Relazione annuale IVASS, Rossi: “Non dobbiamo farci sorprendere dalla modernità”

Salvatore Rossi (9) Imc

Salvatore Rossi (9) Imc

Qual è il compito di regolatori e supervisori di fronte all’avvento ed al continuo sviluppo delle tecnologie digitali in ambito assicurativo? “Non certo quello di opporci alla modernità in nome della difesa di un piccolo mondo antico fatto di certezze e di rigidità dei ruoli. Sarebbe suicida oltre che sciocco. Ma non possiamo non porci il problema della protezione degli assicurati: dobbiamo tutelarli da condotte sleali di chi li assicura o da marginalizzazioni dovute al digital divide. L’innovazione va bene purché sia buona, eticamente corretta e rispettosa dell’interesse generale”.

Hanno inizio così, con una disamina sulle tecnologie digitali applicate al settore assicurativo, le considerazioni del presidente dell’IVASS Salvatore Rossi (nella foto) in occasione della presentazione della Relazione annuale dell’Istituto, svoltasi lo scorso 27 giugno a Roma.

Com’è possibile però mantenere un adeguato livello di tutela del mercato e dei consumatori, garantire un equo trattamento regolamentare di vecchi e nuovi operatori, evitando arbitraggi normativi ma senza frenare l’innovazione? Al momento, ha spiegato Rossi, è più facile per le autorità assicurative parlare d’innovazione con soggetti già affermati che non con quelli che si affacciano ora sul mercato e possono avere difficoltà nella comprensione delle norme o nell’attivazione di adeguati presidi di rispetto delle regole e tutela.

“Il nostro e il loro sono linguaggi a volte difficili da riconciliare – ha specificato il presidente IVASS –. Stiamo ragionando sul nostro attuale atteggiamento regolatorio, per assicurarci che esso sia equilibrato, né conservatore né incline a fughe in avanti. Per farlo è necessario saperne e capirne di più. Dobbiamo dialogare con il mercato e innalzare la qualità delle regole e dell’azione di vigilanza. Noi stessi dobbiamo usare tecnologie innovative nell’attività di regolamentazione e di supervisione, ancor più di quanto già non facciamo”.

Una menzione speciale ha poi riguardato il cyber risk, ovvero il rischio connesso agli attacchi informatici. Il sistema finanziario risulta essere un obiettivo privilegiato (per motivi di profitto o per disturbarne il corretto funzionamento con un’ampia superficie aggredibile proprio per l’uso intensivo di tecnologie informatiche. L’attenzione dell’IVASS su questo fronte è alta “e molte sono le attività che, anche congiuntamente con la Banca d’Italia, si stanno ponendo in essere per rafforzare la sicurezza informatica del sistema finanziario”. Tra queste l’indagine svolta presso agenti e broker, indagine che sarà rinnovata nel corso del 2019.

Parlando delle regole internazionali, Rossi ha dapprima affrontato il capitolo relativo a Solvency II, che quest’anno sarà interessato dalle prime misure di revisione. Il presidente IVASS ha evidenziato come le compagnie italiane non abbiano fatto alcun uso delle misure transitorie utili ad innalzare il coefficiente di solvibilità: se a fine 2016 le compagnie di alcuni Paesi (Germania, Regno Unito, Danimarca e Spagna) ne hanno fatto largo uso, infatti, alzando il coefficiente anche di 113 punti percentuali, in Italia l’innalzamento è stato di soli dieci punti – dal 208% al 218% – per effetto del solo aggiustamento di volatilità. Una disparità che si è ripetuta anche a fine 2017, quando le compagnie italiane hanno segnato un coefficiente di solvibilità di 241 (ancora con un aggiustamento di volatilità pari a dieci p.p.). L’IVASS ad ogni modo manterrà uno stretto monitoraggio sulla solvibilità delle singole compagnie, anche in virtù dell’allargamento dello spread tra i titoli pubblici decennali italiani (molto presenti nei portafogli delle imprese domestiche) e quelli tedeschi.

Il presidente IVASS ha poi iniziato a trattare l’argomento IDD, la direttiva europea sulla distribuzione assicurativa, nella quale vengono ridisegnate le modalità di creazione e distribuzione dei prodotti assicurativi, per soddisfare meglio le esigenze di informazione e di tutela degli assicurati, rendendo al tempo stesso più robusto ed efficiente il mercato. “La IDD richiede un cambio radicale di forma mentis – ha evidenziato Rossi –. Essa lascia il preesistente quadro normativo immutato nelle sue linee principali, ma delinea gli strumenti (ad esempio, la Product Oversight Governance, POG) per garantire un’adesione profonda degli operatori al principio di adeguatezza e di correttezza nelle condotte di mercato”.

