Responsabilità civile, onere probatorio nel danno cagionato da cose in custodia

Cassazione - Esterno (2) Imc

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(a cura della Redazione PlusPlus24 Diritto – Quotidiano del Diritto)

Allorquando non si realizzi il totale trasferimento all’appaltatore del potere di fatto sull’immobile non viene meno per il concedente la detenzione del bene e il conseguente dovere di vigilanza e custodia e conseguentemente la responsabilità nei confronti dei terzi danneggiati da sinistri come nella specie verificatisi all’interno del bene in concessione.

Accertata l’esistenza di un nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno è onere del custode – per sottrarsi alla responsabilità di cui all’articolo 2051 c.c. – provare la colpa esclusiva o concorrente del danneggiato (che può desumersi anche dalla agevole evitabilità del pericolo), mentre deve escludersi che la vittima, una volta provato il nesso di causa, per ottenere la condanna del custode debba anche provare la pericolosità della cosa.

  • Responsabilità civile – Amministrazione pubblica – Opere pubbliche – Sinistro stradale – Danno cagionato da grata o caditoia d’acqua su pubblica via – Responsabilità ex articolo 2051 c.c. – Configurabilità – Ripartizione degli oneri probatori (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 9 giugno 2016 n. 11802)

In tema di sinistro stradale, il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta, mentre circolava sulla pubblica via alla guida del proprio ciclomotore, a causa di una grata o caditoia d’acqua, è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, non anche dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo, in ragione dell’inversione dell’onere probatorio che caratterizza la responsabilità ex articolo 2051 c.c., la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale presentasse, per l’utente, una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la prevedibilità e visibilità della grata o caditoia.

  • Responsabilità civile – Cose in custodia – Presunzione di colpa – Responsabilità del custode ex articolo 2051 c.c. – Danno non scaturito da intrinseco dinamismo della cosa – Contenuto dell’onere probatorio a carico del danneggiato – Esistenza di una situazione di obiettiva pericolosità (Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 20 ottobre 2015 n. 21212)

In tema di responsabilità per danni da cose in custodia, qualora il danno non derivi da un dinamismo interno della “res”, in relazione alla sua struttura o funzionamento, ma presupponga un intervento umano che si unisca al modo d’essere della cosa inerte, il danneggiato può provare il nesso causale tra evento dannoso e bene in custodia unicamente dimostrando l’obiettiva situazione di pericolosità dello stato dei luoghi, tale da rendere probabile, se non inevitabile, il danno stesso. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha rigettato la domanda risarcitoria per danni da caduta da un motociclo, che il conducente pretendeva di porre in rapporto di causalità con l’assenza di illuminazione in un tratto della galleria percorsa, sebbene la possibilità di una temporanea avaria dell’illuminazione risultasse segnalata su apposito cartello collocato all’ingresso della galleria).

La responsabilità dell’ente proprietario della strada pubblica per danni derivanti dalle condizioni della stessa va ricondotta nell’alveo dell’articolo 2051 c.c., quale responsabilità oggettiva conseguente alla custodia, da accertarsi in concreto sulla base delle caratteristiche del bene in rapporto alla possibilità di controllo, salvo l’interruzione del nesso di causa per effetto del fortuito da provarsi da parte del custode. Grava sul danneggiato l’onere di provare che il danno si è verificato in conseguenza della particolare condizione del bene in custodia (nella fattispecie, il manto stradale). Grava invece sul custode (nella fattispecie, la pubblica amministrazione) l’onere di provare che il danno è stato invece cagionato dalla condotta imprudente del danneggiato, elemento equiparabile al caso fortuito e, pertanto, idoneo ad interrompere il nesso di causalità.

  • Condominio – Esecuzione di lavori – Caduta sul pianerottolo condominiale – Risarcimento danni – Presupposti – Onere della prova – Caso fortuito – Insanabile incapacità del singolo condomino a testimoniare nelle cause relative al condominio – Interesse rilevante ex articolo 246 cpc- Criteri – Responsabilità da cose in custodia – Articolo 2051 c.c. – Nesso di causalità (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 agosto 2015 n. 17199)

In tema di danno da cose in custodia, non è dispensato il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa e il danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa.

Quando sia applicabile l’articolo 2051 c.c., il danneggiato ha il solo onere di provare l’esistenza di un valido nesso causale tra la cosa ed il danno, mentre il custode ha l’onere di provare che il danno non è stato causato dalla cosa, ma dal caso fortuito, cioè dall’evento imprevedibile, il fatto del terzo, il fatto dello stesso danneggiato.

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