia come gestori delle risorse dei fondi pensione negoziali sia come promotori di fondi pensione aperti e di piani individuali di previdenza”. Il rafforzamento del ruolo delle imprese nella previdenza integrativa richiede quindi “costante attenzione alla qualità dei prodotti e all’efficienza della gestione”.

“In un quadro normativo e fiscale adeguato”, evidenzia la relazione annuale, si possono aprire spazi per interventi innovativi volti a meglio cogliere le nuove esigenze di welfare integrato dei cittadini; “un esempio nuovo potrebbe essere l’utilizzo dei fondi accumulati per favorire un anticipo del godimento della pensione, attraverso la conversione del montante previdenziale in una rendita temporanea per gli anni mancanti al pensionamento”.

Esentare da tassazione i rendimenti finanziari nella fase di accumulo, come da anni avviene nella maggioranza dei Paesi europei, o aggiornare il limite di deducibilità fiscale dei contributi, risalente a circa vent’anni fa – indicizzandolo e ampliandolo nel caso in cui i contributi siano versati per altri familiari – favorirebbe poi “il trasferimento intergenerazionale e la finalizzazione in funzione previdenziale del risparmio detenuto dalle famiglie”.

Sanità e Assistenza

Anche nel campo della sanità e dell’assistenza l’assicurazione può svolgere un ruolo determinante nel garantire la sostenibilità del sistema nel lungo termine. Il peso della spesa sanitaria pubblica italiana rispetto al PIL è grosso modo in linea con quello degli altri maggiori Paesi europei, “ma è di tutta evidenza che una sua crescita significativa non sarebbe sostenibile”, soprattutto perché – sottolinea ANIA – già oggi alcune criticità caratterizzano il nostro sistema sanitario.

“Conseguenze tangibili di questa difficoltà” sono il fenomeno delle liste di attesa e il fatto che gran parte della spesa sanitaria privata è di tipo out-of-pocket, ossia sostenuta direttamente dai cittadini. E anche nell’area dell’assistenza agli anziani non autosufficienti (Long-Term Care) servono riforme per rendere più efficiente e sostenibile il sistema.

Le trasformazioni sociali e demografiche in atto, spiega ANIA, “rendono indispensabile un nuovo sistema di health management più organizzato per le cure di lungo termine, che consenta alle persone, grazie all’innovazione tecnologica, di rimanere il più possibile presso la propria abitazione”.

Sul terreno della sanità e dell’assistenza, l’Associazione è convinta della necessità di promuovere nel nostro Paese “un framework analogo a quello della previdenza”, con il ruolo centrale attribuito alle prestazioni pubbliche e un ruolo complementare affidato agli operatori privati, in linea con scelte già compiute in altri Paesi europei.

Andrebbe quindi definito un sistema “che integri operatori pubblici e privati, in un quadro unitario di regole a tutela degli assistiti, utilizzando lo strumento della compartecipazione alla spesa e quello della fiscalità per garantire equità e finalizzazione delle risorse a vantaggio della protezione delle famiglie”. E ANIA rimarca inoltre l’importanza del ruolo che, per questi bisogni, può essere svolto dal welfare aziendale “che, pertanto, deve essere incentivato nella contrattazione bilaterale”.

Nell’ambito della sanità, la relazione annuale menziona anche il tema della responsabilità civile delle strutture e degli operatori sanitari. L’aumento del numero delle denunce per malpractice medica ha riguardato, negli ultimi decenni, molti Paesi sviluppati. Anche in Italia si tratta di un fenomeno importante e complesso che coinvolge professionisti, strutture sanitarie, compagnie assicurative e cittadini. La sostenibilità del sistema “richiede la ricerca di un equilibrio complessivo che tenga conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti”.

Secondo ANIA, il disegno di legge di riforma della Rc medica, attualmente all’esame del Senato, “va nella giusta direzione”. Le misure riguardanti la prevenzione e la gestione del rischio, la ridefinizione della responsabilità degli esercenti la professione sanitaria, nonché l’obbligo di assicurazione per le strutture sanitarie e i relativi operatori, “mirano infatti a riequilibrare il sistema riducendo i costi e salvaguardando i diritti dei cittadini”. L’Associazione ritiene tuttavia necessari alcuni correttivi al testo attuale, ad esempio negli ambiti riguardanti l’azione diretta del danneggiato ed il regime di autoassicurazione per le strutture sanitarie.

Protezione dei beni di famiglie e imprese

L’Italia, evidenzia la relazione annuale ANIA, “sconta ancora oggi un ritardo significativo, rispetto ai maggiori Paesi avanzati, in termini di diffusione delle coperture assicurative per i rischi della persona e dei beni”.