Il passaggio successivo delle considerazioni del presidente IVASS ha riguardato l’analisi dell’andamento del mercato assicurativo italiano nel corso del 2017. L’anno si è concluso con una raccolta premi di 132 miliardi di Euro, in calo del 2,5% rispetto al 2016. La flessione si è concentrata nel comparto Vita (-3,6%), che peraltro rappresenta circa tre quarti dei volumi complessivi. Le motivazioni di questa flessione, secondo Rossi, sono da ricondurre principalmente ai bassi rendimenti offribili sulle polizze Vita tradizionali (ramo I) “che ne riducono l’appetibilità per i clienti e che infatti hanno fatto raccogliere premi per soli 63 miliardi, in discesa di 10 miliardi rispetto al risultato, già deludente, del 2016”.

La perdita è stata limitata dalla contestuale crescita delle polizze unit-linked, quelle di ramo III, che pongono in tutto o in parte il rischio finanziario in capo al sottoscrittore. Lo spostamento del mercato a favore di prodotti potenzialmente più redditizi ma anche più rischiosi per il consumatore è stato osservato in tutta Europa, ha sottolineato Rossi.

L’indebolimento dei tradizionali prodotti vita di ramo I, che da sempre sono la forma di risparmio più sicura per le famiglie, a favore di prodotti più finanziari, è uno dei fattori che l’IVASS ha considerato quando, nella seconda metà del 2017 e dopo un’ampia consultazione del mercato, ha cambiato la regolamentazione in materia di “gestioni separate”, quelle a cui sono collegate le tradizionali polizze vita rivalutabili.

Le nuove norme regolamentari, ha ricordato il presidente dell’IVASS, “affinano il calcolo del tasso medio di rendimento, eliminando nei nuovi contratti l’obbligo per le compagnie di retrocedere subito agli assicurati eventuali plusvalenze da vendita di attività; consentendo invece di accantonarle in un “fondo utili” e darle agli assicurati entro otto anni”. Una misura “che accresce la stabilità nel tempo del rendimento delle polizze, non togliendo agli assicurati un centesimo ma semplicemente spalmando le plusvalenze su più anni, così compensando le annate magre”.

Il settore Danni ha invece registrato un incremento dei premi dell’1,1%, interrompendo il ciclo negativo iniziato nel 2012 e sebbene il comparto Rc auto registri ancora un andamento in flessione. La causa principale della prolungata diminuzione dei volumi RCA è sempre legata “alla riduzione dei premi unitari dovuta a quella della sinistrosità, sia per effetto della recessione, ormai peraltro da tempo terminata, sia per successi nella lotta alle frodi”.

Nel quinquennio 2013-17, ha evidenziato Rossi, il premio medio è sceso di quasi un quarto, oltre 100 Euro. E sono diminuite in modo significativo anche le disparità di prezzo sul territorio: il differenziale Napoli-Aosta, ad esempio, si è più che dimezzato, passando dagli oltre 400 Euro del 2012 a meno di 200 nel 2017.

Alla discesa dei prezzi ha contribuito in particolare la diffusione della “scatola nera”, montata sugli autoveicoli degli assicurati che la chiedono. Per le compagnie, ha rilevato Rossi, “è un modo per controllare i sinistri e gli stili di guida, con l’effetto secondario ma importante di indurle ad ammodernare i loro sistemi informatici; gli assicurati ne ricavano appunto uno sconto sul premio da pagare”. Nel periodo 2013-2017 le polizze con scatola nera sono passate dal 10% a oltre il 20% del totale (con punte anche nel 60% nel Sud del Paese). Una spinta aggiuntiva, secondo Rossi, potrà venire dalla legge sulla concorrenza del luglio dello scorso anno, che promuove tra l’altro un’ulteriore diffusione della scatola nera e un rafforzamento della lotta alle frodi.

I rami Danni non Auto hanno mostrato segnali di vitalità, in particolare quelli dei segmenti “Salute” (infortuni e malattie) e “Proprietà” (incendio, altri danni ai beni e perdite pecuniarie). Questi due comparti rappresentano oggi più di un terzo del mercato Danni e negli ultimi dieci anni hanno sostanzialmente assorbito le quote perse dal segmento Auto. Rossi ha tuttavia ammonito come rimanga però alta nel confronto internazionale la sottoassicurazione per le polizze dei rami Danni: basta pensare alle catastrofi naturali o alle malattie. L’innovazione tecnologica e l’aumento dell’offerta di queste coperture potrebbero aumentare il tasso di assicurazione contro questi rischi.

Nell’affrontare la fase successiva delle sue considerazioni, quella relativa alla vigilanza, dopo un’analisi sui temi della solvibilità e sul governo dell’impresa e gestione dei rischi, il presidente IVASS ha affrontato la questione relativa ai rapporti con la clientela. In primo luogo è tornato sulla direttiva IDD, che arricchisce e complica allo stesso tempo la vigilanza. Rossi ha citato l’ambito dei prodotti assicurativi di investimento (IBIP, Insurance Based Investment Products), in cui la ripartizione delle funzioni fra IVASS e CONSOB non scaturisce immediatamente dalle norme europee.

In secondo luogo il presidente IVASS ha ricordato le iniziative volte al mantenimento della correttezza dei rapporti fra compagnie e loro intermediari, da un lato, e clienti, dall’altro. Le iniziative più importanti, anche nel corso del 2017, hanno riguardato le polizze Vita “dormienti” (le attività dell’Istituto hanno “risvegliato” quasi 190.000 polizze, dando luogo a pagamenti, già effettuati o in corso, per oltre 3,5 miliardi di Euro), le nuove linee guida per la redazione “semplice e chiara” dei contratti assicurativi, le polizze “decorrelate”, problema che l’IVASS sta affrontando assieme all’Antitrust e che riguarda i contratti venduti da intermediari finanziari a destinatari di prestiti personali “ma senza alcuna connessione con il finanziamento e spesso senza che gli acquirenti se ne rendano conto”.

Infine, l’abusivismo. “Internet è piena di siti fantasma – ha evidenziato Rossi – che fanno phishing assicurativo, soprattutto nella Rc auto, ingannando i consumatori e distorcendo il mercato. I profili di illiceità sono vari e vanno da reati gravi come la truffa e il furto di identità all’esercizio abusivo della professione assicurativa. Siamo continuamente a caccia di questi siti. Ogni volta – ed è successo oltre cento volte in tre anni! (cerchiamo anche noi di segnalarli con puntualità, ma non è così semplice, ndIMC) – che ne scoviamo uno, magari segnalato da un reclamo, avvertiamo l’Autorità Giudiziaria e ci adoperiamo per farlo mettere offline il più presto possibile, facendolo anche sparire dai motori di ricerca; ci riesce in sette casi su dieci”.

“È una fatica improba – ha rilevato il presidente IVASS –. Molti siti oscurati ricompaiono poco dopo sotto altro nome, facendo pensare a poche centrali criminali. Solo le Autorità inquirenti, alle quali continueremo a fornire segnalazioni e ogni possibile supporto, possono sradicare questa malapianta”.

Rossi si è quindi soffermato sull’introduzione dell’“arbitro assicurativo”. Col recepimento della IDD è stato infatti introdotto un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie anche in ambito assicurativo, come già avviene nel settore bancario ed in quello finanziario, dove ABF e ACF – incardinati rispettivamente presso la Banca d’Italia e la CONSOB – stanno dando buona prova.

L’arbitro assicurativo sarà istituito presso l’IVASS. “Quando non si pongono problemi di stima del danno – ha anticipato Rossi – offrirà ad assicurati, compagnie e intermediari un’alternativa rapida ed economica al ricorso a un giudice, con l’effetto non secondario di deflazionare il contenzioso: ce ne aspettiamo tra l’altro un abbassamento dei premi richiesti agli assicurati”.

La legge di recepimento della IDD è intervenuta anche sulla materia delle sanzioni amministrative (sistema ritenuto obsoleto dall’Istituto, nonché meritevole di revisione) innanzitutto disciplinando quelle relative alla distribuzione dei prodotti assicurativi, ma poi ridisegnando, anche su stimolo della stessa IVASS, l’intero sistema. Il recepimento della IDD, ha inoltre ricordato Rossi, segna anche la nascita dell’organismo – che andrà a superare il RUI – per la tenuta dell’albo dei 226.000 intermediari assicurativi (agenti, broker e loro collaboratori).

Per il triennio 2018-2020, infine, l’Istituto ha lanciato il secondo esercizio di pianificazione strategica, attraverso il quale s’impegna a raggiungere “una serie di traguardi il cui fine ultimo è ovviamente quello di svolgere meglio la propria missione istituzionale”.

“Soprattutto, vorremmo non essere colti di sorpresa dal nuovo, che può cambiare in profondità mercati, tecnologie, regole internazionali – ha concluso Rossi –. Già stiamo osservando come cambino le abitudini di acquisto e le esigenze dei consumatori, come tendano a confondersi le linee di confine fra mestieri e prodotti, come l’offerta assicurativa si sposti da risarcimenti/indennizzi verso servizi. I temi sul tappeto spaziano dall’utilizzo della gran mole di dati generati dall’interazione con i consumatori al bilanciamento tra personalizzazione dei rischi e mutualità, solo per citarne alcuni. Siamo intenzionati a partecipare in prima fila a questo dibattito, a promuoverlo quando è possibile. Vogliamo contribuire all’evoluzione non solo normativa ma anche culturale, internazionale e nazionale. Credo che sia, soprattutto nella fase che viviamo, nostro dovere”.

Intermedia Channel


Tavole in appendice alla Relazione sull’attività svolta dall’IVASS nel 2017

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