La protezione della casa e delle imprese

Secondo una indagine dell’Associazione, solo il 45% delle abitazioni civili italiane è assicurato per i danni alla proprietà, sia attraverso polizze sottoscritte individualmente sia tramite quelle del condominio. In Paesi come Germania, Regno Unito e Francia la percentuale di abitazioni assicurate è doppia e, dunque, le famiglie sono molto più protette dagli imprevisti che possono colpire i propri beni.

Una situazione analoga si registra nel settore delle imprese, dove soprattutto quelle di minore dimensione rivelano una ridotta propensione a tutelarsi contro i rischi tramite una polizza assicurativa. Il 15% delle PMI italiane non risulta coperto neanche dal rischio incendio. Le percentuali di PMI assicurate si riducono notevolmente se si considerano le polizze a copertura di rischi più specifici, come i danni indiretti (meno del 5%).

Secondo le stime di un importante operatore internazionale, le famiglie e le imprese italiane hanno inoltre un deficit di protezione del valore delle proprietà tre volte superiore agli altri Paesi avanzati.

Colmare questo ampio ritardo, secondo ANIA, “è una priorità poiché renderebbe il Paese più stabile, meno vulnerabile nei confronti di shock esterni”. Famiglie e imprese avrebbero i mezzi per ripartire dopo aver subito un danno importante o potrebbero impiegare in maniera più efficiente gli eventuali risparmi disponibili, spesso mantenuti liquidi per far fronte a rischi futuri.

Le calamità naturali

Numerose analisi condotte a livello internazionale evidenziano come negli ultimi anni, su scala mondiale, il numero dei disastri naturali sia aumentato e sia cresciuto il relativo impatto economico a causa della loro maggiore intensità distruttiva. Dal 1980 ad oggi, a livello mondiale, l’ammontare medio dei danni da calamità naturali, calcolato su un arco temporale decennale, è passato da circa 50 a più di 200 miliardi di dollari. In parallelo, il valore dei danni assicurati è cresciuto da 10 a 60 miliardi di dollari.

Il territorio italiano, ricorda ANIA, presenta al suo interno zone che mostrano un’alta esposizione ai disastri naturali di larga scala. Da recenti indagini risulta, ad esempio, che il 45% della popolazione e il 50% delle imprese vive e opera in zone a elevato rischio di alluvione; due terzi dei comuni si trova in zone a rischio terremoto e un’analoga percentuale di fabbricati è costruita senza criteri antisismici.

Il sistema di copertura dei danni catastrofali adottato in Italia ha fatto sì che fosse sostanzialmente il settore pubblico a coprire i grandi danni avvenuti nel Paese, danni che ammontano ogni anno, in media, a circa tre miliardi di euro. Questa situazione, si legge nella relazione annuale, ha determinato uno sviluppo a tutt’oggi contenuto del mercato privato. In particolare, mentre risultano abbastanza diffuse le coperture contro alcuni grandi rischi per le aziende, è molto contenuta – anche se in crescita – la diffusione delle coperture per le famiglie.

La riforma del sistema “risulta un’assoluta necessità proprio per renderlo più moderno, più equo e più efficiente”. L’adozione di un modello misto, pubblico-privato, “comporterebbe benefici di portata generale: maggiore certezza, rapidità e trasparenza nei risarcimenti, un minore onere per le finanze pubbliche, un’attenzione maggiore per le misure di prevenzione del rischio”.

Sarà una priorità delle imprese e quindi dell’ANIA contribuire al disegno e alla realizzazione di un modello sostenibile pubblico-privato per la gestione del rischio catastrofale che metta anche il nostro Paese in sicurezza “e si faccia carico degli ormai indilazionabili interventi di prevenzione”.

La responsabilità civile auto

Le cifre dell’Rc Auto attestano “il rilievo economico e sociale” che la copertura assume nel nostro Paese: più di 40 milioni di veicoli assicurati, quasi 2,4 milioni di sinistri e oltre 10 miliardi di euro di risarcimenti. Negli ultimi anni è diminuita la frequenza dei sinistri e gli italiani hanno speso nel 2015 tre miliardi e mezzo in meno rispetto al 2012. Il prezzo della polizza, pari a 439 euro nell’ultimo trimestre del 2015, è in termini unitari diminuito di quasi il 20% rispetto a tre anni prima.

Il divario delle polizze italiane rispetto alla media dei principali paesi europei – segnala ANIA, ricordando quanto già evidenziato già evidenziato dal presidente dell’IVASS, Salvatore Rossi – si è fortemente ridotto. Secondo le stime di una primaria società di consulenza internazionale, il divario è sceso da 213 Euro nella media del periodo 2008-2012 a 138 Euro nel 2015; e la differenza si è ulteriormente assottigliata nella prima parte del 2016.

Una quota significativa della riduzione dei prezzi italiani – evidenzia la relaziona annuale – è attribuibile all’approvazione della norma che condiziona la risarcibilità delle lesioni lievi all’accertamento strumentale. Il divario che separa il premio medio italiano da quello europeo è dovuto soprattutto al costo medio dei sinistri e alle aliquote fiscali sui premi, ancora nettamente superiori rispetto ai Paesi esteri.

Per garantire nel medio-lungo periodo equilibrio economico e prezzi sostenibili, secondo ANIA occorre incidere sul costo complessivo dei sinistri, allineandolo ai livelli europei. L’Associaizone ritiene che molto possa essere fatto su questo fronte “attraverso una più efficace lotta alle frodi, il contrasto al fenomeno dell’evasione assicurativa, la maggiore uniformità ed equità di indennizzo dei danni fisici, la capillare diffusione della cultura della sicurezza stradale”.

Sul fronte della lotta alle frodi, un contributo importante potrà venire, nella fase liquidativa, dal nuovo Archivio Integrato, avviato recentemente da IVASS, che unisce le diverse banche dati esistenti. Ulteriori risultati potrebbero essere raggiunti con un più stretto coordinamento con le Forze dell’ordine. Anche la dematerializzazione di contrassegno e attestato di rischio consente il contrasto alla non assicurazione. Secondo le prime stime dell’Associazione, basate su dati delle Forze dell’ordine, il numero di veicoli circolanti senza assicurazione sarebbe diminuito in misura significativa nel 2015 e la tendenza si sarebbe ulteriormente rafforzata nel primo quadrimestre dell’anno in corso.

Per ANIA è tuttavia altrettanto importante che le nostre imprese proseguano nel miglioramento del servizio “tramite le opportunità offerte dall’innovazione”. La tecnologia e l’utilizzo delle scatole nere stanno comportando importanti vantaggi economici per i consumatori. Questo ha permesso agli assicurati virtuosi di fruire di sconti significativi, ancor più nel Mezzogiorno dove, in alcune aree, quasi la metà dei nuovi contratti prevede l’uso della scatola nera.

Il risparmio e il finanziamento dell’economia reale

Le attuali condizioni di tassi interesse molto bassi non favoriscono il risparmio, comportando la necessità, da parte delle imprese assicuratrici, di politiche commerciali e di investimento molto diverse da quelle del passato. Ania ritiene quindi come sia urgente una profonda riflessione sull’opportunità di ripensare il modello tradizionale dell’offerta di risparmio assicurativo, tenuto anche conto del nuovo regime di vigilanza che ha accresciuto i requisiti patrimoniali per gli impegni garantiti nel lungo termine.

Alla luce dell’attuale scenario finanziario, l’Associazione delle imprese assicurative sta valutando “le migliori soluzioni di revisione e ammodernamento” dell’offerta di polizze vita tradizionali. Spetterà all’IVASS, con cui ANIA ha avviato un confronto, adeguare l’impianto regolamentare.

Il contributo dell’assicurazione, in questa fase congiunturale, “assume particolare significato sul fronte finanziario”. Il nostro Paese – sottolinea la relazione annuale – “soffre di un ritardo cronico nello sviluppo di infrastrutture moderne ed efficienti, mentre il sistema produttivo, in larga parte basato sulle imprese di dimensioni medio-piccole, risente della mancanza di fonti di finanziamento più diversificate e proiettate su orizzonti temporali di lungo termine”.

Le imprese assicuratrici dispongono di una capacità di investimento considerevole, al momento orientata in prevalenza verso attività finanziarie a reddito fisso, in particolare titoli di Stato. L’attuale scenario finanziario, caratterizzato da tassi estremamente contenuti, induce però a una maggiore diversificazione dell’asset allocation, mentre nuove opportunità di intervento sono consentite anche da recenti modifiche normative.

Per ANIA vi sono dunque le condizioni perché l’industria assicurativa (su logiche di investimento di lungo periodo) possa orientare un flusso crescente di fondi verso il finanziamento di opere infrastrutturali o di PMI, “sempre nel rispetto, beninteso, dei principi di sicurezza e diversificazione”. In questo modo “si verrebbe a creare un più diretto nesso fra risparmio delle famiglie e finanziamento dell’economia reale, un passo indispensabile per consentire al Paese di recuperare competitività”.

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